venerdì, 13 dicembre, 2019
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MITTELFEST 2019: "La scimmia" di e con Giuliana Musso. -di Maura Sesia

"La scimmia" di e con Giuliana Musso "La scimmia" di e con Giuliana Musso

Una serata al Mittelfest di Cividale del Friuli, a cui manca poco per festeggiare il trentennale, non sarà esaustiva dell'integrità del cartellone, come sempre molto variegato tra prosa, danza e musica, ma può riservare ottime sorprese. E' infatti un lavoro di grande bellezza il monologo La scimmia di e con Giuliana Musso, liberamente ispirato a Una relazione per un'Accademia di Franz Kafka, tradotto da Monica Capuani. Musso si avvale di uno staff molto al femminile, con le musiche originali di Marta Bevilacqua, i costumi di Emanuela Cossar, la consulenza scientifica di Valeria Vianello Dri e Annamaria Rossetti e l'assistenza alla regia di Eva Geatti, l'utile sguardo esterno dell'interprete, anche autrice e regista. La storia è quella paradossale ma di estrema verosimiglianza di una scimmia diventata uomo che dettaglia la propria esperienza di fronte a un'illustre accolita di professori. Non è la prima volta che questo racconto dello scrittore praghese suscita l'interesse dei teatranti, ma la messinscena di Giuliana Musso, in prima nazionale al Mittelfest, nella sua asciuttezza e semplicità d'allestimento, con una sedia da regista a sinistra, al centro la cornice di una porta su cui sono avvitate lampadine bianche come luci della ribalta e un appendiabiti sullo sfondo nero, ha una forza e un'intensità rare, tali da catturare pienamente l'accorto pubblico della manifestazione friulana. Musso ha le fattezze e l'andatura di Charlot, la sua ex scimmia per sopravvivere tra gli umani che l'avevano catturata ha scelto di calcare la strada del varietà, è un'artista, acclamata, adulata, lodata. Nel suo abbandonare la natura animale, e quindi libera, ha optato per il male minore, una professione che almeno le consentisse la libertà della fantasia. E' però forte la malinconia per una vita in cui il pensiero e la percezione erano una cosa sola, non c'era separazione tra corpo e mente. Nel caracollare sul palco, esprimendosi con un linguaggio di estrema forbitezza, con grande deferenza riferisce agli astanti il suo percorso di animale, dotato di intelligenza, che capisce di doversi adeguare per resistere: usa il suo acume per ottenere di nuovo la libertà, ma quella limitata dell'uomo, stretto nel conformismo e nell'omologazione. Dalle parole di questo personaggio tracimano consapevolezza ma anche dolore, rassegnazione e nostalgia. Come quella per il cinema muto, per una certa forma d'arte sopraffina e rarefatta, perduta nel tempo che fu.

Maura Sesia

Ultima modifica il Giovedì, 07 Novembre 2019 05:12

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