sabato, 13 aprile, 2024
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STEFANO PODA: L'ARTE DELLA SCENOGRAFIA È PURA LUCE VISIVA, CONNUBIO MAGISTRALE FRA LE ARTI. -di Roberto Facchinelli

2021 "TOSCA" BOLSHOI Theatre of Russia. Foto Pavel Rychkov 2021 "TOSCA" BOLSHOI Theatre of Russia. Foto Pavel Rychkov

Nel mondo odierno del teatro d’opera lirica, abbiamo sicuramente un grande artista italiano che ha portato uno sguardo nuovo del saper fare arte scenografica e regia ad altissimi livelli. Audacia e spirito applicatiivo, senza dubbio, per un’arte scenografica, quella di Poda, pregnante di molteplici potenzialità espressive che spaziano dall’arte scultorea a quella pittorica a quella architettonica senza trascurare l’ausilio delle nuove tecnologie. Il suo nome è adesso noto e comincia a farsi sentire in tutto il mondo con successi meritati, spesso clamorosi: lui è Stefano Poda di origine trentina, anche se, già in una sua intervista assai interessante, sempre per Sipario, non ha voluto spendere molte parole a tale riguardo, anzi, direi che con coraggio ha detto delle verità ovviamente scomode verso un certo “entourage culturale” o verso apparati che riconoscono in ritardo i talenti e le potenzialità artistiche in atto o in divenire. Stefano Poda nasce a Trento nel 1973. La sua vera formazione non è di facile lettura; la sua biografia ricca di realizzazioni scenografiche di livello internazionale non fa cenno sulla sua formazione iniziale. Questa modalità del saper presentarsi al pubblico, ha convinto: essere quello che si è capaci di fare senza entrare troppo nella questione riguardante “ titoli o diplomi”.

8 Otello
2015 OTELLO. Hungarian State Opera, Budapest. Foto Attila Nagy

Poda si mostra già avanti rispetto a modalità che si potrebbero dire, oggi, sorpassate. Il suo modo di operare nell’ambito dell’opera teatrale sono già un esempio alto di come si dovrebbe realmente vivere l’arte: stile garbato ma fortemente ricco e concreto. Vedere un’artista così bravo e capace a coniugare diverse forme d’arte, in un insieme totalizzante e allo stesso tempo essenziale, risulta a dir poco, prodigioso. Tra i pochi scenografi che riesce spesso ad occuparsi contemporaneamente di regia in modo originale e che allo stesso tempo ne cura i costumi e l’aspetto del lighting design sempre con originalità senza mai essere ripetitivo, ridondante. Ogni spettacolo di Poda è uno spettacolo a sé, sempre diverso, con apparati scenografici tecnicamente complessi ma sempre essenziali e puliti nella presentazione, e quindi, impeccabili. Certo ha una sua cifra stilistica, una sua poetica fortemente spiccata e riconoscibile che ad alcuni critici fa storcere il naso. Questo però non deve e non dovrebbe inficiare il suo operato sempre di straordinaria eleganza e basato su un doppio binario: la ricerca e la sperimentazione per un’arte postcontemporanea fino ad un ritrovamento culturale sopra un “sentiero dell’antico saper fare”. Una posizione quella di Poda che mi soddisfa sia in veste di critico, sia anche in qualità di artista visivo-scultore. La mia sorpresa è avere trovato molte attinenze tra il mio lavoro di artista–scultore con le opere scenografiche di Poda. Un’altra cosa curiosa e particolare sta nel fatto che siamo della stessa generazione e nati entrambi a Trento nello stesso anno, 1973. Coincidenze che non sono del tutto secondarie.

1 Faust
2015 FAUST. Teatro Regio Torino (DVD C-Major). Foto Ramella & Giannese

Vi è un filo comune, in sostanza, che lega la mia attenzione alle opere di Poda. Per cui fare una lettura delle sue opere scenografiche non mi è risultato difficile ma assai naturale. Vedo in Stefano Poda le qualità di un artista eccelso capace di affermarsi senza essere per forza portatore di ripetute e sterili accezioni postconcettuali che vogliono far discutere o scuotere forzatamente gli animi quasi ed esclusivamente su un registro di base tendenzioso. Ecco, Poda sa essere potente, ultramoderno, antico, espressivo, concettuale senza essere scandaloso, noioso, pedante. Ma vediamo le sue opere scenografiche; una più interessante dell’altra. Difficile addirittura scegliere fra le tante, visto che tutte le sue opere presentate e presenti sul web o cataloghi sono realmente ricche di spunti interpretativi. Partirei però con le “parole” del Maestro Poda che ha più volte insistito o ribadito il fattore “luce”. Evidente che il suo richiamo è metaforico, astratto, simbolico e allo stesso tempo reale, concreto. Le sue parole sono quelle di uno scultore che plasma lo spazio e i volumi, di un pittore che dipinge dosando sapientemente i colori, di un disegnatore o architetto che progetta e costruisce in modo innovativo, di un fotografo che illumina opportunamente la composizione, ed infine, un regista (a volte dal sapore cinematografico) che coordina i vai momenti e tutte le variazioni possibili dell'opera. Sa muovere i suoi attori con delle coreografie anch’esse ben collaudate e ben calibrate che si innestano con successo nella scena e nel contesto spaziale. Se prendiamo per esempio l’opera del 2019 Contes d’Hoffmann, Opera de Lausanne, ci troviamo d’innanzi ad una spazialità scenica dove involucri, contenitori, reperti plastici, sembrano vivere in un viaggio onirico, quasi proiezione di un passato-futuro che si fa in quel momento presente.

