lunedì, 17 febbraio, 2020
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NICHT SCHLAFEN (NON DORMIRE) - direzione Alain Platel

"Nicht schlafen" (non dormire), direzione Alain Platel "Nicht schlafen" (non dormire), direzione Alain Platel

direzione Alain Platel
composizione, direzione musicale Steven Prengels,
creato e rappresentato da Bérenger Bodin, Boule Mpanya, Dario Rigaglia, David Le Borgne, Elie Tass, Ido Batash, Romain Guion, Russell Tshiebua, Samir M'Kirech
drammaturgia Hildegard De Vuyst 
drammaturgia musicale Jan Vandenhouwe, assistenza artistica Quan Bui Ngoc, assistente direzione Steve De Schepper
scene Berlinde De Bruyckere, luci Carlo Bourguignon
sound design Bartold Uyttersprot, costumi Dorine Demuynck
direttore di scena Wim Van de Cappelle
direttore di produzione Valerie Desmet
tour manager Steve De Schepper
Produzione les ballets C de la B, in coproduzione con Ruhrtriennale, La Bâtie-Festival de Genève, Torinodanza festival, la Biennale de Lyon, L'Opéra de Lille, Kampnagel Hamburg, MC93 Bobigny Paris, Holland Festival, LudwigsburgerSchlossfestspiele, NTGent, Brisbane Festival distribuzione Frans Brood Productions con il sostegno di Città di Ghent, Provincia delle Fiandre orientali, Autorità fiamminghe, Porto di Ghent
a Modena, Teatro Storchi, 11 marzo 2017

www.Sipario.it, 26 aprile 2017

E' un pugno nello stomaco. E' un'overdose di straziante bellezza. E' la sofferenza di una mattanza comune. E' un rito crudele in cui la morte fa a pugni con la vita. E' il dolore come unico patrimonio comune ad un'umanità che si sbrana e si accarezza, che si divora e mostra la sua infinita fragilità. E' l'invito di Alain Platel: Nicht schlafen... non dormire, un invito agito sulla musica di Mahler, 'sporcata' da canti africani, rumori di campanacci, in un tutt'uno compositivo firmato da Steven Prengels insieme al drammaturgo musicale Jan Vandenhouwe. In una scena dominata dalle carcasse di cavalli, realizzate da Berlinde De Bruyckere, si compie un rito, siamo di fronte ad un'umanità post-atomica. Otto ballerini e una danzatrice si strappano i vestiti di dosso, si malmenano, si prendono e si lanciano, s'abbracciano e si scontrano. Indossano giubbotti da motociclisti e ostentano una natura tribale di sopravvissuti a una catastrofe della civiltà e dell'umano sentire. Eppure in un'atmosfera a tratti algida, terrea, resa inquietante da quelle carcasse di animali intorno e sopra le quali si muove l'umanità di Alain Platel fa capolino un'abbagliante bellezza che riempie gli occhi e un attimo dopo fa istintivamente distogliere lo sguardo, perché ciò che accade diventa insopportabile, troppo vero, troppo duro, troppo doloroso. In Nicht schlafen Alain Platel va in cerca di una sorta di armonia perduta, forse impossibile, ma che per essere riconquistata ha bisogno dell'intensità dei corpi, del loro suonare umido e umorale, della tensione estrema in un dolore che sa essere sopraffazione, sacrificio, distruzione dell'altro, impietosa lotta a sopravvivere, malgrado tutto. Come sempre in Platel il movimento e la partitura coreografica sono pensiero, condizione, status, immagine che interroga, sconvolge, schiaffeggia, oltraggia, sublima, commuove. Pugni, strattoni, brandelli di vestiti, intrecci di arti che mimano e moltiplicano le carcasse equine sono immagini che si compongono e scompongono in un fluire di movimenti e di atmosfere che lasciano a bocca aperta. Volti contratti, occhi sgranati, piedi e mani ritorte, impossibili equilibrismi, sudori che colano dichiarano la nostra inadeguatezza, l'insostenibile leggerezza del dolore, la fame di eternità, quale antidoto inutile alla morte che portiamo dentro. La musica di Gustav Mahler evoca e anticipa il lento e drammatico spegnersi di un'Europa alla vigilia del primo conflitto mondiale, racconta di una catastrofe da cui risorgere poteva sembrare impossibile, eppure da dietro quei ventri equini, intorno a quei cadaveri, fra quei lacerti di tele alla Burri qualcosa è ancora possibile fare ed essere, una nuova, spaventata e a tratti spaventosa umanità è data, stordente e stordita nel suo aggirarsi in un'atmosfera di disfatta ma non doma, disperatamente attaccata alla vita. Che la belle époque malheriana sia quella di oggi, sia il riflesso di una serenità e di un benessere incoscienti e perennemente tramontati? In Platel non valgono i semplici parallelismi, in Platel tutto si costruisce per immagini e intensità coreutica, in Platel il pensiero è elaborazione che scaturisce da ciò che accade sulla scena, ma soprattutto dalla presenza carica di verità dei suoi ballerini, dal loro relazionarsi ed essere nello spazio. Nessun estetismo, ma un essere in scena e nel tempo che lascia senza fiato, che fa aprire la bocca, sgranare gli occhi, commuove e urta. Nicht schlafen è, semplicemente è, è un'esperienza che sconvolge, sa toccare quell'ineffabile perché sgradevole e torbido che ognuno porta dentro di sé, sa risvegliare il buio che ognuno ha in sé, sa dire dell'inconfessabile che è in ogni uomo e che è pronto a riemergere prepotentemente. Tutto questo suscitano la danza di Alain Platel, la potenza performativa dei suoi danzatori che ci accompagnano laddove non vorremmo andare, ci dicono ciò che non vorremmo sentire, ci mettono di fronte alla sofferenza di un'umanità in cui vita e morte fanno a pugni.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Venerdì, 28 Aprile 2017 10:24

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