domenica, 02 ottobre, 2022
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Uscire dagli schemi per uscire dalla crisi
redatto da Mariagrazia Giunta
Classe III A, Liceo Scientifico "G. La Pira" di Pozzallo
Docente referente del progetto: Elena Statello
Con la collaborazione di Cannizzaro Mariannna

"La crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. [...] Lavoriamo duro. L'unico pericolo della crisi è la tragedia che può conseguire al non voler lottare per superarla".

Così diceva Albert Einstein, e le sue parole risultano ancora attuali.
Tuttavia, è difficile metterle in pratica, e lo dimostra il milione di giovani lavoratori (di età compresa tra i 15 e 34 anni) che, secondo i dati Istat 2008-2011, rappresenta la classe maggiormente colpita dalla crisi economica in Europa e in Italia, come riportato nell'edizione dell'8 aprile 2012 del Corriere della Sera.
Secondo il comunicato stampa del 2 dicembre 2011, la diminuzione dei giovani occupati, in Italia, viene attribuita principalmente a tre cause: la perdita di attrazione della figura dell'imprenditore, il disinteresse di alcuni giovani (l'11,2% tra i 15 e i 24 anni e il 16,7% tra i 25 e i 29) al lavoro e allo studio e il tasso di anzianità aziendale, che in Italia è superiore rispetto a quelli degli altri Paesi Europei (il 50,7% italiano contro il 44,6% tedesco, 43,3% francese, 34,5% spagnolo e 32,3% inglese).
Steve Jobs, che lasciò il college per dedicarsi a ciò che più gli piaceva, e che finì con l'essere uno degli inventori più famosi dell'ultimo secolo, nel 2005 incitava gli studenti di Stanford a ragionare con la propria testa e ad ascoltare solo la voce del proprio cuore.
Questo modo di pensare e di agire fuori dagli schemi, potrebbe essere applicato anche all'economia, com'è l'esempio della decrescita felice: la teoria formulata da Serge Latouche che prevede la sostituzione delle merci con beni autoprodotti qualora si verifichi un miglioramento qualitativo e un minor consumo di risorse.
L'obiettivo è, in sostanza:"il meno quando è meglio".
La decrescita felice è definita una "rivoluzione dolce" che ha come fine il benessere comune, raggiungibile con una politica incentrata sulla diminuzione del consumo di risorse e di energia e sulla prevalenza della collaborazione sulla competizione.
Un cambiamento che provocherebbe profondi mutamenti, questo è certo, ma non si può escludere che, per risollevarsi ed andare avanti, bisogna essere disposti a cambiare.
Citando di nuovo il grande Einstein:"È nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie".

Ultima modifica il Domenica, 14 Febbraio 2016 08:19
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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