martedì, 19 ottobre, 2021
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INTERVISTA a MASSIMILIANO GRECO - di Michele Olivieri

Massimiliano Greco. Foto David Herrero Massimiliano Greco. Foto David Herrero

Massimiliano Greco scrive da molto tempo musica pura e musica per la danza, in particolare musica per coreografie e per lezioni di danza classica. Pianista e compositore italiano, lavora all’estero e nel suo settore artistico porta avanti il nome dell’Italia. Attraverso il suo lavoro e la sua produzione cerca di far conoscere una nuova letteratura nel panorama musicale: la musica composta per le lezioni di danza classica. È autore di una collana di 19 cd ed altri sono in preparazione. La sua musica per la danza è conosciuta in tutto il mondo dagli Stati Uniti al Giappone passando per tutta Europa, Filippine, Martinica, Corea, Messico Australia, Nuova Zelanda, ecc. Proprio in Giappone, la sua musica e il suo modo di suonare per le classi di danza sono diventati un punto di riferimento per un gran numero di pianisti. Infatti è stato invitato a Tokyo più volte per tenere corsi di perfezionamento per Maestri al Pianoforte per la Danza: Già solo al primo corso hanno partecipato 55 pianisti provenienti da ogni parte del Giappone. Nel 1997 è stato invitato dall’A.N.L.I.D., in qualità di docente di “Teoria e Forme Musicali applicate alla danza”, in occasione dei corsi di preparazione agli esami per insegnanti dell’Accademia Nazionale di Danza e in seguito è stato invitato al prestigioso Festival di Spoleto dalla “Hubbard Street Dance Company” di Chicago in qualità di Maestro al pianoforte, diventandone pianista referente per le tournée italiane. Ha lavorato, in qualità di Maestro al Pianoforte e Assistente Musicale, al IX Corso di Formazione Professionale per Giovani Danzatori, presso l’Aterballetto di Reggio Emilia e in tale occasione ha suonato per la signora della danza Vittoria Ottolenghi durante le sue “lezioni spettacolo”. Nel settembre 2001 è stato scelto come pianista italiano per accompagnare il Master di Danza Classica tenuto da Vladimir Vasiliev in occasione del III Concorso Internazionale di Danza “Michele Abbate” di Caltanissetta, e successivamente per quelli tenuti da Elisabetta Terabust ed Alessandro Molin. È autore delle musiche del programma di danze di carattere della D.A.I. – Dance Arts International di Londra e dal 2002 al 2008 è stato Pianista e Responsabile Musicale dell’Accademia Internazionale Coreutica – Ente di Alto Perfezionamento nelle Arti della Danza di Firenze. Nel 2003 la sua collana di dischi per l’accompagnamento di lezioni di danza classica è stata utilizzata durante le trasmissioni di “Amici di Maria De Filippi” da Rossella Brescia, insegnante di danza classica di quella edizione. Nell’aprile 2007 è stato invitato a Palermo come pianista italiano in occasione del programma “Outreach” della “Royal Ballet School” nonché ospite della “Scuola di Ballo del Teatro San Carlo” di Napoli. Nello stesso anno è stato invitato a tenere un corso di perfezionamento per “Maestro Collaboratore per la Danza” riservato a pianisti diplomati e diplomandi organizzato dalla “Fondazione del Teatro Comunale” di Bolzano nell’ambito dei corsi finanziati dalla Comunità Europea. Ha lavorato presso il Teatro San Carlo di Napoli ed è stato Pianista ed Assistente Musicale al “Ballet du Capitole” a Tolosa. Dal settembre 2010 è Pianista Principale e Responsabile del Dipartimento Musicale nonché Docente ai Corsi Internazionali per Maestro al Pianoforte per la Danza dell’“Acadèmie Princesse Grace” presso “Les Ballets de Montecarlo” nel Principato di Monaco.

Gentile Maestro, mi racconta la genesi del suo amore per la musica?
Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia particolarmente sensibile alla musica. Mio padre ha cantato spesso negli anni Cinquanta iniziando una discreta carriera nel mondo della musica leggera, che poi ha deciso di interrompere per vari motivi. Mia madre era una eccezionale cultrice dell’opera lirica, del balletto e della musica classica in genere. Sicuramente questa atmosfera ha contribuito a sviluppare la mia sensibilità per la musica. Inoltre un episodio fondamentale della mia infanzia è stato l’ascolto di una fiaba al mangiadischi, una specie di “audiolibro”, potremmo dire oggi; (mi ricordo anche il titolo della fiaba: “Il baule volante” di Andersen), con il sottofondo dell’Allegretto della Settima Sinfonia di Beethoven. L’ascolto di quella musica mi ha letteralmente sconvolto ed affascinato. Non potevo credere che esistesse una musica così bella. Da quel momento ho voluto ascoltare altra musica, e ancora...

