sabato, 01 ottobre, 2022
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ORPHÉE ET EURIDICE - regia Pierre Audi

"Orphée et Euridice", regia Pierre Audi. Foto Michele Monasta, Maggio Musicale Fiorentino "Orphée et Euridice", regia Pierre Audi. Foto Michele Monasta, Maggio Musicale Fiorentino

Tragédie-opéra (Drame héroïque) in tre atti
Libretto di Pierre-Louis Moline da Ranieri de’ Calzabigi
Musica di Christoph Willibald Gluck
Maestro concertatore e direttore Daniele Gatti
Regia Pierre Audi
Scene e luci Jean Kalman
Costumi Haider Ackermann
Video Gilbert Nouno
Coreografia Arno Schuitemaker
Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Compagnia di Danza di Arno Schuitemaker
Personaggi e interpreti
Orphée Juan Francisco Gatell
Amore Sara Blanch
Euridice Anna Prohaska
Danzatori
Clotilde Cappelletti, Ilaria Quaglia, Lucrezia Palandri, Paola Drera, Angelo Petracca, Antoine Ferron, Emanuele Rosa, Ivan Ugrin, Mark Christoph Klee, Umberto Gesi
Firenze, Teatro del Maggio, 12 aprile 2022
Inaugurazione 84° Festival del Maggio Musicale Fiorentino

www.Sipario.it, 18 aprile 2022

Mitologia Armore e Fabula sono le parole guida per questa edizione dell'84° Festival del Maggio a gestione Alexander Pereira, il primo con la direzione musicale di Daniele Gatti, nominato a marzo di quest'anno. Edizione particolare del Festival che, per importanti lavori in corso di ristrutturazione del palcoscenico della Sala Grande del Teatro Comunale, è ricorso al nuovo Auditorium Zubin Mehta, utilizzato anche per allestimenti lirici oltre che per i concerti, e al glorioso e antico Teatro alla Pergola. Necessità che hanno influito sulle scelte di titoli d'opera che non comportassero grandi presenze di masse in scena, ma non certamente una stagione di ripiego che punta tutto sulla proposta di titoli di rara esecuzione per il palcoscenico fiorentino, affidate a scelte artistiche internazionali. Proposte accolte favorevolmente dal pubblico degli appassionati della manifestazione fiorentina; ancora da verificare quale sarà l'apporto del turismo musicale di quest'anno sugli afflussi di pubblico. Titolo inaugurale l'Orphée et Euridice di Christoph Willibald Gluck, nella sua versione francese, presentata nel 1774 all'Académie Royale de Musique di Parigi a dieci anni dalla prima assoluta di Vienna su libretto italiano di Raniero de' Calzabigi: una riproposta del mito di Orfeo, opera capostipite del progetto di rinnovamento degli stilemi dell'opera barocca avviato dalla scrittura di Gluck che nobilitasse il ruolo delle voci, con apporto di coro e dei balli, ma che presentasse una essenzialità sia della trama che della struttura dei versi. Nella versione parigina, Gluck intervenne con alcune modifiche concettuali per adeguarsi alle consuetudini del teatro musicale parigino che richiedeva l'uso della lingua francese, inserendo nuovi numeri di danze, di arie chiuse alla fine degli atti, nonché di una nuova strumentazione per adeguarla alle orchestre francesi ben più strutturate rispetto al mondo teatrale viennese. In questo modo il compositore tedesco ha dato una maggiore consistenza musicale e drammatica al mito di Orfeo, che emerge come protagonista assoluto. Qui a Firenze si è confermata l'originale parte di Orpheé scritta per voce maschile acuta. Una inaugurazione che ha offerto una occasione speciale di ascolto, affidata alla direzione di Daniele Gatti che già nella Ouverture segna quelle che saranno le sue linee di interpretazione: essenziale, alla ricerca di una ritmica barocca molto fluida, ma proseguendo nella ricerca delle sottigliezze sonore con una lettura che guarda a quanto sarà la successiva evoluzione della scrittura musicale operistica. La sua interpretazione è indirizzata alla ricerca di intimità musicale in quella che è il mito fondativo dell'amore e del valore salvifico della musica. La struttura stessa dell'interpretazione si trasforma, anche per la durata dell'esecuzione (1 ora e 45 minuti, senza intervallo), volutamente in una lettura oratoriale, già dall'apparire della prima scena con coro e solista con Juan Francisco Gatell nel ruolo di Orfeo, con coro nascosto alla vista del pubblico guidato da Lorenzo Frattini. Ma lettura oratoriale, o volutamente intima, non significa staticità, ed è stato proprio l'allestimento di Pierre Audi che nello spazio scenico, anche limitato dell'auditorium, ha saputo restituire la dimensione intima dello spettacolo con una realizzazione essenzialmente moderna ma sobria, incentrato su azioni sceniche che hanno creato movimenti coreografici di teatro danza coinvolgenti anche gli stessi cantanti. Scena creata da Jean Kalman (sue anche le luci), dominata a ctoni plumbei giocata su vaghi effetti video d'ombre che suggeriscono l'ade mitologico, con movimenti generati dallo spostamento di cornici da parte dei danzatori creando una diversificazione dello spazio e incorniciando alcuni numeri musicali specie dove la coreografia è contestuale alla parte vocale. I costumi di Haider Ackermann restituiscono il contrasto tra le tenebre degli spiriti infernali, anime perse ombre di quelle che furono, e il bianco indossato dai tre personaggi essenziali Orfeo, Amore e Euridice, qui lei in veste maschile. La parte vocale si gioca tra gli inserimenti del coro in costante dialogo con i solisti. Costantemente in scena l'Orphée con Juan Francisco Gatell, tenore capace di gestire la tessitura articolata in L'espoir renaît dans mon âme come la sottile malinconia nella celebre inserimento parte J’ai perdu mon Euridice. Molto attento a gestire la linea del canto, dimostrando di reggere la fatica della parte e di una regia che gli richiedeva anche azioni sceniche e coreografiche fino alla conclusione con il trio Tendre Amour e il finale, costruito su un continuo contrappunto, l'Amour Triomphe. La parte di Amore, un ruolo che richiede anche una costante presenza in scena, era gestita dal soprano Sara Blanch, a cui va il merito di aver delineato un personaggio alquanto etereo con spirito giovanile e con equilibrio, tenendo ben presente la sua funzione di guida spirituale. Sfuocata l'Euridice di Anna Prohaska a cui la partitura affida quasi un ruolo di contorno. Successo pieno e convinto da parte del pubblico che ha quasi affollato la sala Mehta; solo qualche posto libero nei settori economici che dominano tutta lo spazio della sala.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Martedì, 19 Aprile 2022 08:59

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