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HAMLETMASCHINE - regia Claudio Collovà

Hamletmaschine Hamletmaschine Regia Claudio Collovà

di Heiner Müller
con Dario Ferrari e Nina Lombardino
regia Claudio Collovà
scene e costumi Rosalba Corrao, luci Giovanni Russo, aiuto regia Antonio Lo Bue
produzione Liberiteatri
dal 20 al 30 Ottobre Teatro delle Balate, Palermo

www.Sipario.it, 5 novembre 2011

Cercano l'infinito, ma vivono in una prigione, la finestra è solo spiraglio, sembra un occhio da cui, a lampi, si agita uno spirito, un'anima, Amleto e Ofelia, dal fondo, prendono vita, fantasmi in un vuoto totale, rarefatto. Non riescono a liberarsi da loro stessi, non accettano il divenire, rimasti soli alla fine della tragedia sono costretti a rimetterla in scena, ogni istante è un tempo percepito attraverso il dramma, un dramma perenne, che esplode, implode, instancabilmente. Perché il loro è il dramma stesso dell'uomo, il dramma della vita, immemoriale, eterno, originario; così come il male che loro avvertono è il Male radicato nella storia, nella natura delle cose. Quella di Ofelia è la tragedia di tante donne, destinate a soccombere all'insensatezza della vita, sacrificate ad un uomo e impossibilitate a vivere, "Io sono Ofelia. Quella che il fiume non ha trattenuto. La donna con la corda al collo. La donna con le vene tagliate. La donna con l'overdose, sulle labbra neve. La donna con la testa nel forno a gas"; quello di Amleto è dramma politico ed esistenziale, è orrore per l’incomunicabilità, per l'impossibilità, è ricerca di una verità, tentativo di attraversare il buio di una realtà piegata dalla violenza e dall’oppressione.
Ha molta accuratezza, lirismo della visione e maturità di linguaggio, questo nuovo spettacolo di Claudio Collovà, “Hamletmaschine”, di Heiner Müller, testo fondamentale per il novecento europeo, andato in scena al Teatro delle Balate di Palermo.
Una luce primigenia crea chiaroscuri, i volti si alterano come maschere, le bocche si aprono per urlare ragioni assolute, incarcerate in un unico pensiero, un pensiero fatto di dubbi, dubbi fatte di parole, parole fatte di nulla.
L'Amleto di Dario Ferrari è un clown dalle tinte noir, voce ironica, sguardo truce, l'Ofelia di Nina Lombardino, nasconde una tenerezza commovente, è una donna in bilico sull'abisso dell'orrido, del Male, ma conserva intatta un arcano candore.
La realtà claustrofobica è un'interiorità che giunge alla follia, "Io non sono Amleto. Non recito più alcuna parte. Le mie parole non dicono più niente. I miei pensieri succhiano il sangue alle immagini. Il mio dramma non ha più luogo?": c'è un vero e proprio duello, insito nel testo, tra un interiorità che aspira alla verità,  e una realtà percepita come putrefazione, degrado, calcolo, avidità, ipocrisia; un battito profondo che si mostra nel gioco continuo di scambi tra ciò che appare e ciò che realmente è; queste le due frequenze che danno forza intrinseca alla rappresentazione, una forza che è fatta soprattutto di essenzialità.

Filippa Ilardo

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 07:24

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