domenica, 10 novembre, 2019
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FTA (FESTIVAL TRANS AMÉRIQUE) ET FESTIVAL D'AVIGNON. -di Maria Pia Tolu

"Architecture alla Cour de Palais des Papes", regia Pascal Lambert.  Foto Christophe Raynaud De Lage / Festival d'Avignon "Architecture alla Cour de Palais des Papes", regia Pascal Lambert. Foto Christophe Raynaud De Lage / Festival d'Avignon

FTA (Festival Trans Amérique) et Festival d'Avignon

I due Festival, il Festival TransAmérique che si è svolto a Montréal e il Festival d'Avignon in Francia hanno in comune molti elementi.
Il teatro, da una parte all'altra del pianeta, sembra far risuonare attraverso gli spettacoli programmati da Martin Faucher (FTA Montréal) e da Olivier Py (Avignon, Francia) un campanello d'allarme che si somiglia. Da parte canadese la necessità di ''sortir de soi'', di aprirsi a culture differenti già presenti in campo e di dare voce a quelle che vengono da fuori, con la preoccupazione (dice Martin Faucher) di una selezione di pièces impegnate si, ma con un occhio alla ''bellezza''. Da parte francese Olivier Py ha lanciato il suo Festival a Avignon con l'ambizione di seguire la falsariga dell'Odissea di Omero, mettendo in luce la questione dell'esilio, l'Europa con la sua storia e come logica conseguenza l'incontro con l'''altro'' e il problema dell'immigrazione che tanto somigliano al ''sortir de soi'' preconizzato da Martin Faucher al FTA, dall'altra parte dell'Oceano. Si direbbe la stessa voglia di nutrirsi e del presente e del passato, facendone materiale delle proprie creazioni, fermo restando che in Europa il rapporto con la storia appare piû tormentato.

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Al Festival d'Avignon che è alla 73 edizione apre le danze Pascal Rambert con Architecture alla Cour de Palais des Papes. Una scenografia minimalista e biancheggiante fa da sfondo a storie che si dipanano nella Vienna del 1911, in un'Europa ''complicata''. Gruppo di famiglia dove domina un patriarca (architetto) con rapporti tempestosi con i figli: tutti intellettuali con professioni prestigiose che si scambiano opinioni e pensieri sullo sfondo dell'inizio della prima guerra mondiale.
Queste vicende private s'intrecciano agli avvenimenti politici sia in monologhi, sia in dialoghi nei quali eccelle con vero carisma: quello fra il Padre (Jacques Weber) e il Figlio (Stanislas Nordey). Qui emergono, oltre al difficile rapporto padre-figlio omosessuale, anche quello di due generazioni a confronto. In Architecture è messo in ogni caso in evidenza il fallimento di ciascuno dei membri di questa famiglia: tutte gran teste pensanti che non hanno saputo analizzare e tanto meno prevedere la disfatta della guerra imminente e del destino di ciascuno, dei sogni mancati e del fallimento delle analisi intellettuali.
Una pièce, quella di Pascal Rambert che è stata molto discussa, ma che ha il pregio di mettere il dito sulla piaga, di parlare dei giorni nostri e degli interrogativi che ci poniamo o che ci dovremmo porre.

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Al Gymnase Aubanel, Le present qui déborde della brasiliana Christiane Jatay. Uno spettacolo che irradia energia, dove, con procedimento forse non molto nuovo, ma qui efficace, sono annullate le frontiere tra scena e pubblico per raccontare l'abolizione delle frontiere esistenti nel mondo. Attori che danzano qua e là fra il pubblico, a turno sotto l'occhio di bue, imitando il rumore della piogga. Sul palco filmati dove scorrono immagini del Libano, della Grecia, della Palestina, in cui i protagonisti, novelli Ulisse, non hanno più casa né patria: é il presente che li deborda e riempie tutto. Tutttavia in questa pièce aleggia un certo ottimismo, coinvolgendo lo spettatore in un'Odissea, dove, sembra dire la regista, Penelope non è poi tanto lontana.

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Sempre sulla scia di un certo Umanesimo, lo spettacolo Nous l'Europe, banquet de peuples di Laurent Gaudet, con regia di Roland Auzet: l'Europa antica - quella del vecchio mondo, sconvolta dalla rivoluzione industriale - e l'Unione europea - forse una bella utopia nata dopo le due guerre - sono i due poli. Raccontando scontri e entusiasmi, ma sulla base di una memoria comune, sulla scena attori di nazionalità diverse e un coro di persone di tutte le età. Uno spettacolo polifonico, dove sono presenti molte lingue, dove si propone la visione di un insieme che possa rilanciare una storia collettiva e pluralista.
Ed ecco Granma Tromones dello svizzero Stefan Kaegi in collaborazione con il collettivo Rimini Protokol. Uno spettacolo-documentario in cui dopo una serie di interviste di diverse generazioni a Cuba, sono stati scelti quattro attori non professionisti. Ognuno di essi ha un nonno o una nonna che hanno contributo alla rivoluzione; sotto i nostri occhi sfilano le varie fasi della storia di Cuba dal 1956 fino ad oggi. Video a supporto, questo spettacolo, passando in rassegna insuccessi, derive, speranze che anche in Europa bene o male conosciamo, ha un sicuro pregio: nell'oscilare continuo che appare nel rapporto tra nonni e nipoti, affiora, anche attraverso informazioni risapute o immagini non particolarmente nuove, un interrogarsi vero, autentico sul perché questi nonni -che hanno impiegato una giovinezza affinché potesse avverarsi il loro sogno, la rivoluzione - restino al margine del processo storico di Cuba. Dove ci si domanda quali errori siano stati cemmessi, come per esempio erigere una potente barriera politica. In un contesto di mutamenti, di transizione a Cuba, dove il capitalismo comincia ad arrivare, questa giovane generazione sembra chiedersi con disincanto, ma anche con passione, se con questi nonni é possibile percorrere idealmente un tragitto migliore. Ricordando non solo gli abbagli madornali, ma anche le conquiste, come quelle dei diritti sociali. E qui i padri, anzi i nonni, malgrado errori anche drammatici, qualche chiave per comprendere il presente pare proprio che l'abbiano data.

