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INTERIORS - regia Matthew Lenton

"Interiors", regia Matthew Lenton. Foto Piero Quaranta "Interiors", regia Matthew Lenton. Foto Piero Quaranta

ideazione e regia Matthew Lenton
creazione Vanishing Point
musiche e sound design Alasdair Macrae
costumi Luisa Gorgi Marchese
spazio scenico Francesca Mercurio
con Clara Bocchino, Giuseppe Brunetti, Ivan Castiglione
Sergio Di Paola, Rebecca Furfaro, Lucienne Perreca
Giorgio Pinto, Ingrid Sansone
Produzione Tradizione e Turismo - Centro di Produzione Teatrale Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro
A Napoli, Teatro Sannazaro, dal 3 al 12 maggio 2019

www.Sipario.it, 24 maggio 2019

È un silenzio ovattato quello in cui veniamo subito immersi. Il dialogo muto dei personaggi in scena dei quali vediamo il labiale, è un comunicare fra loro accompagnato da gesti di ordinaria quotidianità. Quelli di una conviviale cena. Ci troviamo così a spiare, da fuori, dentro la grande vetrata di una casa ben illuminata. Non udiamo le parole, ma capiamo i loro dialoghi dalle azioni che compiono, dalle gag e dai gesti goffi, educati, sospettosi, che determinano i loro rapporti. Mangiano, bevono, brindano, ballano, flirtano. Sono stralci di esistenze solitarie raccontate nella routine di un banchetto annuale creato per celebrare il tramonto del giorno più buio del lungo inverno polare. A organizzarlo è un uomo, vedovo, che vediamo in un buffo inizio girare per casa in mutande, intento nei preparativi della tavola per i suoi ospiti, mentre la giovane nipote, furtivamente, si specchia e trucca. Gli ospiti, vestiti di pelliccia, arrivano uno alla volta, chi portando una torta, chi del vino, chi armato di pistola per proteggere gli orsi polari. C'è un cacciatore, un nuovo vicino, anche una coppia il cui rapporto, apparentemente felice, si rivelerà fallimentare in una divertente scena in cui lui chiede a lei di sposarlo e lei, imbarazzata, rifiuta e va via. Non tutti i sette commensali si conoscono. Dall'impaccio iniziale gradualmente cominciano a rilassarsi. E noi, che progressivamente entriamo nella loro privacy, immaginiamo i loro stati d'animo, ci chiediamo quale storia c'è in ognuno di loro, qual è il loro passato, cosa hanno vissuto, cosa vivranno? Lontano dal perverso voyerismo televisivo, quello teatrale di Interiors del regista britannico Matthew Lenton, è uno sguardo malinconico, delicato e divertente, in un interno domestico che, a sua volta, ci spinge dentro quello più intimo dei personaggi colti nei loro pensieri e nel bisogno nascosto di trovare un rifugio accogliente che ispiri sicurezza e protezione dal minaccioso mondo esterno. Il commento fuori campo di una donna che, successivamente, comparirà come un fantasma ai bordi della scena, ci svelerà le vite di persone sole alla ricerca di calore umano, impegnate in un rituale che tutti compiamo, inventiamo, per distrarci dall'inevitabilità della morte. Quella figura spettrale ci annuncerà, infine, di ciascuno, il luogo, la data, il come morirà. E subito dopo, nel finale, uscirà dal suo angolo di osservazione, alla ricerca di un'altra casa, di altre persone da scrutare, altre vite da raccontare. A distanza di dieci anni è ritornato in scena, in un nuovo allestimento, questo pluripremiato spettacolo ideato e diretto da Matthew Lenton, fondatore e direttore artistico della compagnia teatrale Vanishing Point di Glasgow. Ed è tornato proprio a Napoli sul palcoscenico del Teatro Sannazzaro dove debuttò al Napoli Teatro Festival (ora prodotto da Tradizione e Turismo - Centro di Produzione Teatrale ed Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro), con un nuovo cast, tutto italiano (Clara Bocchino, Giuseppe Brunetti, Ivan Castiglione, Sergio Di Paola, Rebecca Furfaro, Lucienne Perreca, Giorgio Pinto, Ingrid Sansone). A cambiare, rispetto all'edizione precedente, è la dinamica instauratasi tra i personaggi e una parte della scenografia che includeva delle proiezioni ai bordi della grande vetrata. Ma intatta è rimasta la suggestione di questo "Teatro del voyeurismo", o "Teatro come voyeurismo". In ogni caso, del voyeurismo come fuga dalla realtà, del guardare come sostitutivo del vivere o, all'opposto, come intensificazione e analisi del vivere. Il guardare come proiezione di sé su qualcuno, oggetto d'amore o di odio dei propri desideri e curiosità.

Giuseppe Distefano

Ultima modifica il Sabato, 25 Maggio 2019 06:39

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