mercoledì, 29 gennaio, 2020
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Fringe Dublin Festival 2012 di Roberta Bignardi

Drenched Drenched Coreografia di Luke Murphy con Carlye Eckert

Drenched/Corpi 'inondati' da una continua ricerca danzante

Bagnato, inzuppato come un naufrago della tempesta shakespeariana, lì a muoversi nello spazio inondato dall' acqua: Drenched, la pièce con cui il danzatore e coreografo irlandese Luke Murphy si è presentato al pubblico del Fringe Dublin Festival 2012, trattiene già nel titolo l' elemento proprio della sua terra d'origine, ovvero l'acqua. Un duetto di teatro- danza fisicamente viscerale, dai toni umoristici e dai tratti lirici delineati, pronto a tradurre, in ogni passo, i segni tangibili di una riflessione profonda sul corpo, sullo spazio e sul loro farsi figure dell'immaginifico. Una delle più belle performance, dunque, di questa edizione del Absolut Fringe, ospitato a Dublino dal 8 al 23 settembre, che ha mostrato - nuovamente - la grande apertura dell'Irlanda verso le nuove forme di creatività artistica contemporanea, in vivace dialogo con il fervore creativo che da sempre anima Dublino. Allo slogan «Occupy your imagination» il pubblico si è riversato nelle strade, seguendo gli artisti nei parchi, vedendoli esibirsi nei teatri e nei luoghi "non deputati" ossia fuori dai circuiti tradizionali dello spettacolo: un itinerario di "danza" che da Castle Street andava alla Green Street Court House, da Temple Bar alla St. Patrick's Cathedral, al Samuel Beckett Theatre che sorge in quello spazio "senza tempo" che è il Trinity College.

Drenched indaga la relationship nella società contemporanea, dove ognuno gioca il proprio ruolo tra contraddizioni, parodie e incertezze. Se l'arte contemporanea si pone domande sulla realtà suggerendo a ciascuno di ripensare il personale percorso, e se il teatro, nella visione antropologica di Turner, è uno spazio liminale in cui risolvere i problemi sociali e ristabilire un nuovo equilibrio, allora l'indagine sulla "relazione", all'interno di una performance, acquista una valenza ambientale, dunque sociale. Spesso siamo costretti in rapporti non voluti, naufraghi di noi stessi, abbandonati in immensi spazi urbani. Ci sentiamo vittime di un sistema sociale che ingloba nella sua macchina o, più semplicemente, godiamo nell' essere artefici di un intricato stato esistenziale, annaspando così in un pessimismo interiore che ci porta a scegliere la 'facile"strada della solitudine, perché libera da qualsiasi responsabilità? La soluzione allora continua a essere quella di ascoltarsi - accogliendo l'invito di Socrate - , scendendo nelle profondità del proprio essere per rispondere alle esigenze del nostro spirito. In fondo la danza traduce le vibranti atmosfere dello spirito, i suoi stati d'animo; infine il suo desiderio "prende corpo" nel ballerino. Dopo il successo dell'Edinburgh Festival Fringe, questo giovane danzatore e coreografo di Cork, che lavora tra l'Irlanda e New York, con Drenched si spinge ad indagare tutti i meccanismi sentimentali e sociali che vivono nella relazione di coppia. Un movimento quello di Luke Murphy e della sua danzatrice Carlye Eckert, di grande qualità atletica, magistralmente disegnato, dai toni vibranti, che incanta lo sguardo del pubblico ristretto per il suo essere mai scontato. Una pièce incastonata in un racconto poetico ben articolato: passione, delusione, ribellione riempiono la scena attraverso una danza corposa, con cui il coreografo studia la coppia nelle sue fragilità, le lotte e le conquiste all'interno di un mondo contemporaneo che corre veloce. Uno spazio e un tempo che Murphy ci fa prima di tutto vedere: il primo è geometricamente disegnato sul palcoscenico, indirizzando così lo sguardo degli astanti sugli assoli dei due danzatori; il secondo è proiettato in un collage di film e frange televisivi sui tre schermi, grazie alle video istallazioni di David Fishel, mentre tutt'intorno risuona una musica che si trasforma continuamente dagli accenti tecno a quelli più lirici. Un teatro danza che risente della traccia di grandi maestri come Bill T Jones, di forti simbologie quasi orientali, e accenti visivi che consentono al corpo di essere sempre il fulcro centrale dell'azione. L'acqua con la quale i danzatori sono "drenched" riempie il palcoscenico, impedendo i movimenti: i corpi scivolano, si respingono ma continuano senza sosta la loro ricerca.

Ultima modifica il Domenica, 17 Marzo 2013 10:08
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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