domenica, 18 febbraio, 2018
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Lindsay Kemp

Lindsay Kemp Lindsay Kemp

Per lui l'età non conta. A questo mondo sembra esserci da sempre. Lo si può definire un artista senza età oppure come lo hanno definito: "un gentiluomo dipinto di verde, matto come Nijinskij e pazzo come Carmen".

Nato nel 1939, nato "per caso" in una cantina di Edimburgo, a un passo da Liverpool, a lui piace sentirsi più un cittadino del mondo per questo ama inventarsi sempre nuove "patrie, l'ultima dovrebbe essere L'isle of Saint Lewis, in Scozia.

Ha oltrepassato i sessant'anni ma la poesia che lui danza per il teatro va oltre il tempo e la parola stessa.

Figlio prediletto di Tersicore è un poeta della danza teatrale e un intellettuale "di strada".

Kemp, marinaio mancato di una famiglia di marinai, come voleva sua madre che diventò la sua fan più agguerrita, nel '74, firmava quell'autentico pezzo d'enciclopedia intitolato Flowers. Kemp mattatore (come il matto Nijinskij, di cui Lindsay si è eletto corréspondent) di questi Sogni di Luce condivisi con Marco Berriel e Nuria Moreno.

Attraverso le nuvole di fumo e le luci nei suoi spettacoli si può toccare con mano quel identificabile desiderio d'infinito con cui ricerca la propria luce. Infatti è in questa perenne ricerca della "lumiere", che questo splendido mimo e coreografo, ma anche ballerino (sia pure in misura minore), che della gestualità fa un essenziale manuale espressivo e forse inimitabile l'alta e illuminata professionalità.

Ormai mito della mimo-danza, ma anche della negazione della danza, e soprattutto della sua dissacrazione che va dalla beffa alla sofferenza del viverla e dell'esprimerla coreograficamente da "diversi", col peso degli anni addosso e insieme con straordinaria creatività.

Eppure Kemp è sempre stato un grande clown che reinterpreta attraverso il travestimento e il dolorosamente caricato trucco femminile, il mondo della danza d'inizio secolo, in cui Sesso e Arte si mischiano assieme come valori assoluti indispensabili e integrativi tra loro.

Lindsay Kemp è diventato celebre, assieme alla sua compagnia, con spettacoli che hanno girato il mondo e che hanno fatto epoca: "Flowers", "Salomé", "Sogno di una Notte di mezza Estate", "Duende", "Nijinski", "The big Parade", "Alice", "Onnagata" e "Cenerentola". Tutti spettacoli di grandi dimensioni, nonostante la sua linea artistica si sia sviluppata al tempo in cui da solo in scena - un comportamento non troppo ortodosso ed il carattere troppo imprevidibile gli rendevano difficile l’adattamento all’interno di una compagnia - creava sequenze di immagini oniriche brevi ed intense, ispirate ad un modello semplice ed intimo.

Basta ricordare la vicenda umana e artistica di Vaslav Nijinsky e il suo legame con il grande - ma per lui asfissiante - Diaghilev e il tentativo di sfuggirgli col matrimonio (peraltro felice), per comprendere e ricordare l'anomalo erotismo dell'Apres midi d'un faune da Nijinsky appunto coreografato ed eseguito, ma anche la intrigante follia che porterà alla morte il grande danzatore. È proprio la fine di Nijinski, il richiamo al suo diario e financo i terribili elettrochok che lo tramortiscono, che diventano i momenti, più alti, suggestivi e dolorante di uno spettacolo di Kemp. Infatti con il suo originalissimo istrionismo con "Révês de lumière" interpreta i suoi sogni di luce cioè, tutti quei "ricordi" panici del passato di questo originale artista, cui Café de Fleurs fa da prefazione.

Negli ultimi anni, Kemp ha sentito il bisogno di ritornare alle origini, per ritrovare l’essenza creativa delle sue magiche emozioni. È in quest’ottica che, accompagnato da altri artisti di altissimo livello, ci ha proposto "Lindsay Kemp and Friends" e "Rêves de lumière", in una formula che esprime la sua concezione teatrale attraverso una serie di racconti. Ha rivisitato dunque storie passate, riassumendo il percorso artistico degli avventurosi quarant’anni della sua carriera, in una retrospettiva che contiene il meglio della sua gamma espressiva. Un fortissimo carisma all’interno della compagnia, una comprensione istintiva del potenziale simbolico ed emotivo di certe storie e personaggi, delle indimenticabili inventive sceniche, sono le "perle" che hanno caratterizzato da sempre la sua genialità

La vita di Lindsay Kemp si è sempre snodata tra realtà e incubi, tra vita e morte, tra paradiso e inferno, e questo lo si intuisce a pelle quando egli si muove a passettini accorti e sensuali come una top model Anni Venti; per far rivivere la fine di Salieri maledicendolo col Requiem di Mozart e sprofondandolo tra i diavoli al suo "Dies irae". Egli saltella e danza come una donna drogata di sesso in "Carmen la pazza"; s'inciela nella stupenda figurazione dell'"Angelo" nel verdiano finale.

Ultima modifica il Mercoledì, 14 Agosto 2013 07:21
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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