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ANIMA BUONA DEL SEZUAN (L') - regia Ferdinando Bruni, Elio De Capitani

L'Anima buona del Sezuan L'Anima buona del Sezuan regia Ferdinando Bruni, Elio De Capitani

di Bertolt Brecht
Versione italiana di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
Regia: Ferdinando Bruni, Elio De Capitani
Scene e costumi: Andrea Taddei
Musiche: Paul Dessau, Suono: Renato Rinaldi, Luci: Sandro Sussi
Interpreti principali: Mariangela Melato, Gianluca Gobbi, Roberto Alinghieri, Federico Vanni, Orietta Notari, Rachele Ghersi, Margherita di Rauso, Alberto Giusta, Nicola Pannelli, Vito Saccinto
Teatro di Corte, 2009

Il Messaggero, 9 maggio 2009
Corriere della Sera, 5 aprile 2009
www.Sipario.it, 5 aprile 2009
Shen-Te e suo cugino
Mariangela si fa in due

Un incitamento a ribellarsi ai soprusi? Forse no. Forse L’anima buona del Sezuan, di Bertolt Brecht, testo scritto negli anni Trenta del Novecento, mentre l’Europa digeriva i postumi della Grande Depressione, aveva (ed ha) un obiettivo più soft: ribadire, una volta di più, che passare per fessi non può essere una regola. In sintesi, buoni sì, troppo buoni mai, soprattutto se il contesto in cui si vive manca di tutto, compresa la dignità. La storia con la quale il drammaturgo di Augusta teatralizza questa norma di vita si svolge in Cina, nella provincia del Sezuan, dove paesaggi, figure e situazioni assumono una connotazione fantastica e lontana che dà al racconto la fisionomia della fiaba. E proprio l’aspetto esotico, colorato, che non cancella l’universalità e attualità del tema, ma certo lo distanzia con il sapiente moralismo della fiaba, Ferdinando Bruni e Elio De Capitani hanno privilegiato per lo spettacolo di cui sono registi (fino al 17 maggio all’Argentina di Roma, protagonista Mariangela Melato).
L’attrice/star, contornata da un folto cast ben registrato, agisce nel doppio ruolo della prostituta cuor d’oro Shen-Te, l’unica, in paese, a cedere per la notte la propria stanzetta a tre divinità, scese fra gli umani in cerca di un’anima buona, e dell’immaginario cugino di lei, l’astuto e duro Shui-Ta, inventato (e interpretato, con l’aiuto dei debiti travestimenti) a mo’ di usbergo contro l’eccessivo sfruttamento da parte del partner, dei vicini di casa, della collettività. La doppiezza, in certe condizioni, è l’unica difesa possibile, sostiene Brecht. E la Melato si destreggia, con la consueta padronanza, fra le tuniche e gli stupori della soave puttana, sempre a caccia di sopravvivenza, e il cattivissimo cugino “di fantasia”. Regge le tre ore e mezza di spettacolo con il rispetto che i grandi artisti mai tolgono al loro lavoro. Anche se, probabilmente, una sforbiciatina alla lunga questione, potendo, la darebbe.

Rita Sala

Doppia Melato nella favola nera di Brecht

Giorgio Strehler nel 1996, riportando in scena per la terza volta L' anima buona del Sezuan di Bertolt Brecht scritta tra il 1938 e il ' 40, disse che il testo sembrava scritto «non oggi ma addirittura domani». E l' assoluta contemporaneità di questa parabola drammatica sull' impossibilità del fare il bene in un mondo retto solo dalle regole del guadagno, è evidente anche nella bella e inventiva messinscena di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, protagonista un' ottima Mariangela Melato. In una società governata dalle leggi del profitto, non esiste alternativa tra essere sfruttati e sfruttare, quindi si può essere buoni solo sapendo diventare, all' occorrenza, malvagi: la sopravvivenza costa una scissione, uno sdoppiamento. Così la prostituta Shen-Te, premiata dagli dèi per la sua bontà è costretta per sopravvivere a sdoppiarsi nel malvagio il cugino Shui-Ta, capace di controllare gli affari e di resistere agli assalti dei poveracci cui la donna offre aiuto e che la dissanguano sfruttandola. Altro che straniamenti «epici» e alienazioni: il crollo della finanza, lo scricchiolare di un modello di sviluppo, la disoccupazione, le eterne guerre, L' anima buona del Sezuan è più «contemporanea» che mai. La bella scena di Andrea Taddei evoca, con pareti di tela che calano dall' alto e staccionate, una Cina, dominata dal rosso, in bilico tra la periferia di una grande metropoli e la tradizione, così come i costumi dalle tinte acide. Mariangela Melato è bravissima nello sdoppiarsi tra l' ingenuità ostinata di Shen-Te e l' arroganza manageriale, impietosa di Shui-Ta, portando in entrambi una naturalezza e una verità che fanno superare ogni possibile didascalicità. Una compagnia di bravi attori, tra i quali Margherita Di Rauso, Orietta Notari e Gianluca Gobbi, per una favola amara che insegna che per cambiare il mondo non c' è bisogno di nuovi dèi, ma di cambiare l' uomo.

Magda Poli

Ritorna Brecht sul palco del Teatro della Corte in un’edizione de L’anima buona del Sezuan, creata da Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, entrambi autori della versione italiana del testo e registi dello spettacolo. E’ il settimo incontro del Teatro di Genova con Brecht e l’approccio al grande drammaturgo non è cristallizzato su vecchi modelli, lo spettacolo è grandioso, ma senza enfasi, nessuna celebrazione brechtiana, c’è piuttosto un’impostazione cinematografica con un contino susseguirsi di scene, ma il dinamismo delle azioni viene tuttavia in qualche caso rallentato da troppi dettagli forse non essenziali. La rappresentazione si dilata attraverso quattro ore, ed è questo il neo di una regia intelligente capace di dare coesione a storie, personaggi, accadimenti e renderli densi di significato. Il cast è di assoluto rilievo con attori formatisi al Teatro di Genova, sui quali spicca Mariangela Melato nella doppia parte della prostituta Shen -Te e del cugino Shui-Ta. Il nocciolo della commedia è il rapporto tra Bene e Male e la Melato riesce a dare vibrazioni psicologiche alla buona Shen –Te e di calarsi subito dopo nel cattivo Shui-Ta che rende con eccellente maestria senza farne un personaggio del tutto opposto. Tra i numerosi interpreti, tutti impegnati al meglio, da ricordare la prova di Orietta Notari e quella resa da Rachel Ghersi, entrambe impegnate in un doppio ruolo. Gianluca Giacobbi offre esuberanza al suo canagliesco personaggio, Roberto Alinghieri è un misurato “uomo per bene”, Federico Vanni,l’acquaiolo, gioca tra astuzia e altruismo. Le scene e i costumi di Andrea Taddei e le luci di Sandro Sussi evocano, con il color rosso imperante, una Cina sospesa tra favola e realtà.

Etta Cascini

Ultima modifica il Martedì, 23 Luglio 2013 09:28

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