Cosa l’appassiona nella sua professione, e quanto lavoro c’è dietro una composizione?
Il mio rapporto con la composizione è iniziato subito ed è completamente legato al pianoforte. Il primo concerto pubblico l’ho tenuto a circa sette anni con una mia piccola composizione dedicata alla mia mamma. Ed è continuo; non ho mai smesso un attimo di comporre, in effetti. Anche nella mia carriera da concertista ho sempre proposto mie composizioni insieme al repertorio tradizionale. Il lavoro del comporre non finisce mai. È fatto di analisi ed ascolto di altri compositori, di studio dell’armonia, di approfondimento continuo e di voglia di trovare ispirazione in qualunque cosa ed in qualunque situazione. E poi è fatto di costanza nel voler comporre ogni volta che sia possibile. Inoltre per me fondamentale è l’improvvisazione. Adoro improvvisare in ogni circostanza. A volte le melodie mi vengono in testa ed ho sempre con me un taccuino pentagrammato, nel caso... Il fatto di lavorare nel mondo della danza classica e contemporanea mi ha permesso di improvvisare e comporre in continuazione, e rappresenta costantemente un territorio meraviglioso, e stimolante, in cui posso sperimentare, analizzare ed esprimermi attraverso il pianoforte.

La musica ad alti livelli quale predisposizione d’animo necessita?
La musica è un bene primario dell’umanita, è per tutti e contribuisce ad uno sviluppo della persona di alto livello, esattamente come la danza! La predisposizione d’animo per me è quella di essere sempre disponibile a ricevere il messaggio musicale mediante il suono ed il ritmo. Essere disponibile ad essere influenzato dalla musica sia a livello emotivo, che razionale, e sfruttare questa influenza per sviluppare la mia immaginazione, essere continuamente disposto ad imparare e a capire, ed essere aperto a far sì che la musica sia un elemento fondamentale della mia vita e mi aiuti ad essere una persona migliore.

Come sono strutturate e caratterizzate le sue giornate professionali a Montecarlo in due istituzioni prestigiose a livello internazionale, come i Balletti e l’Accademia?
Da alcuni anni “Les Ballets de Montecarlo” è un ente unico dove al suo interno sono riunite: La Compagnia, l’Accademia e il Monaco Dance Forum. Prima del mio arrivo, ormai dieci anni fa, nonostante l’Accademia fosse una scuola già assolutamente di eccellenza, non contemplava alcun pianista. Adesso siamo tre pianisti in Accademia, tre in compagnia ed un’altra pianista che collabora saltuariamente. Il mio lavoro consiste nel suonare nelle classi al mattino, di insegnare teoria musicale applicata alla danza e storia della musica, di gestire interamente l’archivio musicale dell’Accademia e di fare la regia del suono negli spettacoli. Senza contare un’esperienza acquisita sul campo riguardo all’editing musicale. Un’esperienza impegnativa visto che tutte le produzioni discografiche dei balletti tradizionali sono pensate come esecuzioni concertistiche, ben distanti dalle esigenze di tempi dei danzatori. Mi occupo anche delle relazioni con L’Orchestre Philarmonique de Montecarlo, per alcuni progetti di ascolto musicale pensati per i nostri allievi, che circa due volte al mese, almeno prima della pandemia, avevano la possibilità di andare ad ascoltare i concerti dell’Orchestra presso l’Auditorium di Monaco. Quando è possibile si organizzano incontri con personalità artistiche musicali, come è successo col Maestro Gianluigi Gelmetti, oltre a numerosi incontri con personalità della danza che passano dai “Ballets de Montecarlo”. Dulcis in fundo la mia attività di docente per formare o perfezionare i pianisti che poi si dedicheranno alla professione di Maestro al Pianoforte per la Danza. Adoro insegnare ai pianisti e cerco di dare loro tutto me stesso. Ho avuto ed ho allievi provenienti da ogni parte del mondo, ed ho avuto belle soddisfazioni. Il mio obiettivo principale è quello di agire con pianisti di cui sono certo possano avere ottime chances di lavorare in prestigiose accademie e/o compagnie. La selezione (tramite audizione) mi permette di avere al massimo due allievi alla volta, non di più. Alcuni miei allievi lavorano in Svizzera, in Germania e in Francia, e spesso ricevo da accademie o compagnie la richiesta di pianisti da immettere nel mercato del lavoro.

