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BASTARD! - ideazione e performer Duda Paiva

Bastard! Ideazione e performer Duda Paiva Bastard! Ideazione e performer Duda Paiva

Ideazione e performer Duda Paiva
Coreografia Duda Paiva, Paul Selwin Nortin
Drammaturgia Jaka Ivanc
Maestro burattinaio Neville Tranter
Oggetti Duda Paiva, Jim Barnard
Video Hans C. Boer, Jaka Ivanc, Luci Mark Verhoef, Suono Erikk Mckenzie
Coproduzione CaDance 2011, Korzo Productions, Festival Mondial des Theatre des Marionettes, Charleville-Mezieres 2011, Laswerk and DudaPaiva Company
Genova, Teatro della Tosse dal 17 al 19 aprile 2014

www.Sipario.it, 17 aprile 2014

A distanza di un paio d'anni da Vampire del maestro burattinaio Neville Tranter, il Teatro della Tosse di Genova torna ad ospitare il teatro di figura con Bastard! nuova creazione del brasiliano Duda Paiva. Danzatore di formazione, Duda approda al mondo dei puppets e ne allarga i confini, realizzando performance "by dancing with objects".

La scena è ingombra di cumuli di spazzatura. Due grandi quinte sullo sfondo delimitano lo spazio, offrendosi come superficie per la proiezione di video e sovra titoli.
Duda si sveglia in mezzo a sacchetti di plastica e rifiuti. Ha smarrito la strada, non ricorda come sia finito in quello shit hole. Vuole andarsene, ma come? Il luogo sembra reale, ma c'è qualcosa di strano, a cominciare dalla sua gamba destra che ha assunto i connotati di una testa di cavallo.

Mai visto un pupazzo-moonboot: Duda volteggia, si avvinghia su se stesso, con le dita del piede muove il muso del cavallo, facendolo esibire in una performance canora travolgente.
Sotto un riparo di fortuna, Duda incontra i compagni di questo viaggio dentro se stesso: Clementine, una donna senza gambe, e il suo amico Bastard, due pupazzi con fattezze di vecchi dagli occhi scintillanti che gli ordinano di trovare il gatto Rumba e di preparare una buona tazza di tè. Il rimando ad Alice in Wonderland è chiaro: allucinazioni, desideri, paure, smarrimento, nonsense, ricerca della via d'uscita.

La combinazione uomo-pupazzo dà vita a situazioni sceniche che fluttuano dalla dialettica alla simbiosi. Nello scambio di battute ci troviamo di fronte due entità distinte, con voce, movenze, personalità proprie; ma quando Duda si attacca alla schiena il busto di Clementine a mo' di zaino e le "presta" le gambe per danzare, allora non sappiamo più dove inizia uno e finisce l'altra.
Restiamo rapiti dalla bellezza di questo ingranaggio. Il pupazzo è un'appendice pulsante, uno strumento malleabile non solo nelle mani ma a servizio dell'intero corpo del performer.

Quando Duda smette di cercare il gatto e il tè tra le macerie, allora si rende conto che le risposte sono dentro di sé, o meglio, dentro ai suoi alter ego: dal ventre di Bastard esce una matassa nera che, svolgendosi, assume le fattezze di Rumba. Clementine partorisce con dolore una teiera e due tazzine.

La favola onirica di Bastard! ci trascina in un mondo di immaginazione in cui la poesia e la delicatezza si danno il cambio con l'ironia cinica e l'humour nero: il ritrovamento di un cadavere di neonato in un sacchetto della spazzatura produce in Clementine una risata arcigna.

Nonostante i dialoghi e le proiezioni video (quest'ultime a mio parere superflue rispetto alla natura della pièce), Bastard! rimane uno spettacolo agito e danzato, che arriva al pubblico senza mediazioni.

A riprova della familiarità che gli artisti stranieri dimostrano nei confronti degli spettatori, a fine spettacolo Duda ci accoglie a bordo palco per vedere da vicino i suoi pupazzi: gialli, morbidi, leggeri e con gli occhi luccicanti, Clementine e Bastard si prestano alle foto ricordo.

Marianna Norese

Ultima modifica il Sabato, 26 Aprile 2014 00:04

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