martedì, 05 marzo, 2024
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TRAVIATA (LA) - regia Lorenzo Mariani

"La Traviata", regia Lorenzo Mariani. "La Traviata", regia Lorenzo Mariani.

Musica  Giuseppe Verdi
Opera in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
da La Dame aux Camélias di Alexandre Dumas figlio
Prima rappresentazione assoluta
Venezia, Teatro La Fenice, 6 marzo 1853
Durata: 80' - (intervallo 30') - 65'
DIRETTORE Paolo Arrivabeni
REGIA Lorenzo Mariani
Collaboratore alla regia e coreografo Luciano Cannito
Maestro del Coro Ciro Visco
Scene Alessandro Camera
Costumi Silvia Aymonino
Light designer Christian Rivero
Video Fabio Massimo Iaquone, Luca Attilii
Principali interpreti
Violetta Valery Francesca Dotto
Alfredo Germont Giovanni Sala / Alessandro Scotto di Luzio 4, 9 agosto
Giorgio Germont Christopher Maltman / Marco Caria 2, 4, 9 agosto
Flora Bervoix Ekaterine Buachidze*
Annina Mariam Suleiman*
Il barone Douphol Arturo Espinosa**
Il marchese d’Obigny Mattia Rossi*
Dottor Grenvil Viktor Schevchenko
Gastone Nicola Straniero*
Giuseppe Michael Alfonsi                                        
un domestico Daniele Massimi              
un commissionario Fabio Tinalli 
*dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma
**diplomato “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Allestimento Teatro dell’Opera di Roma
Roma – Terme di Caracalla dal 21 luglio al 9 agosto 2023

www.Sipario.it, 30 luglio 2023

Per Lorenzo Mariani, che ne firma la regia andata in scena a Caracalla, La traviata è una metafora del nostro tempo. In che modo la storia d’amore tra Violetta e Germont, così contrastato dal padre di lui, e alla fine sfortunato per la malattia di lei che la condurrà a morte, può simboleggiare i giorni che viviamo? Nel fatto che non si tratta di un sentimento che è possibile vivere in una dimensione discreta: perché è messo alla berlina, per tutti disponibile. Nessuno può disinteressarsi alle vicende dei due innamorati, men che meno alle questioni che li riguardano. Tutto è messo sulla pubblica piazza. 

Ecco che Mariani, però, invece di additare in modo più o meno allusivo ai social e all’imperversare dei media digitali sulla vita delle persone, guarda all’origine di questa spettacolarizzazione dell’esistenza. E quale migliore epoca se non quella della dolce vita, della Roma anni Sessanta del Novecento, quella di Flaiano, di Fellini, di Arbasino, di Patti e dei Bellonci? È precisamente in tale periodo che la Traviata viene ambientata.

Si tratta, allora, di modernizzare un po’ il tutto. Le atmosfere sono quelle dei festini da vip, dove in abiti tutti lustrini e pailletes non si fa che divertirsi e spettegolare a più non posso su chiunque; dove si bevono drink fino a raggiungere quel livello di ebrezza che sfiora l’ubriacatura senza mai caderci dentro e si diventa più frivoli; dove in qualsiasi angolo ci si giri vi sono fotografi pronti a scattare foto che ritraggono i vip in momenti delicati ed intimi che dovrebbero restare preclusi agli occhi di tutti. E invece no: sbattuti in prima pagina. Nessuno spazio per la discrezione, il rispetto, la tutela di una sensibilità il cui desiderio è di non avere puntati gli occhi addosso di folle anonime per puro voyerismo. In questa chiave di lettura Violetta cosa diventa? Una star appunto, che sta in prima pagina ad ogni buona occasione. 

In un clima da moralità annullata, di lascivia e libertinaggio sfrenati, l’onore e l’attenzione all’altrui giudizio: queste qualità incarnate dal padre di Germont, che fine fanno? Non possono venire cancellate dal libretto. Esse sono, quindi, presenti, ma perdono mordente. Si percepisce che sono poco coerenti col clima che si respira nella Traviata di Mariani. La quale, tuttavia, grazie anche a questa lettura registica, ha mostrato quel tono retorico debordante proprio dell’opera verdiana che andrebbe alleggerito a favore di un realismo più essenziale e lineare.

Francesca Dotto è stata una Violetta dalle doti canore splendide: voce rotonda, sempre calda negli acuti, con perfetta dizione, ampio vibrato, timbrica mai distorta. Una Violetta un po’ esagerata nell’esprimere i suoi stati d’animo, ma comunque efficace.

Il Germont di Giovanni Sala: interpretazione accuratissima, misurata ma molto espressiva, con una vocalità tenuta a bada per non eccedere, tuttavia potentissima.

Molto buona nell’insieme con belle sonorità nei momenti topici dell’opera la direzione di Paolo Arrivabeni.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Lunedì, 31 Luglio 2023 11:38

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