venerdì, 07 ottobre, 2022
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BOTTEGA DEL CAFFÈ (LA) - regia Paolo Valerio

"La Bottega del caffè", regia Paolo Valerio. Foto Simone Di Luca "La Bottega del caffè", regia Paolo Valerio. Foto Simone Di Luca

di Carlo Goldoni
con Michele Placido,
e con (in o.a.) Luca Altavilla, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Anna Gargano,
Armando Granato, Vito Lopriore, Francesco Migliaccio, Michelangelo Placido, Maria Grazia Plos
scene Marta Crisolini Malatesta
costumi Stefano Nicolao
luci Gigi Saccomandi
musiche Antonio Di Pofi
movimenti di scena Monica Codena
regia Paolo Valerio
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Goldenart Production, Fondazione Teatro della Toscana
Bassano del Grappa (Vicenza), teatro Remondini, 1 febbraio 2022

www.Sipario.it, 2 febbraio 2022

Carlo Goldoni da autore arguto e divertito amava scrivere le sue commedie in modo intricato, mettendoci molto sale e altrettanto pepe nei ritratti della sua società che andava poi a rappresentare. In una Venezia che dona, sempre, il proprio fascino ad ogni occasione, anche qui, la piazzetta della locanda di Ridolfo diventa, ma naturalmente lo è già a monte, un crocevia di passaggi più o meno furtivi della piccola borghesia che transita, con molte nefandezze umane messe alla berlina, e osservate con una certa curiosità dal nobile napoletano Don Marzio. Che naturalmente si guarda bene dallo starne fuori, impicciandosi continuamente come un vecchio brontolone e al tempo stesso un sagace, attento uomo del suo tempo, che del suo agire fa una duplice funzione: quella di spiattellare con i suoi pettegolezzi piccoli grandi segreti a destra e a manca, causando malumori ai suoi avventori, e quella di saper comunque, attraverso questo istinto d’azione, smascherare piccolezze, facendo emergere altre verità, e ponendo fine al disonesto e continuo operare di Pandolfo dentro la sua bisca clandestina. Quantomeno salvando il gentiluomo Eugenio dall’ennesima disfatta. Detto di Ridolfo, che nell’agitarsi delle ore che intanto passano, che disegnano l’arco di una giornata intera, si prodiga esercitando la sua saggezza mettendo delle pezze qui e là, e dialogando sulla morale con il pubblico, gli altri personaggi che sfilano sono un concentrato delle bassezze dell’uomo, chi più chi meno. Don Marzio viene dunque visto da tutti come diverso, bugiardo e millantatore, per l’aver scoperto coperchi che era meglio, a lor dire, non toccare. Calunniatore e pettegolo si’, bugiardo, anche, ma pronto a risolvere, diventando così l’unico capro espiatorio, l’unico indicato col dito, l’infame. Vizi e virtù si contrappongono rimandando infine lo specchio di alcune anime che popolano Venezia, addentrandosi in un campiello portatore, come ogni angolo del mondo, di varie personalità e discutibili comportamenti. Le donne, che sembrano stare sullo sfondo, in realtà, pur subendo, tirano le somme a loro favore in qualche modo, restando anime salve. Come la ballerina Lisaura ad esempio, sparlata proprio da Don Marzio, o Vittoria, la moglie di Eugenio. La messa in scena di Paolo Valerio delinea perspicacia, mostrando un teatro di un certo stile, ben assemblato in tutti i suoi pezzi, a partire dai quadri caravaggeschi, che però abbisogna di un intervallo per concedersi meglio. I personaggi mostrano il meglio di sé quando non si addentrano nelle estremizzazioni caricaturali, la scena di Marta Crisolini Malatesta è funzionalissima, e di gran fattura i costumi di Stefano Nicolao. Michele Placido è un ottimo Don Marzio briccone (come usa dir lui) e gaglioffo, dall’incedere lento, che usa tutto il mestiere e le sue sfumature, molto apprezzabili. Lo segue una compagnia attenta, primo fra tutti il mirabile Francesco Migliaccio, che è Ridolfo. Al loro posto gli altri, con una nota speciale verso Ester Galazzi, Vittoria, e l’Eugenio di Emanuele Fortunati ma anche il birro di Armando Granato. E assolutamente encomiabile, veramente emozionante il sincero ricordo che fanno di Paolo Graziosi e della sua arte prima Placido poi Migliaccio, in un clima di grande emozione che si unisce a quello di una riuscita, piacevole serata di teatro.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Venerdì, 04 Febbraio 2022 01:02

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