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regia Elena Barbalich

MACBETH - 
regia Elena Barbalich

"Macbeth", regia Elena Barbalich. Foto Alessia Santambrogio "Macbeth", regia Elena Barbalich. Foto Alessia Santambrogio

Melodramma in quattro atti di Francesco Maria Piave, rivisto da Andrea Maffei,
tratto dall'omonima tragedia di William Shakespeare.
Musica di Giuseppe Verdi
Macbeth ANGELO VECCIA
Banco ALEXEY BIRKUS
Lady Macbeth SILVIA DALLA BENETTA
Dama di Lady Macbeth KATARZYNA MEDLARSKA
Macduff GIUSEPPE DISTEFANO a la patera mano
Malcolm ALESSANDRO FANTONI
Araldo/Medico/Domestico/Sicario ALBERTO COMES
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro OperaLombardia
Direttore Gianluigi Gelmetti
Maestro del Coro Diego Maccagnola
Regia Elena Barbalich
Scene e Costumi Tommaso Lagattolla
Luci Giuseppe Ruggiero
Allestimento del Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona in coproduzione con i Teatri OperaLombardia
Brescia, Teatro Grande sabato 16 novembre 2019

www.Sipario.it, 17 novembre 2019

Drammaturgicamente d'effetto e musicalmente ineccepibile il Macbeth verdiano allestito dal Circuito Lirico Lombardo per la regia di Elena Barbalich, transitato a Brescia in questo novembre in attesa di completare il percorso a Cremona. Spettacolo non nuovo in quanto si tratta della ripresa di un progetto nato a Salerno nel 2006, circolato soprattutto nella penisola iberica, ospitato per ben due volte al Teatro Sao Carlos di Lisbona che ha acquistato l'allestimento; successivamente è stato rappresentato pure a Valladolid, a La Coruna e al Teatre Principal di Palma di Maiorca. Per la sua essenzialità e funzionalità resiste nel tempo a discapito di allestimenti ideologicamente appesantiti e di interpretazioni rivedute e corrette che ultimamente scorrono sui vari palcoscenici lirici. A vederlo sovvengono in mente illustri precedenti cinematografici, del resto Macbeth attira per quelle sue trame fosche e oscure di un potere che divora i suoi stessi artefici. Metafora del potere per eccellenza, la figura del tirannico re di Scozia, suggestione della imperscrutabilità del destino e del fato, vicenda che si perde nel buio dei tempi e della mente eppure il dramma di Shakespeare ha saputo coinvolgere il giovane Verdi. Il compositore bussetano ha cercato al meglio di ricostruire la tensione drammatica e cruda del dramma, conosciuto dalle traduzioni di Giulio Carcano in prosa e di Carlo Rusconi in versi che animavano il dibattito culturale della Milano di metà '800. La ricerca di una scrittura stringente ed essenziale ha portato Verdi a far rielaborare la stesura del libretto di Francesco Maria Piave al suo amico letterato Andrea Maffei e che produsse la redazione del 1847 commissionata dall'impresario Lanari per iI Teatro Pergola di Firenze. Sulle scene di assiste all'edizione definitiva dell'opera, portata a compimento da Verdi nel 1865 in Francia che inserisce ballabili, l'aria di Lady Macbeth La luce langue nel secondo atto e soprattutto allunga il finale del quarto atto con l'inserimento del coro a chiusura. L'allestimento della Barbalich ci restituisce un Macbeth inserito nel tempo e nello spazio di una Scozia primordiale e arcaica, cupa e di allucinato smarrimento nel rincorrere presagi e vaticini. Dal punto di vista visuale lo spettacolo trova il suo punto di forza nei costumi di Tommaso Lagattola che realizza anche l'impianto scenico definito solo da una scalinata, che funge da praticabile e da uno sfondo che riflette luci dai forti giochi cromatici. Nella scena del vaticinio delle streghe del I atto le luci vengono amplificate da schegge di specchio. Pochi elementi: una stilizzata sedia di varia altezza funge da trono, un cerchio come cerchio magico, crogiuolo delle streghe e tavola del banchetto del III atto. Il tutto giocato da luci essenziali che disegnano un ambiente avvolto nel cupo del blu "notturno" e del rosso "sangue", nel finale incupite dal fosco colore verde della foresta di Birnam. Alcune soluzioni tecniche hanno amplificato l'aspetto più teatrale della messinscena come l'utilizzo della voce registrata e elaborata del direttore Gianluigi Gelmetti nella lettura della missiva a Lady Macbeth come per il complesso dei vaticini del III atto predisposte dal famoso tecnico del suono Michael Seberich che ha predisposto l'inserimento delle musiche di retropalco sapientemente registrate. Gianluigi Gelmetti, a capo dei complessi dell'ottima orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, ci restituisce una lettura lineare dello scritto verdiano, senza eccedere nella resa eroica o sanguigna del dramma musicale, particolare invece è stato il lavoro fatto sulle voci, specie nei confronti del personaggio di Lady Macbeth affidata al soprano Silvia Dalla Benetta. Il soprano possiede tutta la gamma di estensione che Verdi ha previsto per il personaggio, agilità e fraseggio, culminato nella resa della scena del brindisi, morbidezza nella resa anche dei momenti di forte escursione tra i registi; nella scena delle sue arie sia in "La luce langue" e del Sonnambulismo. Gelmetti, d'accordo con la regia, in alcune parti trasforma il canto in un declamato con recitati smorzati accentuando alcune parole chiave, certamente la centralità del canto si perde ma si acquista l'attenzione sulla parola che spesso nell'opera viene trascurata. Austera la resa vocale del protagonista Angelo Veccia che ha delineato un eroe dilaniato e tormentato dai suoi incubi, interpretazione senza scadere nella recitazione ad effetto ma rimanendo sul filo dell'espressività contenuta ma efficace come il risultato del sogno di Banco e della aria finale "Pietà, rispetto, amore". Ottima resta vocale e scenica il Banco del basso Alexey Birkus, autoritario, bella voce omogenea e pastosa, come quella del tenore Giuseppe Distefano, Macduff, nella difficile aria "Ah, la paterna mano", resa con attenzione e giusta drammaticità. Alle parti principali si sono affiancati con professionalità e buona resa vocale nei loro interventi, Katarzyna Medlarska, Dama di Lady Macbeth, l'esuberante Alessandro Fantoni come Malcolm e Alberto Comes dei diversi ruoli di medico/domestico/sicario. Imponente la resa del coro, diretto da Diego Maccagnola in tutti i suoi ruoli che vedevano impegnate le donne nelle vesti delle streghe e gli uomini avvolti nei tartan scozzesi grigi e neri con trucchi mimetici per impersonare i soldati di Macbeth e nella parte del popolo, struggente in "Patria oppressa" che la regia propone in maniera di sacra rappresentazione barocca resa in uno statuario fermo immagine da cui lentamente prendono movimento i personaggi che con pietà raccolgono i cadaveri dei delitti di Macbeth. Successo pieno con un teatro esaurito con un pubblico variegato per età, che ha sostenuto già nel corso dell'esecuzione gli artisti e chiamandoli più volte alla ribalta.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Venerdì, 22 Novembre 2019 02:25

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