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UOMO E GALANTUOMO - regia Armando Pugliese

"Uomo e Galantuomo", regia Armando Pugliese "Uomo e Galantuomo", regia Armando Pugliese

di Eduardo De Filippo
Regia di Armando Pugliese
Interpreti: Geppy Gleijeses, Lorenzo Gleijeses, Ernesto Maieux, Patrizia Spinosi, Ciro Capano,
Gino Curcione, Roberta Lucca, Gregorio De Paola, Irene Grasso, Salvatore Felaco, Demi Licata
Scene: Andrea Tadde. Costumi: Silvia Polidori. Musiche: Matteo D’Amico
Luci Umile Vainieri. Produzione Gitiesse Artisti Riuniti, Teatro della Toscana
Teatro Vittorio Emanuele di Messina dal 16 al 18 febbraio 2024

www.Sipario.it, 18 febbraio 2024

No! Questa volta non scriverò la solita recensione dello spettacolo com’è mia abitudine. Anche perché la divertentissima commedia Uomo e galantuomo di Eduardo De Filippo, scritta per il fratellastro Vincenzo Scarpetta, poco più d’un secolo fa e conosciuta fino al 1933 con il titolo Ho fatto il guaio?Riparerò!, dopo tante edizioni è ricomparsa nei primi di settembre del 2022 nel Chiostro Grande della Certosa di San Giacomo, all’interno del Festival Internazionale di Capri diretto da Geppy Gleijeses, lui stesso protagonista assoluto nei panni di Gennaro De Sia, superando le cento repliche che certamente hanno fatto piacere al regista Armando Pugliese, con ampi articoli positivi da parte di tutti giornali italiani cartacei e on line, compresi due colleghi di Sipario. Scriverò piuttosto di quelle gag e tormentoni che hanno reso grande e unico questo spettacolo, a cominciare da quando all’inizio un gruppo di donnette bisticcia per dei lenzuoli bianchi, stesi lungo un filo, che occupano la visuale esterna d’uno scalcagnato hotel balneare dove si svolge il primo atto. Geppy Gleijeses è il capocomico d’una compagnia teatrale di guitti chiamata L’Eclettica, dove a malapena riesce a rimediare il pranzo con la cena e tuttavia prova a mettere in scena Malanova (Cattiva notizia) di Libero Bovio in cui un suggeritore un po’ suonato (Gino Curcione è irresistibile) non riesce a dire nel giusto momento la battuta “Nzerra chella porta” (Chiudi quella porta), al punto da costringere il capocomico ad eliminarla. Il costumino a righe, lungo sino alle ginocchia, del giovane benestante Alberto De Stefano di Lorenzo Gleijeses, nonché le divise dei poliziotti guidati dal bravo commissario Lampetti di Ciro Capano, anche lui coinvolto in una serie di gag quando più volte alcuni personaggi berranno la sua acqua, fanno pensare che la commedia si svolga negli anni ’30 e non ai nostri giorni. Quanto poi al titolo: Uomo fa rifermento al Gennaro di Gleijeses padre e Galantuomo all’Alberto di suo figlio Lorenzo, entrambi artefici d’aver ingravidato due attrici della compagnia: rispettivamente la Viola di Irene Grasso il primo e la Bice di Roberta Lucca il secondo, verso le quali entrambi, dicono, che manterranno l’impegno di maritarsele. Nel frattempo si crea pure un enorme equivoco causato da Salvatore, fratello di Viola (Gregorio De Paola) il quale cerca il responsabile della gravidanza della sorella, scambiando Alberto per il fratello di Bice e in un secondo momento dopo aver capito che del “fattaccio” era responsabile Gennaro, sia pure zoppicando lo insegue col bastone in mano, procurandogli una seria scottatura perché si rovescerà sui piedi un bacile di acqua bollente. Un altro momento di comicità allo stato nascente accade quando Gennaro emettendo un lamentoso miagolio, accompagnato da una smorfia che gli deforma il viso, tanto da fare intervenire in suo aiuto i suoi attori, si scopre invece che lui stava imitando l’apertura della porta cigolante del “basso” in cui si svolge lo spettacolo. C’è poi un geniale refrain che Gennaro ripete ogni volta che c’è una certa stasi in scena, cominciando col dire “Io tengo ‘na buatta” (Io ho una scatola di latta) cui segue un ragionamento senza capo né coda, giusto per riempire un vuoto momentaneo. C’è ancora da dire che il marito di Bice, l’attore Ernesto Maieux, formidabile interprete del film L’imbalsamatore di Matteo Garrone, qui ricopre il ruolo del Conte Tolentano e di medico che viene in soccorso di Gennaro e nello stesso tempo è fatto cornuto da Alberto e a sua volta cornifica la moglie, la quale ha scoperto una serie di lettere della sua amante. In loro soccorso interviene il fantasma di Pirandello, quello de Il berretto a sonagli e Il piacere dell’onestà per salvarli dalla galera con l’escamotage della pazzia, buona per mandarli in manicomio completamente sani di mente, cui vi ricorrerà lo stesso Gennaro per evitare di pagare gli albergatori. 

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Domenica, 18 Febbraio 2024 19:40

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