sabato, 11 luglio, 2020
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IVAN E IL DIAVOLO - regia Alberto Oliva e Mino Manni

Ivan e il diavolo Ivan e il diavolo Regia Alberto Oliva e Mino Manni

Progetto e regia Alberto Oliva e Mino Manni
con Mino Manni e Alberto Oliva
Scenografia Serena Zuffo
Costumi Marco Ferrara
Aiuto regia Silvia Marcacci, Silvia Girardi
Disegno luci Alessandro Tinelli
Teatro Libero, Milano dal 7 al 19 marzo 2013

www.Sipario.it 9 marzo 2013
 

Il nuovo spettacolo de I demoni porta in scena una personale interpretazione di uno dei capitoli più interessanti de I fratelli Karamazov. Nel testo di Alberto Oliva e Mino Manni si intrecciano i racconti che Ivan fa al fratello Alëša, il dialogo con il diavolo e avvenimenti di cronaca contemporanea. In un crescendo di drammaticità siamo condotti nei meandri della testa di un uomo che riflette ossessivamente sulla vita e sulla conformazione del reale.
L'Ivan di Oliva battibecca razionalmente con la propria allucinazione ma, nel profondo del proprio essere, è dilaniato da questa lotta interiore e vive con rabbia la dolorosa verità di un mondo che richiede la sofferenza innocente per costruire l'armonia eterna. Il diavolo di Manni è un parassita, un personaggio bizzarro e volgare, ben lontano dall'immaginario comune di un essere metafisico spaventoso e imponente nel suo apparire tra fuoco e fiamme. Tuttavia nella sua esasperata stupidità e tangibilità, egli porta avanti una verità fortemente dostoevskijana, forse ancor più spaventosa: le radici del male affondano nelle profondità dell'animo umano. Da sempre nel cuore dell'uomo si combatte la lotta tra Dio e il diavolo e il contraddittorio è l'essenza stessa della vita, altrimenti tutto si spegnerebbe in un piatto "osanna" o in un "due più due uguale quattro". La libertà nasce dallo scarto tra bene e male, la fede germoglia dal crogiolo del dubbio, la felicità prende forza dal suo opporsi al dolore.
Molto ben realizzati scenografia (Serena Zuffo) e costumi (Marco Ferrara). Interessante la decisione di ambientare lo spettacolo in bagno, uno dei posti più intimi della nostra realtà quotidiana. La stanza, dal perimetro perfettamente geometrico ma lurida, diviene espressione della mente di Ivan, luogo di scontro perenne tra razionalità euclidea e pensieri meschini, incarnati dal diavolo che, non a caso, veste un costume in linea con l'ambiente. Ivan, nella propria veste ordinata e pulita, rimbalza da una parete all'altra, condannato a subire l'incapacità della ragione di comprendere e accettare le leggi del mondo. Forse sarebbe meglio vivere nei panni di una casalinga di un quintale e credere in ciò in cui crede lei, lasciando che l'intelligenza soccomba alle certezze della stupidità. O forse, come suggerisce Dostoevskij in molti suoi romanzi, resta aperta un'altra via: vincere l'irrazionalità della sofferenza con l'irrazionalità dell'amore, percorso che Ivan non riuscirà a intraprendere.
Un Dostoevskij come non l'avevamo mai visto, che lascia spazio a schizofrenici stati d'animo tra risate e momenti di forte coinvolgimento emotivo, che alterna la follia di un "Mambo Number Five" alla drammaticità dei fatti della strage di Beslan. Un tentativo riuscito di rendere le parole dostoevskijane vivide ed energiche immagini teatrali, coinvolgenti e talvolta inaspettate, come sarà il finale.

Serena Lietti

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 09:08

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