5 Ariane

2019 ARIANE ET BARBE-BLEUE. Théâtre du Capitole de Toulouse (France TV). Foto Mirco Magliocca

In Ariane et Barbe-Bleue, Théatre du Capitole de Toulouse, troviamo anche qui una scenografia dove lo sfondo parietale è una magia plastica in bassorilievo di figure umane aggrumate su di esse, quasi di ascendenza simbolista, dove alcune scalinate intervallano portando il pensiero ad aperture o porte dell’oltre; al centro si interpone una struttura architettonica pulitissima, razionale. Oppure nell’incredibile Otello del 2015, Hungarian State Opera, Budapest, qui la scenografia appare astratta dove una forma geometrica solida e scultorea si impone assieme al chiaroscuro e alla magistrale messa in scena degli attori; un miracolo di intenti cromatici mai visti, una forza espressiva inaudita. Le mani, frammenti di immense grandi mani che emergono e che intervengono come in un incubo tra gli attori, durante l’azione. Il Faust del 2015, Teatro Regio Torino, è un altro capolavoro di Poda: un forma circolare diventa un "occhio" mobile, un anello che crea orizzonti, spazialità molteplici, visioni, nuovi mondi per un racconto attento, minuzioso. Oppure THAIS, Teatro Regio Torino, è un connubio di scultura e architettura tra classicità e visioni corporee ingrandite che portano l’opera ad un susseguirsi di accadimenti in evoluzione di uno stesso paradigma architettonico-plastico-scultoreo. L’arte entra nella scena e la scena interagisce con l’arte. L'azione è in sinergia con la musica trovando ogni qualvolta il cuore spirituale del tema affrontato: ogni forma, ogni movimento é luogo, la vera luce. Un'arte quella di Poda che raggiunge e completa ogni sonorità con tutti i protagonisti presenti in scena. Il tutto porta a valorizzare le grandi voci, l'orchestra e il magnifico corpo di danza.

1 Contes dHoffmann
2019 CONTES D'HOFFMANN. Opéra de Lausanne. Foto Alan Humerose

Poda è oltre; è oltre la modernità, sa essere appunto postcontemporaneo, una definizione ancora da scoprire, capire, comprendere. Ma Poda ha capito, ha compreso le su potenzialità creative e ogni volta riesce a costruire o a plasmare opere perfette, dove l’innovazione espressiva si sposa con l’antico, e dove il racconto è supportato da invenzioni assolutamente geniali; soluzioni capaci di sostenere ogni momento dello spettacolo e quindi sostenere ogni parte della sceneggiatura. Interpreta cioè con vera passione, con vero trasporto emozionale, sempre con eleganza. Bisogna considerare che parliamo di teatro, perciò la scenografia deve anche saper stupire, deve cioè saper emozionare anche, a volte, utilizzando effetti, cosiddetti “speciali”. Certe esaltazioni formali nell’ambito dello spettacolo possono risultare lecite a patto che vi sia un’accortezza tale da non sfregiare le grandi qualità dell’immagine artistica teatrale. E Poda è senz’altro artista capace di rispettare in modo egregio e lungimirante il mondo dell’opera teatrale lirica dimostrando anche una particolare e leale attenzione per una ritrovata aura di sacralità. L’archivio fotografico di Poda traduce bene le mie parole in tal senso, le foto di scena offrono all’osservatore una fonte inesauribile di rimandi formali ricchi di fascino: forme plastiche esteticamente accurate, pertinenti, esaustive. Composizioni visionarie che solo Poda ha saputo creare e saputo far emergere in modo così vivo e coinvolgente. Grazie a Stefano Poda la “scenografia” ha una nuova bellezza - intesa non in senso tradizionalista o romantico - ma quale visione mobile e dinamica dell’arte visiva. Più che nei musei d’arte contemporanea assistiamo qui, nel mondo del teatro d’opera, una nuova scia di luce. Importante sarà quindi tutelare e sostenere tali qualità artistiche, ricche di ulteriori e future possibilità creative.

Roberto Facchinelli

Ultima modifica il Giovedì, 01 Febbraio 2024 05:59

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