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NAPOLEONE. LA MORTE DI DIO - regia Davide Sacco

"Napoleone. La morte di Dio.", regia Davide Sacco. Foto Ivan Nocera "Napoleone. La morte di Dio.", regia Davide Sacco. Foto Ivan Nocera

Da I funerali di Napoleone di Victor Hugo
Testo e regia di Davide Sacco
Luci: Andrea Pistoia
Scene: Luigi Sacco
Organizzazione: Luigi Cosimelli
Interpreti: Lino Guanciale, Simona Boo, Amedeo Carlo Capitelli
Produzione LVF. Teatro Manini di Narni
Teatro Politeama di Napoli, XVI Edizione del Campania Teatro Festival 13-14 giugno 2023

www.Sipario.it, 18 giugno 2023

Molti ricordano la data della morte di Napoleone Bonaparte a Sant’Elena (un’isola sperduta nell’oceano Atlantico) per aver studiato a scuola l’ode Il 5 maggio di Alessandro Manzoni. Ma sono tanti che ignorano che venti anni dopo, il 15 dicembre 1840, la Francia di Luigi Filippo non ritenendo più l’imperatore “socialmente pericoloso”, autorizza i funerali e la tumulazione delle sue ceneri a l’Hotel National Des Invalides: un grande complesso di edifici in stile classico-barocco, deputato a ospitare i soldati invalidi. La tomba di Napoleone (che ho visto), simile ad un enorme catafalco di quarzite rossa è collocata in quella parte denominata “le Dôme des Invalides”. Quella mattina funerea di 183 anni fa, a Parigi faceva un freddo cane e nevicava per giunta, non scoraggiando tuttavia centinaia di migliaia di cittadini che volevano salutare l’illustre personaggio e gridare con tanti evviva il suo nome.  Fra di loro c’era pure lo scrittore Victor Hugo che alzandosi presto volle essere presente a quello storico avvenimento, scrivendo poi un volumetto titolato I funerali di Napoleone.  Parte da queste cronache parigine Davide Sacco per scrivere il testo Napoleone. La morte di Dio, curandone pure la regia al Teatro Politeama, avendo come protagonista un passionale Lino Guanciale che con voce chiara, netta, che fa udire le finali delle parole, nonostante sia attratto dalle sirene televisive è certamente il Teatro-live che gli fa esprimere le doti di ottimo attore come pochi ne circolano in Italia. Il palcoscenico del Teatro Politeama è vuoto, occupato solo da una panca e da una coppia d’attori, la prima canticchia (Simona Boo), il secondo (Amedeo Carlo Capitelli) interviene a mettere in ordine qualche arredo, quasi a confortare Lino Guanciale nei panni di chi ha perso il padre da poco e che si dispera per non essergli stato accanto nei momenti più cruciali. Il personaggio accosta di continuo i funerali anonimi del padre a quelli partecipati, festanti quasi, di Napoleone, citando alcuni versi del Manzoni ad alcuni brani del libro di Hugo. É un figlio in lacrime, pure arrabbiato per aver avuto un padre vecchio che non camminava e non parlava vergognandosi per giunta quando si cacava addosso. Avrebbe voluto lavargli quel corpo flaccido che se ne sta adesso disteso immobile, non più in grado di reagire e dire qualcosa. Può solo notare che ha un neo e una cicatrice sul tallone. Chiedendosi poi: «A quanti anni deve morire una persona? Quand’è che la vita deve essere nascosta? E perché nascondiamo sempre il dolore?». Quella folla parigina ha gridato viva Napoleone, ma nessuno farà altrettanto per suo padre.  Questo figlio è arrabbiato perché suo padre se n’è andato senza dirgli una parola. Niente. Capisce solo che quando muore un padre muore pure un dio che non può più indicarti la giusta strada. Sopra quella panca Guanciale si contorce e si rammarica per non avergli mai chiesto se era felice o credente. Ricorda solo che suo padre era caldo quando l’ha lasciato e freddo quando l’ha baciato. Adesso sul fondo appare una parete con una serie di piccoli loculi illuminati da lucette, simile a quella che può rinvenirsi in un cimitero qualunque: dall’alto calano giù quattro lampadari a goccia di cristallo illuminando l’intera scena e subito dopo una semplice cassa di legno non pregiato cade giù sul palco causando un fastidioso e inaspettato rumore, mentre il pubblico non la smette di applaudire Guanciale e i due comprimari. 

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Lunedì, 26 Giugno 2023 16:25

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