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Ambra Angiolini e Francesco Scianna in "Tradimenti", regia Michele Placido Ambra Angiolini e Francesco Scianna in "Tradimenti", regia Michele Placido

di Harold Pinter
traduzione di Alessandra Serra
con Ambra Angiolini e Francesco Scianna
e con Francesco Biscione
scene Gianluca Amodio
costumi Mariano Tufano
musiche originali Luca D'Alberto
light designer Giuseppe Filipponio
regia Michele Placido
Roma, Teatro Eliseo dal 1 al 20 Dicembre

www.Sipario.it, 4 dicembre 2015

Il tradimento di Pinter
Il Premio Nobel per la letteratura 2005, Harold Pinter, è in scena all'Eliseo con uno dei suoi script più famosi, riletto da Michele Placido attraverso un linguaggio scenico montato a ritroso. Il regista pugliese racconta un tema attualissimo, penetrando sempre più in profondità le ragioni della memoria fino al fatidico '68, anno cardine di una rivoluzione culturale che col senno di poi, se non ha tradito le aspettative, non è riuscita ad attuarle in modo pienamente vincente. Tradimenti per Placido è una metafora dei giorni nostri ma anche di un'utopia frantumata in macerie sul piano ideologico e sociale, nonostante sia stata indispensabile per l'epoca e per la presa di coscienza di un'intera generazione.
Con una specie di apoteosi del fallimento, il ménage a trois in Pinter si rassegna di fronte ai rapporti istituzionali che vanno avanti comunque, malgrado la stanchezza, a dispetto della grande passione di un momento, anche se quel momento nel testo dura ben cinque anni.
I bambini di entrambe le coppie sono solo nominati, quasi a significare il loro riparo da quella corruzione dell'anima di fronte alla quale con l'età adulta non si salva nessuno, sia pur seguendo percorsi unici e personali.
La musica di repertorio usata nella pièce, evocativa e riconoscibile, ha liberato il drammaturgo inglese dal suo isolamento geografico con un'italianità già ampiamente chiamata in causa dall'autore stesso: Tradimenti è ambientato, infatti, tra Venezia e Londra. Gli stessi attori scelti dal regista non hanno alcun rapporto con l'aplomb e la fisicità inglese.
Tradire per tradirsi in un processo di crescita sempre in divenire, senza giustificarsi con lo scudo del sentimento d'amore – secondo quanto affermato dalla protagonista Ambra Angiolini (Emma) – o tradire al fine di tradire la propria memoria storica e personale, oppure ancora tradire nel senso etimologico di consegna del sentimento d'amore, traslato da qualcosa di personale a una compiutezza di tipo universale, diremmo quasi religiosa – in base a quanto dichiarato da Francesco Sanna (Jerry) in conferenza stampa, che chiama in causa in proposito Le confessioni di Sant'Agostino.
Essere liberi nel matrimonio, paradossalmente più liberi dentro un'istituzione che, proprio perché ben classificata e legalmente riconosciuta, permette il dualismo dell'animo umano tra libertà delle emozioni e conservazione di un patto sociale necessario all'inserimento stesso della coppia, o della singola persona, in un contesto collettivo possibile perché riconosciuto.
L'appartamento dei due amanti è scandito da un tempo rubato, il pomeriggio, relegato a un solo tipo di condivisione - la sfera erotica - ma non ha il respiro per espandersi, per sostituirsi a quello istituzionale già presente in entrambi, altrimenti cadrebbe primo o poi nell'appiattimento dell'altro. Eppure, la sua gloria la conquista ma solo nella dimensione di un microcosmo preciso e a tempo determinato. Il tradimento, paradossalmente, non avendo la forza di raggiungere l'onnicomprensione del rapporto istituzionale, resta incontaminato da un sentimento di stanchezza, congenito invece nel primo, semplicemente perché si dissolve senza conseguenze, se non intese come strumento di ricerca continua del proprio io.
L'adulterio ai danni Robert-Francesco Biscione, prima sospettato a lungo, poi provato e confessato dalla consorte, ha matrice ed epilogo opposti. Lui quasi la getta fra le braccia del suo migliore amico. Per senso di colpa? Egli a sua volta la tradisce. Perché l'ama fino a desiderare la sua felicità a qualsiasi costo? Eppure il dubbio paventato egli desidera che gli venga spiegato fino all'ammissione di colpa.
C'è un sottile sadismo nel rapporto fra i tre, in cui comunque vince la stima intellettuale e la conservazione di quel che si ha e che qualcun altro ha sugellato con la legge, di Dio o dello Stato poco importa. Ecco che la linea fra il tradito e il traditore si confonde e nel testo respiriamo tanto la fragilità della psiche e del comportamento umano degna del migliore Cechov, quanto il paradosso del sembra ma non è di cui fu maestro indiscusso Luigi Pirandello. Naturalmente il linguaggio immediato dell'autore, le luci moderne del bar con cui si apre la scena teatrale e la complicità fisica, naturale nel cast, hanno fatto da sfondo ad una presenza scenica particolarmente difficile da costruire, malgrado gli sforzi apprezzabili dei tre attori.

Margherita Lamesta

Ultima modifica il Venerdì, 04 Dicembre 2015 11:41

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