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FRATELLINA – regia Francesco Sframeli

"Fratellina", regia Francesco Sframeli "Fratellina", regia Francesco Sframeli

di Spiro Scimone
Regia di Francesco Sframeli
Interpreti: Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale, Giulia Weber
Scene: Lino Fiorito
Costumi: Sandra Cardini
Disegno luci: Gianni Staropoli
Assistente alla regia: Roberto Zorn Bonaventura
Produzione: Teatro Metastasio di Prato, Compagnia Scimone Sframeli in collaborazione con Istituzione Teatro Comunale Cagli
Teatro Vittorio Emanuele di Messina dal 12 al 14 gennaio 2024

www.Sipario.it, 13 gennaio 2024

Dopo aver debuttato quattordici mesi fa al Fabbricone di Prato e girato in altre città della penisola, Fratellina di Spiro Scimone pure interprete con Francesco Sframeli che ha curato la regia, arriva con loro gaudio nella propria città e viene rappresentata con successo al Vittorio Emanuele di Messina, avendo accanto due affidati protagonisti quali Giulia Weber e Gianluca Cesale. Sulla scena minimale di Lino Fiorito due letti a castello di colore verde, fornito quello abitato da Scimone-Sframeli d’una serie di cordicelle che tirate opportunamente evidenziano una sveglia, uno specchio e altre cose. I due si chiamano Nic (Scimone) e Nac (Sframeli) due espressioni utilizzate nello slang messinese quando ci si rivolge a qualcuno dicendogli: «Ma tu chi Nic e Nac vuoi (o fai)?». Assumendo il significato di “cosa” o il più volgare “minchia” o “c…o”, caratterizzando in modo particolare questa pièce, a mio avviso fra le più interessanti fra quelle scritte da Spiro Scimone, tra l’altro vincitore del Premio le Maschere del Teatro Italiano 2023, quale migliore novità italiana, e finalista del Premio Ubu. per la scrittura drammaturgica. Preoccupato (Scimone), angosciato pure come noi e miliardi di altre persone per lo status esistenziale in cui viviamo questo scorcio del XXI secolo. Utilizzando, com’è sua consuetudine, una scrittura iterativa, semplice e comprensibile a chiunque, dove alle domande bonarie dell’uno risponde l’altro con altrettante domande angelicate, suscitando spesso ilarità nello spettatore che ha pure tempo per capire che non sono mai banali. Quanto poi al titolo, Fratellina, credo che sia un modo per depistare un genere umano inesistente, al quale tuttavia noi tutti apparteniamo. Tant’è che il personaggio femminile di Giulia Weber, situato nel piano basso del secondo letto a castello, non si chiama Fratellina ma Sorellina e suo fratello Gianluca Cesale viene appellato Fratellino. Un modo pure per fare di questo lavoro una gemma del Teatro dell’Assurdo in chiave beckettiana. Uno spettacolo che in 50 minuti riempie con metafore fintamente ingenue la vita che noi tutti viviamo in questi tempi farraginosi che ben comprendiamo e dai quali non riusciamo a difenderci e scrivere la parola fine. Come quando Nac si sveglia al mattino, cala lo specchio dall’alto e si vede con una faccia che fa schifo, attenuando lo stupore quando si mette di profilo, da far pensare che tutto il genere umano si trovi in questa condizione. Dalla quale i due vorrebbero fuggire dipingendo un mondo sbiadito con colori più accesi, accontentandosi intanto di far calare dall’alto l’immagine d’un Sole di cartone che illumina i loro corpi con immaginari raggi splendenti. Il desiderio di entrambi è quello di diventare dei poveracci che pare aumentino sempre più nel mondo, anche se sono vestiti bene come il vicino Fratellino del letto accanto che alla domanda di chi sia il vestito che indossa, la risposta è che è di suo cognato, non del fratello di sua moglie che egoisticamente chiude tutti i suoi abiti nell’armadio, ma del marito di sua sorella che tiene l’armadio sempre aperto e regala a chiunque i suoi vestiti vecchi c nuovi. Da qui in avanti, anche con gli interventi di Sorellina, ha inizio una divertente pantomima dialettica che ha per protagonista suo marito che non si vede mai, chiuso in quell’armadio che va a finire forse in una discarica e che grazie all’intervento di Fratellino verrà recuperato apparendo ad un tratto al centro della scena con lui chiuso dentro con tutti i vestiti e con Sorellina che detiene ancora le chiavi. Intanto si fa notte e Nac fa scendere dall’alto una falce di luna storta che poi si sistemerà nel giusto verso, facendogli ricordare il tempo in cui il padre gli serrava le orecchie fra le mani, quando invece avrebbe voluto che quelle dita lo avessero accompagnato a passeggio, magari con qualche carezza. Pare che l’armadio non sia stato pagato per intero e che per poter entrare in possesso occorrono dei soldi che Fratellino chiede pure a Nic e Nac che hanno il portafoglio vuoto e non interessa riempirlo, finendo col dire una battuta ad effetto, che i soldi non riescono a riempire il vuoto che abbiamo intorno. Un concetto che Sorellina non capisce e che Nic e Nac non riescono a spiegare, ma che condurrà il quartetto ad andare avanti, capire che l’importante è un abbraccio e una carezza e restare uniti solidali. Ecco dunque Sorellina aprire quell’armadio ed entrare tutti in una dimensione piena di luce, di abbracci e di amore. Un finale accompagnato da festosi applausi da parte di un pubblico che non ha riempito tutti i posti del Teatro Vittorio, quando invece molti concittadini avrebbero dovuto fare la fila per vedere questo magnifico spettacolo con un quartetto di bravissimi attori, una superba regia di Francesco Sframeli e che in maniera lieve e ingenua avrebbero potuto fare un viaggio in una dimensione per certi versi assurda e immaginare un mondo migliore.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Sabato, 20 Gennaio 2024 16:40

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