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UCCIDIAMO IL RE - regia Massimiliano Aceti

Alessandro Cosentini e Massimiliano Aceti in "Uccidiamo il Re", regia Massimiliano Aceti Alessandro Cosentini e Massimiliano Aceti in "Uccidiamo il Re", regia Massimiliano Aceti

di Massimiliano Aceti
con Alessandro Cosentini, Massimiliano Aceti
compagnia Sunny Side
regia Massimiliano Aceti
organizzazione Barbara Alesse
spettacolo terzo classificato alla rassegna INVENTARIA 2023
Vicenza, teatro  indipendente Kitchen, 2 marzo 2024

www.Sipario.it, 5 marzo 2024

Padri e figli naturali, putativi o no, frequentati e acquisiti che siano rimangono figure che nel bene e nel male s’incrociano e non poco generalmente, fra loro, con tutto quello che comporta: nevrosi, sfumature comportamentali e catastrofi di ogni genere, quando, naturalmente, non sono rapporti in buono stato di salute, i migliori ovviamente. Quelli che tra padri e figli dovrebbero in sostanza essere. E che tutti gli esseri umani si augurano. Non sto qui a spiegare, ben si sa, il ruolo di un padre all’interno della famiglia, il carisma che può generare in un erede. Nello spettacolo Uccidiamo il re, della compagnia Sunny Side, scritto da Massimiliano Aceti, anche interprete e regista, il concentrato e il simbolismo di queste figure si eleva e si allarga anche metaforicamente, sebbene la trama sia concentrata su due veri figli e un padre, che è in disparte, ammalato e non si vede. I due ex ragazzi ormai, contrapposti  fra loro, provano con un pochino di fatica il rispettivo riavvicinamento, dopo che uno di loro, Gabriele, se n’era andato da casa anni prima nientemeno che per fare l’attore, mestiere sempre bistrattato nelle famiglie quando si annuncia. Sul palco che ospita solo meno di una decina di sedie pieghevoli va in scena la loro storia, che scava in loro stessi e nei meandri del vissuto familiare, evoca, rinnega, a tratti addolcisce. Esce subito allo scoperto quanto sia difficile essere figli soprattutto se come padre si ha un genitore scomodo e conosciuto, nonché temuto per via di certi affari, esce subito la cosa, dicevo, grazie a una scrittura del testo scorrevolissima, al ritmo serrato, direi attenta anche a non strafare. Lo spettacolo si è classificato terzo alla festa del teatro off di Roma, Inventaria, del 2023, che di aria fresca nei nuovi linguaggi drammaturgici ne ha da mostrare. Sarà anche per questo che la vicenda che si controbatte sempre fra i due che sono in scena continuamente, non ha un attimo di respiro, e fa salire la tensione attimo dopo attimo. Il padre, sempre immaginato secondo il racconto dei due, a letto e in via di trapasso, è stato un despota, un vero tiranno e a quanto pare questa cosa pesa parecchio soprattutto su Lorenzo, che si sente un inadeguato di fronte ai suoi ordini perenni. Defiinita a ragione una black comedy, Uccidiamo il re scavalca con efficacia e un’ottima recitazione dei due interpreti luoghi comuni e corretti, semmai andando nella direzione opposta dove vige la critica forte al genitore, la speranza di aver speranza nononostante l’apparenza della questione, le difficoltà, l’inguaiamento consolidato dal quale pare proprio impossibile uscirne fuori. I tumulti in scena sono evidenti, continui, l’ardito incontro-scontro tra i due fratelli prende varie pieghe e si trasforma e anche quando pare trovare delle vie d’uscita c’è un blocco, un sentirne la sinistra aria che tira. Paure, perplessità sull’agire, tensioni che fanno andar fuori di testa? Un po’ tutte le cose perché, si badi bene anche a questo particolare, i due sono comunque figli di Lorìa, quel Lorìa che si fa presto a capire e a intravedere. Anche se quel che conta di più è la stretta relazione malata tra i tre, l’approccio che non è certo il più sano, mai. La messa in scena di Aceti è scrupolosa, ironica e fendente, come del resto i due personaggi circondati da iene umane e nefaste, in un recinto dove tutti si trovano a proprio agio ma anche al contrario paradossalmente. E in ballo ci sono anche tanti soldi, posizioni, vite nuove e liberate. Alessandro Cosentini fa il fratello pacato, l’attore alla ricerca di un proprio standard esistenziale ma è allo stesso tempo l’alter ego del fratello, schizzato e in vena di esaurimento, interpretato da Massimiliano Aceti. I due vanno verso un finale non celebrativo e scoppiettante, denso però di straziante ricordo, di come la vita potesse andare se. Spettacolo bello e divertente, interessante al punto giusto che al pubblico del Kitchen teatro indipendente, sala affascinante e suggestiva, ha scaldato gli animi liberando tanti applausi.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Martedì, 05 Marzo 2024 06:03

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