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EMPATIA - con Antonella Ruggiero

Antonella Ruggero. Foto Riccardo Davoli, FOTOCLUB PADOVA Antonella Ruggero. Foto Riccardo Davoli, FOTOCLUB PADOVA

con Antonella Ruggiero, e Roberto Colombo, vocoder,  Ilaria Fantin, arciliuto, Maurizio Camardi, fiati
con Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Francois Lopez-Ferrer
rassegna Castello Festival 2023
Padova, Piazza Eremitani, 4 luglio 2023 – prima nazionale

www.Sipario.it, 7 luglio 2023

Torna a Padova Antonella Ruggiero, e torna con un progetto dedicato al suo ultimo album Empatia, che dà il titolo peraltro al concerto in scena nell’ambito del Castello Festival. Sul palco di Piazza Eremitani, al centro di Padova, tanti musicisti importanti che in accompagnamento alla (sempre splendida) voce della Ruggiero fanno ben sperare già sulla carta. Il concerto si apre con alcuni brani proprio dell’ultimo album, Empatia appunto, Nos padre, per continuare con Veni veni Emmanuel, anch’esso facente parte dell’album e del nuovo corso della Ruggiero,  quello abbracciato da qualche anno ormai, di musica sacra e classica ma senza tralasciare i successi di un tempo, riarrangiati da un mostro sacro come Roberto Colombo. Il suono che nesce già da queste prime note è pulito, lineare, con slanci di sacralità e di atmosfere sulfuree a placare il tempo, a renderlo slow in qualche modo. E’ così che la Ruggiero da qualche anno ha abituato i suoi fans, portandoli in altre dimensioni della musica, che anche se può rimaner leggera, talvolta, sconfina e sublima, pur nella difficoltà in certi casi, del seguirla. Come non omaggiare Fabrizio De Andrè, poi, di cui infatti viene eseguita una strascicante, affettuosa  Creuza de ma, dove la Genova originaria, nativa, esce allo scoperto e sembra di sentire odori e sapori antichi. Maurizio Camardi ai fiati e Ilaria Fantin, all’arciliuto, assieme alla batteria, realizzano compiutamente il lavoro, danno il resto dell’energia e della meditazione attraverso i loro strumenti, e son colonne portanti e determinanti nel concerto, col gusto di ascoltarli parte in causa, unione complementare alla voce della cantante genovese. Si continua con qualche altro brano da Empatia, di alta lirica che richiama per sensazioni un altro album (eccezionale) del duo Ruggiero-Colombo, Pomodoro genetico, per poi dare spazio all’Orchestra dei Padova e del Veneto con Romanza in fa di Beethoven. Le atmosfere diverse vanno e vengono ma anche si mescolano e si fondono, in un tutt’uno, che è la musica e il suo svolgersi. Poi tornano gli antichi splendori in chiave riarrangiata, due vecchi successi dei Matia Bazar come Per un’ora d’amore, Cavallo bianco, e Amore lontanissimo, brano con cui la Ruggiero partecipò al festival sanremese da solista nel 1998. Confessa poi un ricordo di giovanissima, quando ascoltava spesso alla radio una canzone, e si innamorava di quelle note, ed era Impressioni di settembre, della Pfm, che offre in una sua personale versione di grande fascino. Una voce, quella di Antonella Ruggiero, che si staglia alta e prepotente, con una forza ammaliante, che non è certo più quella sbarazzina e frizzante, impeto e studio. E’ divenuta nel frattempo più armonica, matura, sostanziale, e ogni suo concerto possiamo dire che è un’esperienza da vivere, da apprezzare. Siamo ai brani finali quando l’artista intona Ave Maria, altra canzone di De Andrè, e poi Echi d’Infinito, (Sanremo 2005),e ancora la ritmata Kirye e una sorprendente Vacanze romane, che fa pensare ai cafè chantant, con molto uso dei violini. C’è qualche indecisione sui bis, che sono pochi minuti dopo Ti sento, e non sapendo dove pescare, riproponendo ancora Kirye, visto il tamburellare apprezzato e ritmato precedente del pubblico. Certo, ancora una volta Antonella Ruggiero si dimostra artista completa, raffinata, che non può reggere come alcuni altri suoi eccellenti colleghi i paragoni con la musica affievolita e spenta nella qualità di questi nuovi anni, di questa nuova era. 

Francesco Bettin

Ultima modifica il Giovedì, 13 Luglio 2023 09:01

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