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PITUR - regia Mario Perrotta

Mario Perrotta in "Pitur" Mario Perrotta in "Pitur"

Teatro dell'Argine
Progetto Ligabue
2014 | secondo capitolo
uno spettacolo di Mario Perrotta

con Mario Perrotta, Micaela Casalboni, Paola Roscioli, Lorenzo Ansaloni, Alessandro Mor, Fanny Duret, Anaïs Nicolas, Marco Michel
musiche eseguite dal vivo da Mario Arcari
organizzazione Stefano Salerno
luci Eva Bruno
fonica Carlo Corticelli
foto Luigi Burroni
in collaborazione con Teatro Sociale di Gualtieri, Comune di Gualtieri, Associazione Olinda dueL
Teatro Sociale di Gualtieri (RE), 5, 6 e 7 giugno 2014

www.Sipario.it, 13 giugno 2014

Mario Perrotta torna a confrontarsi con la tormentata esistenza riscattata dalla pittura di Antonio Ligabue, nello spettacolo Pitur, secondo capitolo della trilogia dedicata al pittore naif, presentato in anteprima nazionale al festival Primavera dei Teatri di Castrovillari e in prima nazionale al Teatro Sociale di Gualtieri (RE), cittadina della Bassa reggiana che dell'artista fu patria adottiva. Il Progetto Ligabue di Perrotta, intrapreso lo scorso anno con il premiatissimo primo movimento Un bès (Premio Ubu per la migliore interpretazione nel 2013, Premio Hystrio Twister assegnato dal pubblico nel 2014, a sancire il doppio trionfo, "istituzionale" e popolare della pièce), culminerà il prossimo anno, 50° anniversario della morte del pittore, con un atteso spettacolo multidisciplinare diffuso su tutto il territorio di Gualtieri - dalla piazza alla golena, sia reggiana che mantovana, del Po - e della provincia di Reggio Emilia, che dovrebbe coinvolgere un cast titanico e transnazionale di circa 80 elementi tra attori, danzatori, musicisti, performer e professionalità svariate dello spettacolo.
La moltiplicazione dei protagonisti e dei quadri drammatici è probabilmente la cifra stilistica distintiva del progetto di Perrotta: tra il monologo a scena quasi vuota del 2013 e le faraoniche maestranze di futura mobilitazione per il cinquantennale si inserisce infatti Pitur, misura intermedia per durata e numero d'interpreti, che si situa a metà via tra il monologo a più voci – risvolti d'una coscienza smarrita – e l'esito laboratoriale d'un'esperienza di teatro-danza e movimento espressivo, corredata da bianchi pannelli, successori delle tele che Perrotta illustrava in Un bès, tra cui serpeggiano gli attori, in perenni coreografie mobili.
Il secondo capitolo della trilogia è un flusso di coscienza registrato in frammenti agiti da interpreti sempre diversi (sette: quattro donne e tre uomini), che spaziando tra codici differenti con una certa approssimazione, danno corpo ai tormenti e alle passioni di Ligabue, incarnandone in movimento gli stati emotivi e psicologici.
Il personaggio in continuo mutamento è però anche fissa presenza ai margini della scena: Perrotta stesso, corifeo seduto, che da un'asta microfonale scandisce in sussurri sconnessi il succedersi di episodi esistenziali e stati dell'anima del naif, dal coro obbedientemente tradotti sulle tavole del palcoscenico.
Riassumere lo spettacolo è pressoché impossibile: esso si presenta come un collage impressionista non particolarmente accurato e drammaturgicamente debole, così che il secondo movimento del progetto Ligabue pare un fragile anello di raccordo tra il riuscito e sentito debutto del 2013 e il trionfale epilogo della prossima estate.
Alle umiliazioni giovanili di Ligabue s'alternano, rivissute sulla scena a guisa di sogni e simbolizzazioni tra canto, danza e recitazione, le ossessioni sessuali, i desideri repressi, i crolli psichici e il sofferto riscatto attraverso il colore, che, stando al programma di sala, dovrebbe essere il protagonista dell'intera operazione, pur non assumendo mai quella centralità che ci si aspetterebbe dalle premesse programmatiche.
Pitur pare così rifugiarsi nell'alternanza alogica della rammemorazione psichica del pittore Ligabue per dissimulare la propria debolezza strutturale, il precario equilibrio interno, faticosamente sostenuto da interpreti non sempre all'altezza del mandato in un dialogo costante ma troppo meccanico con Perrotta – alcuni di loro sono stati selezionati in seguito a delle attività laboratoriali svolte al Teatro dell'Argine ed in Svizzera, Paese partner del progetto, in cui Ligabue nacque e fu per la prima volta istituzionalizzato.
Sicuramente lo spettacolo, fresco di debutto, non è ancora rodato, ma salvo radicali modifiche nella sua drammaturgia, non ha l'autonomia per sostenersi da sé: la sua natura è appendicolare e il senso stesso della sua messa in scena è quello di sequel di Un bès.
Infine, nel parere di chi scrive, è discutibile la decisione "drammatica" di concentrarsi su episodi della vita dell'artista più o meno entrati nella vulgata. Ne è un esempio la scelta, certamente d'impatto scenico, di collocare il climax dello spettacolo nel finale, in cui un Ligabue-Perrotta in abiti femminei tenta di riconoscersi in molteplici specchi umani che ne riflettono l'immagine, che pare quasi una captatio benevolentiae verso un pubblico generalista, pronto a commuoversi e ad applaudire - moltissimo, questo dato è incontrovertibile - davanti al cliché sentimentale dell'idiota geniale, senza che ci si addentri nel dramma più profondo ed insondabile d'un uomo - percorso sempre accidentato e mai semplice - innalzando l'elemento folcloristico a principale dato interpretativo del fenomeno naif.
Insomma, dopo l'esaltazione dell'anno passato, questo episodio rappresenta una piccola battuta d'arresto da cui ci si augura che Perrotta sappia rialzarsi con forza il prossimo anno per rendere il giusto omaggio ad Antonio Ligabue ed inverare al meglio l'esito del triennale progetto dedicato al pittore.

Giulia Morelli

Ultima modifica il Sabato, 14 Giugno 2014 18:39

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