lunedì, 23 settembre, 2019
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SEI - regia Francesco Sframeli

"Sei", regia Francesco Sframeli. Foto Gianni Fiorito "Sei", regia Francesco Sframeli. Foto Gianni Fiorito

della Compagnia Scimone-Sframeli
Adattamento dei Sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello
con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale,
Giulia Weber, Bruno Ricci, Francesco Natoli, Mariasilvia Greco,
Michelangelo Maria Zanghi, Miriam Russo, Zoe Pernici

Regia, Francesco Sframeli
Scena, Lino Fiorito
Costumi, Sandra Cardini
Disegno luci, Beatrice Ficalbi
Musiche, Roberto Pelosi
Produzione, Compagnia Scimone-Sframeli, Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, Teatro Biondo Stabile di Palermo, Théâtre Caronne-scène européenne Toulouse in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival Italia
Al Teatro Verdi di Pordenone, 14 febbraio 2019

www.Sipario.it, 17 febbraio 2019

Sei personaggi in cerca d'autore, andato in scena per la prima volta al Teatro Valle di Roma il 9 maggio 1921, ha rivoluzionato il teatro contemporaneo imponendo la figura di Luigi Pirandello a livello mondiale. In quest'opera l'autore siciliano ha rappresentato in modo radicale e problematico la crisi d'identità dell'uomo contemporaneo di pari passo con la critica delle convenzioni correnti dell'arte teatrale. L'incompiutezza, la contraddittorietà, l'inafferrabilità dei Personaggi, protagonisti della pièce, rifiutati dall'Autore che li ha concepiti e perciò alla spasmodica ricerca di una consistenza artistica per il loro "dramma doloroso", trovano un corrispettivo nella rifondazione dei linguaggio della scena che, andando oltre la sua funzione gnoseologica e pedagogica, ha aperto la forma drammatica ad una disorientante frammentarietà e ad una umoristica, quando non angosciosa, sospensione e destituzione del senso. È lo stesso potere consolatorio dell'illusione scenica ad essere scardinato nell'opera pirandelliana attraverso lo smascheramento della menzogna psicologica e sociale e l'istituzione di un nuovo rito scenico di ciclica e incompiuta ripetizione di un'incoercibile pulsione alla esternazione del proprio lacerante vissuto.
L'adattamento drammaturgico di Spiro Scimone preserva il nocciolo duro del dramma dei sei Personaggi (il Padre, la Madre, la Figliastra, il Figlio, il Ragazzo, la Bambina; il celebre "settimo" Personaggio di Madama Pace viene qui escluso per volontà della Madre e con l'approvazione del Capocomico) col suo carico di angoscia, frustrazione, conflittualità e incomprensione reciproca, sviluppando al contempo il confronto dialettico con il gruppo dei teatranti che si assumono il difficile compito di metterlo in scena. Nella versione di Scimone, Il Capocomico, il Primo Attore e la Prima Attrice, il Secondo Attore e la Seconda Attrice, sembrano maggiormente in grado, rispetto alla compagnia teatrale all'antica italiana ritratta da Pirandello perlopiù nelle sue manchevolezze, di far fronte alla Verità del Dolore di cui sono portatori i Personaggi, ridimensionando le loro pretese di assolutezza e immaginando un decorso alternativo e meno tragico della loro vicenda. E così, lo stesso Padre che rivendica la superiorità del Personaggio, basata su eternità e inalterabilità del dramma esistenziale di cui è espressione, è indotto dagli Attori della Compagnia ad ammettere che, come loro, anche i Personaggi hanno dei difetti; e gli stessi Attori osservano che forse è stato un errore da parte del Padre ricondurre a casa la famiglia dopo l'incesto sfiorato nella bottega di Madama Pace.
Mentre Pirandello accentuava la divaricazione tra gli Attori, ritratti realisticamente nei loro vizi privati e di un logoro mestiere, e i Personaggi rappresentati come iperrealistiche creature della Fantasia, la regia di Francesco Sframeli, in linea con l'adattamento drammaturgico, ha messo in rilievo l'avvicinamento tra Personaggi ed Attori, attribuendo ad entrambi i gruppi un comune fondo di umanità, di umile disponibilità all'ascolto e al dialogo reciproci, e al contempo dotando gli attori di una presenza scenica anti-naturalista, frutto di una stilizzazione recitativa contrassegnata, nel caso degli Attori, da un automatismo mimico e verbale e, per i Personaggi, da un ritmo recitativo tendenzialmente litanico poggiante sulla cadenza sicula. Le stessa scena di Lino Fiorito, un ampio fondale su cui è incastonata una miriade di palchetti da teatro all'italiana, ispirata nell'ingenuità del disegno e nella vivacità dei colori alle stampe popolari ottocentesche, e il ricorso ad una grande bambola per impersonare la Bambina, rimandano ad un immaginario circense e clownesco che trova il suo corrispettivo nell'antipsicologismo interpretativo degli attori in grado di far interagire, in un delicato equilibrio, naivetè ed effusione patetica.
La compagine degli attori è stata compatta nell'esecuzione di una partitura fisico-vocale che ha permesso di esprimere l'autenticità del vissuto sia sul piano dell'indagine introspettiva che su quello della farsa più genuina, sulla scorta della tradizione eduardiana di orchestrazione scenica. Francesco Sframeli è stato un Padre comprensivo e tenace, dolente e ironico, che ha imbastito i suoi discorsi sfrondandoli da ogni intellettualismo e riconducendoli ad una misura di semplicità e universale umanità. Zoe Pernici è riuscita a rappresentare la sfrontatezza e la pena segreta della Figliastra come frutto del trauma esistenziale legato alla morte del padre e alla conseguente condizione di miseria e di forzata prostituzione. Giulia Weber ha raffigurato la Madre con tratti di inflessibilità e di ritenuta sofferenza, discostandosi dall'icona della mater dolorosa della tradizione rappresentativa di questo Personaggio. Bruno Ricci ha reso con fermezza la riottosità del Figlio a farsi coinvolgere nella ricerca di "vita scenica" del Padre, e con lucidità la narrazione della finale tragedia familiare con il suicidio del Ragazzo e l'annegamento della Bambina. Michelangelo Maria Zanghi ha ben espresso, nello stato di tesa immobilità, la condizione di mortificazione e di muta disperazione del Ragazzo. Spiro Scimone ha evidenziato i tratti di autorevolezza e concretezza del Capocomico mentre Gianluca Cesale, nel ruolo del Primo Attore, Mariasilvia Greco in quello della Prima Attrice, Francesco Natoli in quello del Secondo Attore e Miriam Russo in quello della Seconda Attrice, pur sottolineando la condizione di dipendenza dal Capocomico hanno dimostrato coscienza e orgoglio della loro missione d'arte e una mitezza di carattere alla base delle loro incertezze di mestiere. Santo Pinizzotto ha interpretato il tecnico luci in due fugaci ma determinanti apparizioni: all'inizio quando tenta senza successo di sistemare l'impianto lasciando al buio la compagnia (e sarà l'apparizione dei Personaggi a portare nuova Luce sul palcoscenico); nel finale, di ritorno dal bagno dove si è rifugiato per problemi di prostata, quando ridà visibilità alla scena "reale" dopo il luttuoso finale della tragedia "teatrale" dei Personaggi.

Lorenzo Mucci

Ultima modifica il Lunedì, 18 Febbraio 2019 07:07

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