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EUPHONIA SUITE - EUGENIO FINARDI IN CONCERTO

Eugenio Finardi in concerto. Foto Renzo Zattarin - fotoclub padova Eugenio Finardi in concerto. Foto Renzo Zattarin - fotoclub padova

con Mirko Signorile, pianoforte 
rassegna Castello Festival
Piazza Eremitani, Padova, 30 giugno 2022

www.Sipario.it, 6 luglio 2022

Al Castello Festival di Padova, rassegna musicale alla sua ottava edizione, con direzione artistica di Maurizio Camardi arriva sul palco di Piazza Eremitani Eugenio Finardi in prima regionale e unica data per il Veneto. Iniziamo da qui. Credere che “panta rei”, tutto scorre, è più che un dovere una certezza, il tempo del passato ci lascia ricordi ma volge al presente contemporaneo, quando non al futuro. Va da sé dunque che il trascorso, appunto, è passato, e in qualche modo va a scontrarsi col rinnovamento dell’oggi, ed è inevitabile per cui tutto, anche la musica, deve fare i conti con questo. Penso lo sappia bene anche Eugenio Finardi, un cantautore storico, che dopo anni di chitarrate (da non intendersi come dispregiativo, caso mai tutt’altro) e andamenti rock e pop torna sulla scena (da qualche anno in qua) in una veste completamente diversa, che certamente torna al vecchio repertorio, si rifà agli anni del debutto, e del grande successo “impegnato” che lo ha visto protagonista assieme ad altri numerosi colleghi, con brani diventati veri e propri must, un paio su tutti, “Musica ribelle” e “Extraterrestre”. Parliamo di un’altra epoca, e appunto, siccome tutto scorre, eccoci a scrivere di questi giorni, di come la musica a mio parere, involutasi non poco, vada spesso recuperata pescando nella qualità di altre epoche, non che adesso non ci sia ma fa poco capolino, come si dice. Ecco che allora “Euphonia suite”, il concerto di Eugenio Finardi, prende una direzione volutamente riflessiva, appare agli occhi e alle orecchie di chi va a sentirlo in trio (quasi del tutto jazz) come un nuovo capitolo del suo percorso, sentimento poco nostalgico, dove però la rilettura di alcuni brani soffre, è incompatibile per certi versi con le ritmate musicali di allora, questione proprio di costruzione dei brani. Finardi presenta le sue canzoni più famose in una versione che, con pianoforte e sassofono assumono una dimensione sognante ma talvolta fuori dallo schema originale. A un’introduzione abbastanza lunga di parole, lui stesso ammette di farlo spesso, segue dunque un concerto intimo, a bassi toni, dove spicca la sempre bella voce del cantautore, che innanzitutto spiega che il periodo di lockdown l’ha portato proprio a pensare a questo nuovo progetto. Ora Eugenio Finardi, che come tutti noi in maniera naturale evolve il proprio cammino, presenta alcune sue canzoni di punta negli anni d’oro del cantautorato, partendo da “L’erba voglio”, per continuare con “Soweto”, proponendo anche il nuovo singolo “Katia” tratto dall’album nuovo che verrà pubblicato a settembre. Spiazza un po’, ma non a tutti, sembra, la direzione musicale che con questo progetto Finardi va a intraprendere, le canzoni cambiano certo connotazione e qualcuna non è nemmeno così riconoscibile se non dal testo. Vero è che non si è più quelli di un tempo, e gli stessi brani, che di storia ne hanno fatta, entrano in altre dimensioni quando sono aggiornate, o questo almeno è quello a cui si assiste in Piazza Eremitani, al Castello Festival. La piazza però è quasi esaurita nei posti a sedere, la voglia di sentire Eugenio Finardi probabilmente c’era tutta. Le atmosfere sono blues, jazz ma come lui stesso dice vanno anche oltre, probabilmente entrano in quegli anfratti di nuova generazione citata prima. Il concerto dura più di un’ora e mezza, e Finardi canta “Diesel”, fa un omaggio a Franco Battiato con “Oceano di silenzio”, poi “Mezzaluna”, e “Le ragazze di Osaka”, che rimanendo orfane dell’organo elettrico stentano ad abbracciare il pubblico, perdendo un po’ della propria forza. I musicisti sul palco con lui, Mirko Signorile al pianoforte e Raffaele Casarano al sassofono sono entrambi di gran buona levatura, e il trio fa del proprio meglio, non riuscendo però a coinvolgere molto la platea. O è solo un’impressione personale? Se invece il pubblico sta composto e silenzioso di fronte a un’innovazione, e se la gode tutta? Rimane il dubbio, ecco. Il cantautore comunque continua la serata, che apparta il ritmo, e lo fa continuando con qualche altro omaggio, al quale fa seguire “Un uomo”, “Ambarawoogie”, “La radio”, “Amore diverso”, che procura sempre delle belle emozioni, “Vil coyote” e un altro omaggio a Ivano Fossati, “Una notte in Italia”, forse il miglior brano suonato nel live. La conclusione è affidata a due classici della sua produzione, “Extraterrestre”, che anche qui perdendo il basso cala un po’, e “Musica ribelle”. Tutto finisce bene, Finardi dal canto suo a inizio concerto aveva anticipato che il progetto musicale si componeva anche di una certa improvvisazione partendo dalla ricezione di cosa gli spettatori provavano man mano. E il pubblico pare esser rimasto soddisfatto.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Mercoledì, 06 Luglio 2022 19:38

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