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SECONDO FIGLIO DI DIO (IL). VITA, MORTE E MIRACOLI DI DAVID LAZZARETTI - regia Antonio Calenda

"Il secondo figlio di Dio. Vita, morte e miracoli di David Lazzaretti", regia Antonio Calenda "Il secondo figlio di Dio. Vita, morte e miracoli di David Lazzaretti", regia Antonio Calenda

scritto da Manfredi Rutelli e Simone Cristicchi
regia Antonio Calenda,
con Simone Cristicchi;
musiche originali Simone Cristicchi e Valter Sivilotti
scene e costumi Domenico Franchi; disegno luci Cesare Agoni
musiche con esecuzione registrata; Marco Bianchi chitarre e live looping; Andrea Musto violoncello; Francesco Tirelli percussioni; Sebastiano Zorza fisarmonica con il Coro Ensemble Magnificat di Caravaggio; diretto da Massimo Grechi; elaborazioni video Andrea Cocchi; sonorizzazioni  Gabriele Ortenzi;
progetto sonoro Andrea Balducci; assistente scenografo Michela Andreis;
assistente alla regia Silvia Quarantini;
assistente volontario alla regia Ariele Vincenti, sarto Federico Ghidelli.
Produzione CTB Centro Teatrale Bresciano / Promo Music, con la collaborazione di Mittelfest 2016 e Dueffel Music,
al teatro Sociale, Brescia, 20 ottobre 2016

www.Sipario.it, 31 ottobre 2016

Dopo Magazzino 18, dedicato alla tragedia 'rimossa' delle Foibe, Simone Cristicchi e Antonio Calenda ripropongono la stessa formula di spettacolo che definiscono musical civile e lo fanno riportando alla luce la vicenda mistico/sociale di David Lazzaretti, il Cristo dell'Amiata, «una storia che se non la senti non ci credi e se non te la raccontano, non la sai», canta Cristicchi. David Lazzaretti è uno di quei personaggi che la storia ha cancellato, uno di quegli uomini che seppe coniugare tradizione e ansia di rinnovamento, la grande utopia del progresso e del socialismo con la tradizione cristiana. Il Cristo dell'Ammiata era un carrettiere che aveva le visioni, visioni concretissime che lo portarono a raccogliere intorno a sé una comunità che professava e praticava la povertà evangelica e l'obiettivo di poter realizzare un'armonia comune proprio nella divisione dei beni e nella corresponsabilità dei ruoli dei singoli. David Lazzarinetti non esitò a rivelarsi come 'secondo figlio di Dio' in un curioso connubio con una natura prometeica volta a conferire le medesime possibilità di 'riscatto sociale ed economico' borghese al popolino rurale, senza però cavalcare il profitto capitalistico ma professando un'equa distribuzione di risorse e opportunità di stampo anarchico/socialista. Di quella storia Simone Cristicchi recupera il fascino utopico, il dato storico e l'afflato mistico in uno spettacolo semplice e didascalico che sa comunque far presa sul pubblico. Cristicchi non si risparmia e mette a punto una sorta di centone teatrale, ruba di qua e di là, ma lo fa con onestà e con ispirato trasporto, dando vita ad un musical civile che non nasconde remote o più prossime parentele estetiche e teatrali. Si spazia dal teatro/canzone di gaberiana memoria, per approdare ai più recenti modelli di teatro di narrazione per cui il Cristicchi affabulatore sembra dividersi fra la chiarezza espositiva di un Marco Paolini e il ritmato raccontare di Ascanio Celestini. In tutto ciò ha uno spazio non secondario lo stile musicale di Simone Cristicchi che fra ballate e song dal vago sentore brechtiano approda all'ispirazione ieratica e mistica, disegnata musicalmente dalla forza vocale dei cantori dell'Ensemble Magnificat di Caravaggio, diretto da Massimo Grechi. Tutto ciò si svolge sopra e intorno ad un grande carro totemico che diventa altare e patibolo, barricata e rifugio: spazio oggettuale agito che delimita la scena e dialoga con le parole e la presenta fisica del cantattore. Il secondo figlio di Dio vive di una regia che dice e vuol spiegare tutto, una regia un po' antica, didascalica fino a parere banale nel suo ostentato descrittivismo, il tutto in nome di un teatro che non vuole lasciare dubbi, che sprona la coscienza a frequentare il rimosso della storia per confermare un sapere o convinzioni fideistiche e religiose che non si concedono il lusso del dubbio. Eppure dopo aver assistito a Il secondo figlio di Dio non si può che provare una certa simpatia per Cristicchi e la sua voglia di frequentare l'utopia di un alto sentire che con fare sincretico abbraccia il messaggio evangelico, le utopie positiviste, il gusto comunitario del socialismo del sol dell'avvenire. Il recupero storico e agiografico della figura di David Lazzaretti un esito l'ha senza dubbio: guadagnarsi il caloroso applauso di un pubblico partecipe, attento e alla fin fine commosso. E non è cosa da poco.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Lunedì, 31 Ottobre 2016 17:49

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