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Premio Ubu 2011: Il sorriso di Franco e Pina per continuare di Nicola Arrigoni

Pina Bausch e Franco Quadri Pina Bausch e Franco Quadri

 

I Premi Ubu 2011 fra ex aequo e giovani alla ribalta

Premi Ubu 2011 si sono compiuti nel solco inevitabile e doveroso del ricordo di Franco Quadri, l'inventore di quello che è definito l'Oscar del teatro italiano, l'intellettuale, il critico militante, l'animatore instancabile di quarantanni e più di vita teatrale. Hanno voluto che il Premio Ubu continuasse – almeno per quest'anno – i figli Jacopo e Lorenzo, la redazione coesa della casa editrice Ubulibri, Cristina Ventrucci e il suo staff. A presentare la serata – svoltasi al Piccolo Teatro – è stato Gioele Dix, perfetto, pungente al punto giusto e alla fine – con malcelata sorpresa ed emozione sincera – premiato con un Ubu speciale, lui che giocosamente ha sempre atteso la telefonata in cui Franco gli dicesse: «Gioele hai vinto». Forse per voler sottolineare la continuità e la voglia di proseguire sono stati chiamati i premiati dell'anno scorso a consegnare gli ambiti riconoscimenti a compagnie, artisti, registi per l'anno 2011, così come nel segno della continuità immutato è rimasto il gruppo dei 53 critici referendari.

Al Piccolo Teatro l'omaggio/ricordo a Franco Quadri è stato affidato a un filmato con foto che lo hanno mostrato al fianco delle più importanti personalità del teatro italiano e internazionale, da Pina Bausch, a Tadeus Kantor, da Eugenio Barba a Dario Fo, solo per fare qualche nome, un album dei ricordi che ha aperto la cerimonia senza tristezza, ma con un gran senso di riconoscimento che ha attraversato l'intera serata. I Premi Ubu senza Franco Quadri sono premi che perdono in individualità – tanti gli ex aequo – e acquistano in voglia di condivisione, voglia di far gruppo e scommettere sui giovani. Passato e presente con tensione al futuro si intersecano nei risultati del referendum, una votazione che ha messo in evidenza una cosa: la necessità di dare voce alla voglia di riforma e all'azione politica che il teatro può e deve svolgere come assemblea di spettatori che compartecipano al sogno comune di un mondo altro ma possibile, che accade nel qui e ora della scena.

Così i premi speciali – tanti, forse troppi – hanno subito dato l'impressione di voler frequentare lo spazio liminale fra realtà e finzione, tradizione e voglia di rinnovarsi. La difesa di un teatro di comunità passa così attraverso l'esperienza del Teatro Povero di Monticchiello come nel lavoro sul gesto danzato nel quotidiano, portato avanti da Virgilio Sieni e si concretizza nel Teatro Valle Occupato, laboratorio di politica e poesia attivate sulla necessità di rifondare il Paese partendo dal basso, da quell'individuo sociale che Mario Perrotta porta in scena e dalla voglia di guardare avanti, anche grazie alle aperture internazionali offerte dal festival Prospettiva di Torino, ideato da Fabrizio Arcuri. Il teatro che fa pensiero è quello che con coraggio e costanza documenta Rai Radio Tre, ma è anche il premio Retecritica dato dai siti di teatro alla giovane compagnia Menoventi e a Ricci/Forte, votati dagli internauti.

In questo oscillare fra legame alla tradizione e tensione innovativa si muovono i premi 2011, per cui il migliore attore è andato con lungo, interminabile e calorosissimo applauso al decano degli attori italiani, Gianrico Tedeschi premiato per La Compagnia degli uomini di Ronconi, mentre la migliore attrice è duplice, da un lato Mariangela Melato per la sua Nora ronconiana e dall'altro Federica Fracassi che ha vinto tutto: Ubu, Anct e Duse, ma soprattutto rappresenta un'attrice che vive il teatro in tutte le sue forme, colonna portante di quel Teatro i, agguerrito e intelligente che molto contribuisce al presente scenico milanese. Ma è proprio Federica Fracassi che nell'affermare: «Mariangela Melato è il mio premio», dichiara un legame alla tradizione, un omaggio alla grande attrice che dal canto suo evoca lo spettacolo teatrale come risultanza di un'intelligenza collettiva. E al lavoro d'insieme, al confronto di intelligenze si è rifatto Maurizio Balò, scenografo pluripremiato, che ha ricevuto l'Ubu per la scena de Il Misantropo di Molière per la regia di Massimo Castri. Ed è ancora un ex aequo che caratterizza l'Ubu al miglior spettacolo, andato a Pippo Delbono di Dopo la battaglia, in nome di un teatro politico ed etico di straordinaria poesia e alla forza prorompente di The History Boys di Alan Bennet che si porta via anche l'Ubu per la miglior attrice non protagonista, Ida Marinelli, ma soprattutto quello per il miglior attore under 30, ovvero i ragazzi della pièce di Bennet, un gruppo di giovani pieni di energia, degni allievi dei 'professori' Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, fondatori e caparbi animatori di un teatro Elfo-Puccini che molto fa e può per i giovani attori. Luca Micheletti, ventisei anni e un talento strepitoso, si è conqistato l'Ubu come miglior attore non protagonista per La resistibile ascesa di Arturo Ui di Brecht con la regia di Carlo Longhi, spettacolo di forte potenza politica e poetica che forse meritava di più, senza nulla togliere a Micheletti, un attore di cui si sentirà presto parlare per le sue doti eccelse.

In questi Ubu degli 'a pari merito' il premio per la regia è diviso fra Valerio Binasco per il suo Romeo e Giulietta e Mario Martone per le Operette morali, due spettacoli – cui bisogna affinare il Filippo alfieriano sempre di Binasco – in cui la tradizione letteraria e drammaturgia s'interseca con le esigenze di riscrittura che si compiono nell'urgenza del presente della scena e non solo. Non è un caso dunque che in termini di novità drammaturgiche il teatro ritmato dei Babilonia con The End e le invenzioni ardite di Rafael Sprengelburd di Lucido, realizzato dalla compagnia Costanzo-Rustioni, divengano esemplificative di una scena che vuole raccontare il presente e lo fa con un linguaggio che oltrepassa i canoni, che è esso stesso argomento oltre che essere forma espressiva, è mezzo e messaggio al tempo stesso. In questa disanima dei Premi Ubu 2011 sospesi fra presenza e assenza, fra ciò che hanno rappresentato e ciò che potranno essere si pone – simbolicamente – il premio al miglior spettacolo straniero che è andato a Vollmond di Pina Bausch del Tanztheater Wuppertal.

E allora la foto che ritrae Quadri e la grande coreografa tedesca, entrambi sorridenti è il segno di una presenza, quel sorriso appare complice e distante al tempo stesso, è testimonianza di una visone giocosa del mondo e dell'arte e proprio perché giocosa in grado di coinvolgere l'intera sfera dell'esistenza, di fare della vita una vita per il teatro, come le vite vissute da Franco Quadri e Pina Bausch. E' questa voglia di 'giocare' ma anche lo sguardo acceso e pungente verso un domani possibile e da costruire che attende il futuro dei Premi Ubu, un futuro quanto mai incerto ma che ben rispecchia questi nostri tempi, in cui fare gruppo è un po' farsi coraggio a vicenda per continuare a giocare al teatro... che è poi vivere con corpo e anima la vita. E allora, ancora grazie a Franco Quadri...

Ultima modifica il Mercoledì, 20 Marzo 2013 19:29
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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