martedì, 19 giugno, 2018
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DER PARK (Il Parco) - regia Peter Stein

Maddalena Crippa e Mauro Avogadro in "Der Park", regia Peter Stein Maddalena Crippa e Mauro Avogadro in "Der Park", regia Peter Stein

di Botho Strauss  |  dal "Sogno" di Shakespeare

regia Peter Stein
traduzione Roberto Menin
Personaggi e interpreti: Helen Pia Lanciotti, 
Georg Graziano Piazza, 
Helma Silvia Pernarella, 
Wolf Gianluigi Fogacci
, Titania Maddalena Crippa
, Oberon Paolo Graziosi, 
Erstling Fabio Sartor, 
Höfling / Primo sportivo Andrea Nicolini
, Cyprian Mauro Avogadro
, il giovane nero Martin Chishimba, 
Ragazza / Cameriera Arianna Di Stefano, 
Primo giovane / Pianista / Secondo sportivo Laurence Mazzoni, 
Secondo giovane / Cameriere Michele De Paola, 
Terzo giovane / Cameriere / Terzo sportivo 
Daniele Santisi, Minotauro Alessandro Averone, 
Piccolo Höfling Romeo Diana, Flavio Scannella, 
Morte Carlo Bellamio
scenografo Ferdinand Woegerbauer, 
costumista Annamaria Heinreich, 
lighting designer Joachim Barth
, musiche originali Massimiliano Gagliardi
Roma, Teatro Argentina, dal 5 al 31 maggio 2015

www.Sipario.it, 16 giugno 2015
www.Sipario.it, 16 maggio 2015

Trasfigurato, 'alterato', ma non profanato nella sua essenza poetica il "Sogno di una notte di mezza estate" di Shakespeare diventa straripante tragicommedia in nella rilettura che Botho Strauss (nel 1983) offrì a Peter Stein per una memorabile messinscena che ebbe luogo a Berlino – ora 'ripensata', riallestita per una maratona scenico- attorarale (quasi cinque ore di spettacolo con due intervalli), prodotta dal Teatro di Roma. E approntata all'Argentina a per un ciclo di recite-collaudo propedeutiche alla ripresa autunnale della rappresentazione, il cui humus, i cui fondali lirici e ideologici vanno, a nostro parere, ascritti a quel particolare involucro da 'cupio dissolvi' iconoclasta, asfissia da "Germania in autunno" che è linfa di tanti autori tedeschi, protagonisti della vita culturale europea degli anni ottanta (Fassbinder, Hanke, Muller, Von Trotta, Wenders, Schlondorff e altri ancora). Latori di riflessioni socio-politiche, quindi esistenziali, rese plumbee (come l'icona di quegli anni) da una miscela di consunzione e trasgressione contigue ai 'sensi di colpa' e impotenza (all'utopia di palingenesi), inevitabili al solo guardare indietro (e al presente) di tante macerie, ulcerazioni, non-riconciliazioni post belliche diffuse in quella generazione radiografata senza remissione dal romanzo "I ragazzi dello zoo di Berlino".
In che modo Strauss rimescola (scabramente) le carte? La vicenda originaria viene trasferita in un desolato parco giochi di periferia (che da titolo alla nuova opera, "Der Park"), dove si aggirano personaggi shakeaspiariani mescolati ad altri contemporanei, con preminenza di punk, clochard, prostitute, sbandati senza ritorno. "In un susseguirsi di trentasei cambi di scena su un palco con diciassette attori, si snoda la complessa e simbolica vicenda di Oberon e Titania, il re e la regina delle fate, insieme al folletto di fiducia (Puck)"- promessa mantenuta dal programma di sala. Di fatto, è tutto lo 'sterile incantesimo' del mito e del Bardo a tentare vanamente di 'congiungersi' agli umani, nella speranza di ricondurre questi 'figli di un Dio minore' alla riconquista di un'età dell'oro (prosperità, benessere, relazioni interpersonali) probabilmente mai esistita e certamente non più approntabile dinanzi alla miseria morale e materiale che sembra essersi impossessata del genere umano "all'indomani del grande diluvio e del sonno della ragione fattosi coma e catalessi" (cito me stesso). All'interno di un 'recinto' (con fili spinati?) che da luogo mitico diventa emblema di orrore, scelleratezza, sopraffazione del (momentaneamente) 'più forte'. Sinchè –in questo gioco al massacro, muscolare e 'in stato di natura'- il ruolo di leader- deduciamo- non passerà alle belve ed ai 'tirannosauri' di un già visitabile (al cinema) Jurassik Word. E conseguente scomparsa d'ogni presenza inerente la 'fabula antica' e la partecipazione umanoide.
Della perenne attualità dell'opera è Peter Stein (in conferenza stampa) a sintetizzarne l'essenza: dal degrado della sessualità a "pura merce o tracotanza fisica" ai rigurgiti di razi-nazismo nella nuova Europa delle Piccole Patrie; dalla perdita (per incuria) della memoria collettiva all'angoscia d'ogni idea di futuro e del 'come saremo?'
Sul piano figurativo, "Der Park" si afferma piccolo capolavoro d'inventiva, fantasia, frugalità di mezzi, rimpiazzati dall'estro lunare ed estetico, simile ad un mosaico d'arte povera, che è cifra espressiva (non da adesso) di Stein e del suo 'ensemble'. Dal giocoso naufragio d'un retrobottega circense (come non pensare a Fellini?) alle ultime frecce d'erotismo 'autunnale' della grande Maddalena Crippa; dall'origliare dei 'desparados' dal fogliame illuminato di piccole lampade al ciacolare brechtiano di 'senza tetto e un po' di cuore' si imbandisce un ordito visivo di seduzioni e disincanto che troverà un suo angolo di privilegio nel ricordo d'ogni spettatore 'avveduto e accorto' al proprio ruolo. Interattivo rispetto alla sintonia, o meno, del più nobile rito teatrale: 'non capire' ma vibrare, corpo a corpo, con la mutevolezza della vita e dell'arte.

