martedì, 16 luglio, 2024
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REVEAL/SKEW-WHIFF/MEMENTO - coreografie Garrett Smith, Sol León, Paul Lightfoot, Simone Valastro

Gioacchino Starace e Frank Aduca in "Memento", coreografia Simone Valastro. Foto Brescia e Amisano,Teatro alla Scala Gioacchino Starace e Frank Aduca in "Memento", coreografia Simone Valastro. Foto Brescia e Amisano,Teatro alla Scala

Reveal
Nuova produzione Teatro alla Scala
Garrett Smith, coreografia 
Jessica Collado, Maude Sabourin, assistenti coreografo
Philip Glass, musica
Monica Guerra, costumi
Michael Mazzola, luci

Skew-Whiff
Produzione AT&T Danstheater, The Hague, 1996
Nuova produzione Teatro alla Scala
Sol León e Paul Lightfoot, coreografia, scene e costumi
Jorge Nozal, assistente coreografo
Gioachino Rossini, musica
Tom Bevoort, luci

Memento
Nuova produzione Teatro alla Scala
Prima rappresentazione assoluta
Simone Valastro, coreografia
Max Richter e David Lang, musiche
Thomas Mika, scene e costumi
Konstantin Binkin, luci

Con il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto da Manuel Legris
Musica su base registrata
MILANO, Teatro alla Scala, dal 7 al 18 febbraio 2024

www.Sipario.it, 5 marzo 2024

Smith/León e Lightfoot/Valastro alla Scala

Il secondo appuntamento della stagione di balletto del Teatro alla Scala è l’annuale capitolo che il massimo teatro milanese dedica alla danza contemporanea in una serata che reca quale titolo i cognomi dei coreografi coinvolti per l’occasione: Smith/León e Lightfoot/Valastro.

Ad aprire lo spettacolo è Garrett Smith che in prima europea presenta il lavoro firmato nel 2015 per lo Houston Ballet dal titolo Reveal. Una creazione, questa, inscritta a pieno titolo nel peculiare lavoro che contraddistingue il coreografo americano: essa, infatti, sposa l’indagine antropologica sull’identità umana e sul prezioso scandaglio dell’auto-riflessione che, com’è noto, caratterizzano il contributo all’arte della danza del coreografo statunitense. Da questo alveo trae spunto, per l’appunto, il breve momento coreografico presentato alla Scala e pensato per otto uomini e quattro donne impegnati a restituire la visione umana sulla dualità declinata nel binomio maschile/femminile, classico/contemporaneo, luce/ombra. Un’opposizione tra dinamiche che si origina dalla scelta musicale ricaduta su Philip Glass e in particolare sulla terza parte del Double Concerto for Violin, Cello and Orchestra e sul secondo movimento del Tirol Concerto for Piano and Orchestra: due segmenti che sotto diversi rispetti ricalcano il primigenio intento del coreografo dal momento che offrono opposte sfumature e dicotomiche visioni musicali. Grazie ai contrasti offeriti dalla musica il coreografo elabora il tema dell’identità di genere, della vulnerabilità e del conflitto come pure delle molteplici maschere con le quali l’umano si rivela al mondo. Una dichiarata indagine che emerge con consapevolezza e convinzione sia nel tessuto coreografico che nelle luci di Michael Mazzola come pure nei costumi firmati da Monica Guerra che ricorderemo, in particolare, per l’originale rappresentazione della complessa questione del gender.

Ai medesimi temi approda anche Skew-Whiff di Sol León e Paul Lightfoot  creato nel 1996 per il Nederlands Dans Theater. Un duo coreografico che per la prima volta si presenta al pubblico scaligero con il tratto ironico ed esplosivo di un lavoro off balance. Al disequilibrio è infatti riconducibile questo segmento coreografico modulato sull’ouverture della Gazza Ladra di Rossini che ha il merito di riproporre il tema dell’identità di genere con un’esplosione di comicità e sperimentazione sul movimento sapientemente modulata per i tre uomini e l’unica donna previsti nella creazione. Ai due coreografi si deve l’interessantissimo dialogo che alterna i movimenti più impetuosi e istintivi delle danze e dei rituali ancestrali agli ineludibili riferimenti della danza accademica. Il risultato è un’originale e fluida creazione con frasi coreografiche di forte pregnanza visiva capaci di stregare il pubblico scaligero della opening night. Impossibile non citare Maria Celeste Losa, Navrin Turnbull, Darius Gramada e Rinaldo Venuti che danno prova di gestire con disinvoltura ironia, virtuosismi, sensualità e inattesa verve attoriale.

Per un organico di trenta ballerini è pensata, invece, la nuova creazione dell’artista milanese Simone Valastro che torna per la seconda volta nel suo teatro in veste di coreografo dopo aver presentato il duetto Árbakkinn nel 2021. Un lavoro che trae spunto dalla biblica locuzione latina Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris quantunque nulla rimanga, nei quaranta minuti dell’opera, del riferimento religioso. La citazione è qui un pretesto per trattare velatamente la caducità, la temporalità e, in parte, l’alienazione della vita dell’artista. Un ciclico tragitto qui reso, in sinergia con lo scenografo Thomas Mika, con l’utilizzo di due ampie rampe che ampliano lo spazio scenico sezionato in tre livelli  interessando finanche la fossa dell’orchestra. Coreograficamente è parso difficile rintracciare lo sviluppo del tema scelto per la creazione ma, ad onor del vero, è da rimarcare che un tratto distintivo dell’estro creativo di Valastro è proprio l’allontanamento dai fini narrativi dell’atto scenico e sotto tale rilievo è collocabile questo lavoro che, di converso, ha il merito di garantire un ampio dinamismo di movimento nel numeroso ensemble selezionato per l’occasione e riportando altresì la mente del più attento osservatore ad altri nomi della coreografia ‘contemporanea’: un richiamo, questo, che rende peculiare, anch’esso, il contributo di Valastro all’arte di Tersicore. Grazie al dialogo tra diverse composizioni di Max Richter e David Lang il lavoro è un collage musicale e coreografico che alterna intenzioni, slanci, intimità e dialogo corale rivelandosi un’occasione preziosa per scoprire nuovi talenti del corpo di ballo scaligero appositamente scelti da Valastro per il suo lavoro.

In definitiva un annuale appuntamento, quello voluto dal Direttore Manuel Legris, con le nuove prospettive della danza della contemporaneità che in questo caso si riconferma un banco di prova superato a pieni voti per la troupe meneghina con una peculiare menzione di merito per la versatilità e la personalità ravvisata nei danzatori coinvolti.

Vito Lentini

Ultima modifica il Martedì, 05 Marzo 2024 05:51

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