mercoledì, 12 agosto, 2020
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SERATA D'AMORE - regia Manlio Santanelli

Isa Danieli in "Serata d'amore", regia Manlio Santanelli. Foto Pepe Russo Isa Danieli in "Serata d'amore", regia Manlio Santanelli. Foto Pepe Russo

omaggio ad Annibale Ruccello
di Manlio Santanelli e Isa Danieli
costumi di Annalisa Giacci
musiche Carlo De Nonno
regia Manlio Santanelli

Napoli, Teatro Nuovo dal 26 al 30 ottobre 2016

www.Sipario.it, 31 ottobre 2016

Omaggio devoto e accorato ad Annibale Ruccello nel trentennale della sua scomparsa

Il Teatro Nuovo e Isa Danieli festeggiano, ricordano, amano oggi più che mai Annibale Ruccello: lo abbracciano, lo incontrano e gli parlano. Lo mettono in corrispondenza col pubblico, facendone un dono prezioso. Perché, come dice la voce narrante all'inizio dello spettacolo Serata d'Amore, certe vite non si interrompono con un punto fermo, ma con una virgola.
Annibale: il drammaturgo geniale, il capocomico coraggioso, l'amico prodigo e divertente... Il ragazzo. Strappato alla vita prematuramente (a soli trent'anni) da un incidente automobilistico. L'autore stabiese non ci ha lasciato una produzione ricchissima: eppure, ogni opera appare oggi in un bagliore di cimelio prezioso. Specie se a raccontarla è lei, Isa Danieli: amica e musa per cui Ruccello scrive quello che da molti è considerato il suo capolavoro. Ferdinando, commedia rivoluzionaria del teatro contemporaneo.
E proprio da Ferdinando la grande attrice (già in forze nella storica compagnia di Eduardo De Filippo) inizia a risalire un fiume (dall'ultima commedia alla prima, in ordine di tempo), ad ampie e appassionate bracciate: ci accompagna generosamente in un viaggio attraverso monologhi che svelano passioni e lati oscuri delle protagoniste ruccelliane.
Donna Clotilde prima di tutto, la nobildonna cattiva e accidiosa, inaridita da solitudine e avidità, che si finge a letto malata al solo scopo di tormentare la serva e cugina Gesualda. Sarà Ferdinando, il giovane piombato all'improvviso nel suo decadente e polveroso palazzo, a scioglierle nuovamente il sangue nelle vene. A rubarle il cuore, a soggiogarla nei sensi, trascinandola insieme agli altri personaggi della piece in un gioco spudorato. Con astuzia e scaltrezza.
Dalla scorbutica e capricciosa Clotilde alla solitaria Ida, protagonista di Weekend. Severa insegnante di lettere, ragazza di campagna trasferitasi in città per liberare le proprie ambizioni e velleità intellettuali. Ida è repressa nella sua femminilità e, castigata dalla cattiva sorte che l'ha resa zoppa ancora bambina, non ha un compagno: è una zitella, nient'altro che una bizzoca! Non brutta, ma imbruttita ed emarginata. Nessuno le vuole bene o la considera, neanche la madre e le sorelle rimaste al paese: proprio come la signora con lo zampone della favola antica e sinistra, che le veniva raccontata quando era piccola. La sensualità di Ida è una bomba ad orologeria: esploderà incurante dell'effetto devastante, rendendola ancora una volta vittima tra le vittime.
Clotilde, Ida e infine Jennifer. Ancora un'eroina animata da disperata solitudine: dimenticata, messa da parte e assassinata. Ferita nella sua femminilità. Ne Le cinque rose di Jennifer, la protagonista è un travestito: si prostituisce, come le altre "ragazze" che abitano nel suo quartiere, ma spera nel matrimonio. Sì, matrimonio: chi può negarle - in un'esistenza talmente squallida - il sogno di un marito? Jennifer aspetta Franco, fantomatico ingegnere di Genova; da tre mesi e mezzo se ne sta attaccata al telefono, in attesa di una chiamata dell'uomo che ha promesso di farla felice. Sfortunatamente, però, nel quartiere ci sono delle interferenze e così l'apparecchio squilla, ma a vuoto. Tutti sbagliano numero e nessuno vuol parlare con Jennifer. Sullo sfondo si susseguono le dediche e le canzoni struggenti di Radio Amore Libero (Mina e Patty Pravo, i successi che tanto amava Annibale Ruccello) e gli aggiornamenti sul caso di un terribile killer seriale che fa strage di travestiti, lasciando sul corpo di ciascuno di essi cinque rose.
Il percorso di Isa Danieli attraverso le storie del suo Annibale sprigiona amore ad ogni battuta. Il viso bello ed espressivo che sfida il tempo: gli occhi che luccicano di intensità. Un omaggio per il grande Ruccello da parte della protagonista, ma anche dal Teatro Nuovo in cui confluì la cooperativa Il Carro (fondata dal drammaturgo di Castellammare) e dal regista Manlio Santanelli, esponente (insieme ad Annibale Ruccello e ad Enzo Moscato) della nuova drammaturgia napoletana.

Giovanni Luca Montanino

Ultima modifica il Martedì, 01 Novembre 2016 08:59

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