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Granma Trombones era presente anche al FTA (Festival Trans Amérique) a Montréal in maggio, dove lo sguardo si volge verso un altro orizzonte: il Canada. Come detto, anche gli spettacoli del FTA sono permeati dall'impegno unito alla ricerca artistica. Anche qui sembrano lasciare allo spettatore, a sipario chiuso, un sorriso forse turbato, ma anche speranzoso, malgrado le problematiche allarmanti che vengono affrontate.

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Ad aprire il Festival Trans Amérique é Wajdi Mouawad, d'origine québecoise e libanese, dal 2016 é Direttore del Théâtre de la Colline a Parigi. Il suo spettacolo é Tous des oiseaux, avventura polifonica dove gli attori si esprimono in francese, in inglese, in tedesco, in ebraico e in libanese. Sul palco campeggia la storia d'amore fra una ragazza araba e un ragazzo di origine israelita, travolti dalle burrasche di una guerra interminabile. Un affresco di grande potenza con un testo intelligente e poetico (soprattutto nella seconda parte) che sembra scritto insieme al suono che udiamo, alla luce che illumina la scena di fronte a noi, al corpo e alla voce degli attori. Dove la questione dell'identità puo' essere ancor più dolorosa con le consegueze dell' esilio e della guerra poiché non si sa più perché si parla la lingua che si parla o perché si porta il nome che si porta. Degli abissi si aprono, per esempio per Etan, la molteplicità delle lingue che è certamente una ricchezza, ma può anche essere un rischio perderla. Lo spettacolo ruota intorno al problema del pericolo della fissità dell'identità: identità che tuttavia prima di aprirsi all' ''altro'' deve riconoscere il prorio percorso compiuto.

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Altro spettacolo importante al FTA é Soifs Matériaux dell'autrice canadese Marie-Claire Blais con regia di Denis Marleau e Stéphanie Jasmin. Vasto affresco dove s'intrecciano i destini dei personaggi, in un'isola delle Antille durante una festa di tre giorni e tre notti, tutti assetati d'amore, d'assoluto, di giustizia. Tutti di origine sociale differente si amano, si lasciano e si rincontrano, condensando le speranze, le ingiustizie e le utopie dell'America. Un testo contempoaneo per una messa in scena altrettanto contemporanea. Sulla scena un dispositivo dove in alto sta una passerella che attraversa il palco in tutta la sua lunghezza: l'appartamento del protagonisti. Poi video che ci aiutano a ritrovarci atttraverso differenti luoghi che vengono evocati, che funzionano come sbocco metaforico ed estetico a sottolineare alcune frasi pronunciate dai personaggi. Alcune telecamere integrate alla scena captano in certi momenti gli attori sotto un altro angolo, offrendoci simultaneamente un secondo punto di vista dell'interprazione degli attori in scena. Le luci ben valorizzano l'interno molto luminoso della casa contrastando con l'esterno che resta nella penombra. Questa dimora sull'isola, lontana dal resto del mondo, rappresenta forse una sorta di riparo avvolgente che protegge dall'oscurità del mondo esterno.

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Altro spettacolo significativo del Festival FTA è l'originale performance This Time Will Be Different di Lara Kramer e Émilie Monet su un tema molto sentito in Canada: l'appartheid degli Amérindiens. Una cerimonia internazionale per celebrare la bellezza e la sopravvivenza. Una sorta di moto di rabbia contro il governo canadese che perpetua lo status quo nei confronti delle popolazioni autoctone. Affacciati alla balconata rettangolare della salla dello Studio Hidro-Québec, poi seduti su panche accostate alle pareti della stessa sala, assistiamo ai movimenti di una bambina amerindiana che strappa una ad una le 600 pagine del rapporto della "Commission de Vérité et Réconciliation du Canada". Della pittura rossa cola sulle pagine strappate, poi della colla, poi delle monete tintinnanti. Tutto su una distesa di carta argentata: sembra quasi un atto di offerta religiosa, deve le storie non nascono irrigidite nei libri ma dai gesti che si scambiano le persone riunite. Un argomento - quello del rapporto da ricostruire con gli Amerindiens sulla base di un riconoscimento autentico, non di facciata, degli errori commessi con essi - è soggetto di discussione libera, in ampio disaccordo con l'ufficialità del discorso della Conciliazione. Tema che mobilta attivamente intellettuali e artisti nel Québec e che nel caso di This Time Will Be Different dà luogo a una performance d'avanguardia di alto livello.

Maria Pia Tolu

Ultima modifica il Domenica, 03 Novembre 2019 11:43

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