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HORCYNUS ORCA - regia Claudio Collovà

"Horcynus Orca", regia Claudio Collovà "Horcynus Orca", regia Claudio Collovà

da Stefano D'Arrigo
drammaturgia e regia Claudio Collovà
con Vincenzo Pirrotta, Manuela Mandracchia, Giovanni Calcagno

scene e costumi Enzo Venezia

luci Nino Annaloro

musiche Giuseppe Rizzo

video Alessandra Pescetta

produzione Teatro Biondo Palermo
Palermo, Teatro Biondo dal 6 al 15 maggio 2016

www.Sipario.it, 13 maggio 2016

Claudio Collovà dopo aver vagato per una decina d'anni nei labirinti dell'Ulisse di Joyce, s'avventura adesso con tanta lena nei marosi agitati di Scilla e Cariddi cercando d'arpionare l'Horcynus Orca di Stefano D'Arrigo, trattando l'argomento, nella sceneggiatura con Dario Tomasello, come un'Odissea visionaria più vicina a noi o una nuova Comoedia in tre tempi o in tre cantiche di memoria dantesca, mettendolo in scena al Biondo di Palermo che l'ha prodotto. Il voluminoso romanzo di 1257 pagine, dedicato alla moglie Jutta, invero era stato già proposto al Teatro greco di Taormina nel luglio del 1989, senza lasciare tracce, in un'edizione di Taormina Arte ad opera di Roberto Guicciardini che s'era servito d'una libera riduzione ad opera dello stesso D'Arrigo e di Biagio Belfiore, avendo tra gli interpreti principali Renzo Giovampietro, Aldo Reggiani, Paola Pitagora, Regina Bianchi, Anna Moleti. L'Horcynus Orca, come è noto, ha avuto un'incubazione di circa 20 anni, dal 1957 al 1975 e racconta in soli cinque giorni le vicende di 'Ndrja Cambrìa, marinaio della fu Regia Marina che ritorna, dopo il Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943, a Cariddi (adesso Torre Faro), suo paese natale, sulle rive dello Stretto di Messina, scenario immaginifico e allo stesso tempo tremendo di tutto il racconto. L'opera dalla struttura complessa e raffinata, architettata con un linguaggio che ha le radici nell'antico dialetto siciliano, affronta il mito dell'eroe errante, presente nella letteratura dalle origini fino ai nostri giorni, dall'Odissea di Omero all'Ulisse di James Joyce, con un'attenzione particolare alla cultura e agli scrittori marinareschi come Melville, Conrad, Stevenson, Hemingway. Qui il mare o meglio il suo fondale è ri-proposto attraverso un video in bianco e nero di Alessandra Pescetta le cui immagini appaiono ad ogni apertura dei tre tempi denominati Transito, Ricongiungimento, Morte. Sono immagini di corpi nudi, vivi o morti scivolanti o sguscianti tra alghe e oggetti di varia natura, accanto a fotografie formato tessera o dagherrotipi: costante quest'ultima che caratterizzano gli spettacoli di Collovà. Ancora più evidenti ( le foto) quando la femminota un po' maga Ciccina Circé di un'infoiata Manuela Mandracchia (più avanti pure nei panni del fantasma dell'Acitana, madre di 'Ndrja, morta di parto nel dare alla luce il secondo figlio, prima di sposare Caitanello) traghetta con la sua barca sulla sponda sicula 'Nndria Cambia dello scialbo Giovanni Calcagno, tenendo a bada le fere ( i delfini) con il dolce suono dei suoi campanellini e tutto il fondo scena di Enzo Venezia (suoi pure i costumi) è occupato da una quadreria di volti e immagini, tenuti insieme da ganci, gomene e sartie varie, che ricorda un po' il finale a sorpresa del film La migliore offerta di Giuseppe Tornatore. Per tutte le tre ore dello spettacolo, complici le musiche grevi di Giuseppe Rizzo, odoranti di mare salato e di bombe che echeggiano lontane, si respira un'aria di morte, di day after, sin da quando all'inizio quel soldato alienato di Vincenzo Pirrotta ( che poi si calerà nei panni di Caitanello padre del protagonista) si mette addosso dei cenci che trova e tira sassi su quel pezzo di spiaggia calabra, discutendo col protagonista cui preme tornare a casa. E quando vi arriva si troverà davanti una grande caverna occupata da un groviglio di reti e vele, in mezzo alle quali spicca la sua foto di marinaio, e un padre che stenterà a riconoscerlo, più interessato alle prime ad innaffiare con acqua salata una grande orca a testa in giù piuttosto che ascoltare il figlio partito tre anni prima e che da sei mesi non ha sue notizie. Morirà in maniera babba 'Ndria Cambria, colpito da una palla di cannone in fronte scagliata da una nave inglese, vanificando il sogno di potersi comprare una barca per la pesca, una palamidara, con le mille lire che avrebbe guadagnato con una gara nautica con americani e inglesi, infrangendosi i suoi sogni tra quelle spiagge di Cariddi abitate dai suoi amici pescatori, chiamati pellisquadre per via della loro pelle indurita dal mare e dal sole somigliante a quella del pescecane. Sono tanti i personaggi che popolano l'opera di D'Arrigo, qui sintetizzati da solo tre attori, non si sa se per scelta di Collovà o del Biondo che deve stringere la cinghia. Fatto sta che lo spettacolo è stato accolto con applausi vellutati, registrando la sala alla fine moltissime poltrone vuote.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Domenica, 15 Maggio 2016 14:52

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