Angelo Pizzuto


Un parco abitato da incubi e desideri quello di Peter Stein

Emergono tra i rami di un cespuglio quelli che un tempo erano il re e la regina delle fate, si mostrano nella notte in sembianze umane, per attirare l'attenzione e mostrare i propri corpi nudi e ardenti di passione. Sono Titania e Oberon, tornati nel mondo reale, nel presente, per risvegliare negli uomini l'eros perduto. Il bosco del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare diventa un parco pubblico berlinese, dove Cyprian (trasposizione moderna di Puck), sotto sembianze di un artigiano, crea amuleti incantati. Sono due giovani coppie di sposi a essere le vittime delle trame ordite dal mago, che porteranno a scambi continui, tradimenti, rifiuti, gesti folli. Colpa della magia, o forse solo esteriorizzazione dei lati più oscuri della mente? La stessa Titania viene punita dal marito per la sua natura troppo uterina e subisce l'incantesimo di Cyprian: prima prende le sembianze di una bambola spiritata, poi diventa una creatura informe (Pasifae, madre di Minotauro) desiderosa di essere ingravidata da un toro. Accanto a questo mondo metamorfico, si colloca un gruppo di ragazzi punk, aggressivi ma senza alcuno scopo, stereotipo contemporaneo di una società ormai priva di valori e ideali forti. Quella che doveva essere una missione di salvezza, di ritorno all'equilibrio, diventerà una trappola fallimentare per Titania e Oberon, che si ritroveranno soli e vecchi a vivere una storia che non è la loro.
Affascinante e travolgente la regia di Peter Stein, fatta di tre grandi parti, all'interno delle quali 36 scene si susseguono in un allestimento in continuo movimento. Come in un sogno, le cui immagini si fanno sfocate e confuse, allo stesso modo assistiamo a questo incastro di situazioni senza la pretesa di capire ogni singolo passaggio. Un testo eterno quello di Botho Strauss, scritto appositamente per il Maestro tedesco, con cui ha collaborato molti anni presso la Schaubühne di Berlino Ovest. Un testo che trae ispirazione dalla tradizione, si colloca temporaneamente negli anni '80, ma si nutre di tematiche sempre più attuali. Si pensi alla paura dello straniero, alla superficialità con cui si arriva a sposarsi, all'incomunicabilità tra le persone, al finto anticonformismo.
Incredibile il cast che ha preso parte a questo evento spettacolare di oltre quattro ore. Citiamo in particolare la straordinaria Maddalena Crippa, che nei panni della poliedrica protagonista riesce a fare un uso così sapiente della parola; Paolo Graziosi, lugubre e persuasivo prima, inerme e tenero poi; Mauro Avogadro, infimo e volgare Cyprian; Pia Lanciotti e Silvia Pernarella. Der Park (Il parco) è più di uno spettacolo, è un'esperienza teatrale e di vita.

Sara Bonci

Ultima modifica il Domenica, 21 Giugno 2015 11:44

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