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SONNAMBULI - regia Francesca Merli

Davide Pachera e Laura Serena in "Sonnambuli", regia Francesca Merli. Foto Daniela Banfi Davide Pachera e Laura Serena in "Sonnambuli", regia Francesca Merli. Foto Daniela Banfi

Il vuoto di te, il vuoto del mio cuore
con Davide Pachera e Laura Serena
drammaturgia Camilla Mattiuzzo
dramaturg tutor Francesca Garolla
movimenti scenici Elena Boillat / sound design Federica Furlani / light design Isadora Giuntini
regia Francesca Merli
produzione DOMESTICALCHIMIA
con il sostegno della Fondazione Claudia Lombardi per il Teatro e Campo Teatrale
Campo Teatrale - Milano 5 e 6 dicembre 2019

www.Sipario.it, 7 dicembre 2019

L’orror che move

La compagnia milanese DOMESTICALCHIMIA presenta a Campo Teatrale il suo nuovo progetto, vincitore del bando testinscena 2019 indetto dalla Fondazione Claudia Lombardi. Non è così comune, al giorno d’oggi, imbattersi in gruppi teatrali e teatranti come questo, che seguano un filo logico comune nei loro spettacoli, che abbiano idee contestualizzate e drammaturgie che le rispecchiano. Fondamentale o no (per la sopravvivenza di attori, performer, designer, registi, drammaturghi) sta diventando un concetto indispensabile per il teatro contemporaneo: avere un obiettivo identificabile con chiarezza. Inoltrare un messaggio, di valenza per lo più sociale, non solo attraverso la canonica messa in scena bensì tutto un repertorio di rappresentazioni. È quindi indispensabile che anche il passaggio di idee avvenga alla stessa fulminea velocità alla quale evolve la società contemporanea altrimenti le stesse diventano obsolete, effimere, evanescenti. Rivoluzionarie giusto per il tempo di dire “Bello spettacolo!” poi già volate via. Il teatro come sua rappresentazione muta continuamente e si ha dunque bisogno di nuove domande che sopravvivano nel tempo. 
Il manifesto di DOMESTICALCHIMIA riguarda il cambiamento delle relazioni affettive. La tematica della coppia veniva già affrontata in Una classica storia d’amore eterosessuale (Milano, Teatro Fontana, 12, 13 ottobre 2018) facendo emergere vizi, pregiudizi e sfaccettature di una famiglia che ha bisogno di etichette per non sgretolarsi: scrittore, morto, casalinga, padre, madre, malata di infarto. Anche in Sonnambuli si piomba in una dimensione a marionetta, che sogna di essere, di identificarsi.
L’azione è volutamente poco credibile, posta sopra un paio di righe in un’aura, invece, realistica. È la paura l’amor che move: del vuoto, del silenzio, dei rumori, dell’esterno. Personaggi che hanno bisogno di immaginare per andare avanti riflettono il pensiero leopardiano sul sonno come interrompimento della vita. Non possono fermarsi, ripartire è impossibile, per questo pensiero e azione coincidono sempre comunicando l’assurdità di una routine immutata oppure di una sua continua ricerca. Sono sprovvisti di identità ma forse, proprio per questo, ne acquistano una universale. Si dicono quello che devono fare, rispettano il copione, programmano anche i momenti spontanei, li provano e affinano in una vita coreografata tutta forma e niente sostanza. Ogni cosa perde importanza e quindi diventa di importanza vitale. “Lo squallido corso dei giorni, la torpidezza, la noia hanno ridotto queste creature a vuote parvenze, a fantasmi che indagano invano sulle ragioni della propria esistenza illusoria.” Scrive Ripellino. “Sensibili a ogni fruscio, macchine di presagi, vagheggiano un indefinito futuro, un’età lontana, in cui diverrà più armoniosa la vita. Ma intanto non fanno nulla per estinguere la noia, per alleviare la cruda realtà del presente.”1 Il critico parla degli eroi cechoviani ma la descrizione non è così scollata dai personaggi di Mattiuzzo. Appaiono appagati dalla loro condizione. O forse appaiono e basta risultando per nulla fuori posto in un mondo che dell’apparenza sta facendo il suo cavallo di battaglia. Il cambiamento non ha mai tempo per consumarsi del tutto: c’è sempre un’interferenza, un rumore di sotto e uno di sopra, una luce che non si spegne. Un agguato che può essere portato a termine solo quando la preda abbassa la guardia.
1 A. M. Ripellino, Letteratura come itinerario nel meraviglioso, Einaudi, Torino, 1968

Giovanni Moreddu 

Ultima modifica il Lunedì, 09 Dicembre 2019 20:00

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