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GUARITORE (IL) - regia Leo Muscato

Il guaritore Il guaritore Regia Leo Muscato

di Michele Santeramo
regia Leo Muscato
con Vittorio Continelli, Simonetta Damato, Gianluca Delle Fontane, Paola Fresa, Michele Sinisi
produzione e organizzazione Teatro Minimo, Fondazione Pontedera Teatro
testo vincitore della 51a edizione del Premio Riccione per il Teatro
Lari, Festival Collinarea, sabato 20 luglio 2013

www.Sipario.it, 21 luglio 2013

Chi è il Guaritore? Non è un santone né un medico, non guarisce con l'imposizione delle mani. È un vecchio cieco e infermo. È un ciarlatano? Può darsi, uno degli innumerevoli che allignano là dove una fede più robusta (in Dio, nella scienza) non ha messo radici. Vive con un fratello dai modi poco virili che gli fa da assistente, nonché da sarto, cucendo nuove vesti per i clienti. Si considera una sorta di guida spirituale. L'intenzione del Guaritore è infatti quella di sanare l'anima delle persone che a lui si rivolgono intrecciando le loro vicende personali con altre: se il peso di una vita, con i suoi rovesci e i suoi fortuiti avvenimenti, non è più sostenibile, basta confonderla con la vita altrui, scoprire che le strade possono incrociarsi, invertirsi perfino, e trarne beneficio.
Per quella che sarà la sua ultima guarigione, il Guaritore (Sinisi) accetta di far "incontrare" la sofferenza di una ragazza che rifiuta la propria gravidanza e quella di una donna che sente il tempo sfuggirle dalle mani: se la prima è incapace di affrontare una responsabilità troppo grande, la seconda, costretta in un matrimonio poco gratificante con un ex pugile scimunito, cerca proprio l'onere materno per dar senso a un'esistenza abitudinaria. L'incontro avviene in un appartamento riassunto astrattamente da una lunga panca su cui giace il Guaritore e da una galleria di ritratti fotografici in cornice, attaccati a un grigliato sullo sfondo.
Dopo uno strambo cerimoniale pagano, le due donne (Damato e Fresa, quest'ultima molto persuasiva nel comunicare la chiusa e compressa afflizione del suo personaggio) scopriranno come rimediare alle rispettive mancanze. Non sarà l'ultima decisione, poiché il Guaritore, stanco e assillato dal fratello che vorrebbe prenderne il posto, si lascerà infine mandare al tappeto dal boxeur suonato.
La scrittura di Santeramo (che grazie a questo testo si è aggiudicato il prestigioso Premio Riccione) ha un sapore quasi maeterlinckiano, per il suo carattere enigmatico, allusivo, a tratti stereotipato. Ma è anche ricca di venature dialettali, pienamente assecondate dagli interpreti (Gianluca Delle Fontane sembra avere in Enzo Moscato il suo ascendente) e dalla regia di Muscato, che le fa vibrare con una tenue comicità da rivista d'altri tempi (scelta più che corretta, per contrappuntare il coté patetico della commedia).
Una cronaca dello spettacolo non sarebbe completa se non si dicesse della situazione pressoché insostenibile in cui ha avuto luogo: del tutto inadatta a ospitare gli eventi di un festival estivo, la congestionata saletta del Teatro di Lari, sprovvista di aerazione, ha elevato gli attori al grado di eroi e sottomesso gli spettatori al ruolo di vittime degli organizzatori.
Circa un'ora e venti di spettacolo, visto in anteprima nazionale al Teatro di Lari, sabato 20 luglio 2013.

Carlo Titomanlio

Ultima modifica il Venerdì, 20 Settembre 2013 08:28

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