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DOPO LA PROVA/PERSONA - regia Ivo van Hove

"Persona", regia Ivo van Hove "Persona", regia Ivo van Hove

di Ingmar Bergman
regia Ivo van Hove
drammaturgia Peter van Kraaij
con "Dopo la prova": Rachel Marieke Heebink, Hendrik Vogler Gijs Scholten van Aschat, Anna Gaite Jansen
"Persona": Elisabeth Vogler Marieke Heebink, dottore Frieda Pittoors, marito di Elisabeth Gijs Scholten van Aschat, Alma Gaite Jansen
scene Jan Versweyveldsuono Roeland Fernhoutcostume An D'Huys
disegno luci Riccardo Sica
produzione Toneelgroep Amsterdam
in coproduzione con Théâtre de la Place (Liège), Théâtres de la Ville de Luxembourg, Maison des arts de Créteil
in collaborazione con Auteursbureau ALMO bvba
Milano, Piccolo Teatro Strehler dal 21 al 23 maggio 2015

www.Sipario.it, 22 maggio 2015

Poco conosciuto in Italia e attivo in ambito nordeuropeo, Ivo van Hove (1958) - pluripremiato regista teatrale di origine belga divenuto direttore artistico del Toneelgroep Amsterdam (Compagnia Teatrale Municipale di Amsterdam, la più importante in Olanda), famoso nei principali Teatri e Festival del mondo per il suo lavoro sui testi sia classici sia contemporanei, per le sue produzioni sperimentali e per gli adattamenti attraverso la lente dell'oggi di sceneggiature di altri registi - per la prima volta è ospite del Piccolo Teatro Strehler con un dittico composto da Dopo la prova e Persona (recitati in olandese con sopratitoli in inglese e in italiano), trasposizioni teatrali di due capolavori di Ingmar Bergam di cui van Hove è fortemente appassionato. I due testi affrontano il significato dell'arte e del teatro nella vita dei singoli e nella società in generale riflettendo in particolare sul concetto d'identità e sul continuo intrecciarsi tra realtà e finzione nel quotidiano e sul palcoscenico.

Dopo la prova (tratto dal film del 1984) racconta un dialogo dopo una prova teatrale tra Hendrik Vogler, maturo regista che sta mettendo in scena il Sogno di Strindberg, e Anna, giovane attrice da lui diretta nella pièce. Dal testo il discorso si sposta sulla vita nei vari aspetti e in particolare sulla menzogna intessendo man mano i fili di una seduzione reciproca fino all'improvvisa apparizione del fantasma di Rachel - madre di Anna e attrice (che ha lavorato con Vogler di cui è stata anche amante malgrado fosse sposata con il padre della giovane) scomparsa anni prima in una clinica per alcolisti - in un ambiguo gioco tra realtà e finzione, vita e teatro in cui fluttuano dolorosamente ricordi, frustrazioni, sofferenze, insicurezze, desideri, passioni... in un groviglio che nell'animo di ciascuno riporta a galla un passato che diventa presente confondendo Anna con la madre e viceversa e tormentando invece di risolvere e superare.
Un sottile gioco di fioretto che porta inesorabilmente al massacro reciproco attraverso un pathos contenuto, ma continuo.

Anche Persona (tratto dall'omonimo splendido film del 1966 con interpreti Liv Ullmann e Bibi Andersonn) ha come protagonista un'attrice, Elisabeth Vogler (singolare il ritorno del cognome), che durante una recita di Elettra è colta da un incontenibile accesso di riso al quale segue un assoluto mutismo, un radicale rifiuto a parlare e a relazionarsi con gli altri.
Splendido l'incipit con la donna dal corpo nudo, marezzato con colori finissimi quasi a mettere in evidenza i fasci muscolari e inerme come il suo animo disarmato e indifeso o forse libero da tutto alle prese con un'arcigna eppure valida dottoressa che in una clinica psichiatrica altrettanto nuda e spoglia la affida ad Alma, un'infermiera sicura di sé e dalla vita apparentemente serena e senza problemi.
Trasferitesi in una casa su una spiaggia deserta di fronte a un mare mutevole dagli orizzonti aperti ben resi dalla splendida e quasi cinematografica scenografia che fa sparire le anguste pareti e apparire una vasta piscina, le due donne iniziano un singolare percorso di conoscenza che va oltre il rapporto meramente professionale fino a una sorta di simbiosi in cui l'una è sempre muta e l'altra sempre più loquace. Vengono alla luce segreti inconfessabili creando una sorta di identificazione vicendevole fra le due creature, l'una specchio dell'altra, che in fondo soffrono di angosce e sensi di colpa analoghi con momenti di forte tensione: splendidamente plastica e insieme poetica la scena del violento temporale che trasforma le due donne in sculture della natura artisticamente affascinanti.

Un'interpretazione coinvolgente da parte degli attori (nel corpo e nell'anima) splendidamente diretti dal regista che, pur pennellando con sconvolgente crudezza questa disamina della debolezza umana che ricorre a maschere (persona in latino è originariamente la maschera usata dagli attori teatrali) per sfuggire a se stessa e all'altro, sorprende, prende e convince catturando gli spettatori invitati sulla stessa spiaggia a scavare dentro se stessi.

Wanda Castelnuovo

Ultima modifica il Lunedì, 25 Maggio 2015 10:18

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