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I MIGLIORI DANNI DELLA NOSTRA VITA - di Marco Travaglio

"I migliori danni della nostra vita" seconda stagione, di Marco Travaglio. "I migliori danni della nostra vita" seconda stagione, di Marco Travaglio.

Seconda stagione
di Marco Travaglio
con Marco Travaglio
coordinatore tecnico Giordano Gelati
Scenografia Giorgia Ricci
Direttore della fotografia Mauro Ricci
Distribuzione EpochèArtEventi
produzione Loft Produzioni Srl per SEIF – Società Editoriale Il Fatto
Conegliano (Treviso), teatro Accademia, 6 maggio 2024

www.Sipario.it, 9 maggio 2024

Dall’evidentissimo titolo si capisce perfettamente il nuovo spettacolo di e con Marco Travaglio dove andrà a parare, del resto scandagliare gli avvenimenti, le malefatte e i fatti (quotidiani) fa parte del suo mestiere, è il suo mestiere. Giornalista impeccabile e combattivo, soprattutto sempre molto pronto a dibattere all’occorrenza con chi cerca di tirar fuori scuse a ogni sua nota, che si colloca tra il tragicomico e la satira e specchia l’andamento di un Paese tra i più belli al mondo ma viziato ahinoi da molti aspetti, Travaglio è arrivato in terra veneta con “I migliori danni della nostra vita”, seconda stagione, organizzato da Scoppio Spettacoli. Siamo in una cittadina immersa nel territorio del prosecco, Conegliano, al teatro Accademia che per l’occasione è esaurito in ogni ordine di posti, con l’attesa, prima dell’inizio dello spettacolo, che sale vertiginosamente. A ragione, visto quello che si andrà a sviluppare sul palcoscenico. Il celebre giornalista, vero fustigatore dei nostri tempi, non parte per partito preso come molti sostengono ma, al contrario, flagella senza mezzi termini, ecco la sua forza, grazie a una serie infinita di materiale offertogli anche se non proprio volutamente datogli in mano volontariamente. Pur cercando di evitare i doni, la nostra classe politica, anch’essa infinitamente corposa e mastodontica, a ritroso ( ci si può perdere nella notte dei tempi, quasi) gli offre continuamente spunti, occasioni, si fa attenzionare e guai, in una democrazia, se non ci fosse un giornalista che coerentemente su questo ci lavora. Che è quello che un cronista, parola che può ed è nobile, dovrebbe fare raccontando sia il territorio ove vive che, se più allargato come in questo caso, quindi a livello nazionale e oltre, lo stesso Paese dove opera. Marco Travaglio può piacere o meno, questo è naturale, ma da molti anni applica una coerenza esplicativa importante nell’italiana comunità, che da decenni si sente presa in giro dai politici di ogni sorta, classe, colore, e si fa portavoce di una parte scontenta della nazione. Evitando bene, il giornalista, il qualunquismo, che è sempre nell’aria e che molti suoi colleghi, chiamiamoli così, quotidianamente sbandierano senza nessuna remora con la sola preoccupazione dello stipendio a fine mese che deve arrivare. Quindi va da sé che grazie a questa coerenza questi nuovi appuntamenti teatrali di Travaglio diventano momenti di aggregazione e forte spirito critico, con massiccia presenza di pubblico in ogni sala dove si esibisce. Lo spettacolo più che con questo nome si potrebbe chiamare La cronaca, di questo si tratta: di raccontare, in questo caso specifico, fatti e misfatti di un ultimo periodo, andando anche qui a ritroso, di una certa politica italiana. Che non è tutta uguale. Marco Travaglio non è che se la prende con, piuttosto analizza informandosi e ricercando, di ciò che succede in questi tempi abbastanza strani. Sono in molti a essere nel suo mirino, smascherati da dati e note, che il foltissimo pubblico apprezza vedendo nel giornalista torinese, allievo peraltro di Indro Montanelli, che sa anche questo di rigore e coerenza, una voce di riscatto rabbiosa. Basterebbe tutto questo per decretare il successo che Travaglio ottiene, e ha ottenuto anche a Conegliano. Su un palco, anche solo con uno sgabello e un leggio in scena, bastano gli argomenti. Perché così dev’essere. Per la cronaca: il racconto teatrale fatto dal saggista, opinionista e direttore del Fatto Quotidiano è pieno, pienissimo di storie e resoconti da ascoltare, per farsi un’idea, e lo spettacolo dura tre ore piene, che volano anche perché è in un deciso crescendo. Poi, successo, le chiamate, la festa esplode. Le indignazioni e le risate certo sono amare ma è un segnale forse che la gente ha bisogno anche di questo tipo di teatro.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Venerdì, 10 Maggio 2024 09:37

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