A suo avviso, quale valore acquisisce l’onere e l’onore di insegnare la bellezza mediante le arti, soprattutto in un momento così difficile per l’emergenza sanitaria ma anche per una latente deriva culturale?
Il concetto di bellezza attraverso le arti domina tutto il mio insegnamento con connessioni continue a tutte le arti. Non è sicuramente facile farlo comprendere nel giusto modo agli allievi nei nostri giorni. Ciononostante in Accademia non si perde occasione per stimolarli a comprendere questo concetto, facendo notare la bellezza oltre che nella danza, anche nella musica, nella pittura, la scultura, nella poesia ecc. ed anche attraverso la comprensione del concetto di essere Artista ai nostri giorni. Il valore di questa parola è assolutamente fondamentale proprio per comunicare correttamente il concetto di bellezza. Quindi cerco di far conoscere grandi artisti di altre forme d’arte affinché gli studenti possano comprendere il valore della loro formazione: la “bellezza” nel suo significato più alto, diventa così per loro un riferimento forte in cui credere, nonostante la difficilissima situazione che stiamo vivendo. Essa è in effetti l’obiettivo del loro lavoro come ballerini, e devono essere in grado di renderla visibile e percepibile per poi donarla al pubblico.

Quando ha deciso di studiare pianoforte e perché?
Ricordo un episodio della mia infanzia che ha fatto scattare la molla... I miei genitori sono andati a far visita a degli amici che avevano un pianoforte. Mia madre mi ha chiesto se volevo provare come funzionasse, mi sono seduto al pianoforte e ho cominciato a spingere alcuni tasti, mi sono accorto che potevo creare qualche melodia abbastanza facilmente ricordandomi i tasti che avevo schiacciato prima, e così ho cominciato ad incuriosirmi, credo avessi circa sei anni. Ho capito in seguito come funzionava abbastanza velocemente. Da quel momento ho cominciato il mio lungo rapporto col pianoforte. Mia madre mi iscrisse ad una scuola di musica privata e poi ho continuato in Conservatorio.

La musica classica è per lei superiore agli altri generi musicali?
No, non posso dire questo. Io mi immergo nella musica senza distinzione di generi. Ma per la mia storia e la mia esperienza la musica classica ha un valore fondamentale. Ho scelto di dedicare la mia vita artistica all’approfondimento della musica classica. Anche il mio lavoro poi mi ha confermato che questa scelta doveva essere portata avanti. Il continuo ascolto di musiche mi porta anche a fare consulenza musicale per coreografie. Questa è una delle attività più entusiasmanti per i miei gusti. La possibilità di trovare musiche interessanti in base a delle idee ed esigenze coreografiche mi esalta... sarei capace di ascoltare musica per ore sino a trovare quella perfetta. Succede così quando cerco musiche per i nostri galà. Mi perdo in un’altra dimensione e riesco ad annotarmi appunti di centinaia di ascolti. Non mi chieda dove trovo il tempo...

Qual è il suo compositore di riferimento e perché?
Premetto che ho avuto, in vari periodi della mia vita, diversi compositori che hanno accompagnato le mie vicende. Li ho profondamente amati tutti in ogni periodo, ma se devo essere proprio onesto il primo amore della mia vita che poi non ho mai lasciato, è sicuramente Franz Liszt, per me un altissimo compositore straordinario e poliedrico ed un riferimento per il mio modo di vedere l’arte e l’artista. Ho letto sue biografie ed epistolari, ed ho trovato nel suo modo di essere artista il mio riferimento. Lui era un “fagocitatore” di ogni tipo di arte, ed aveva la capacità di essere ispirato da libri, dipinti, poesie, sculture: “incredibile”! Dove trovasse il tempo di fare tutto quello che ha fatto non lo so. Vorrei riuscirci anche io, ma vivo in un’epoca con tempi diversi... In ogni caso non posso non parlare di quanto sono stato infleunzato e sconvolto anche artisticamente e come compositore dalla musica di Tchaikovsky, nonché la mia passione per Rachmaninov e Brahms. Per cambiare periodo storico, sono letteralmente rapito dalla grandezza di Respighi e Casella, due compositori italiani fondamentali a mio avviso. Mi fermo qui perché ne sto saltando così tanti (non posso non citare il genio di Prokofiev) che dovrei riempire molte pagine...

Quali sono le sue opere liriche e i balletti preferiti?
Le opere di Puccini rappresentano, per me, l’esempio più alto di come si scrivano melodie nell’opera lirica. Personalmente adoro più di tutte “Bohème” e “Madame Butterly”. Le opere di Rossini (soprattutto “La Gazza Ladra”, “Il Barbiere di Siviglia” e “Guglielmo Tell”) e Verdi (in particolare “La traviata”, “Otello” e “Rigoletto” e “Il Corsaro” per motivi lavorativi) sono fondamentali nei miei ascolti. Ho approfondito anche Donizetti ancora per motivi di lavoro legati alla coreografia di Balanchine, ed ho approfittato per conoscere meglio il suo linguaggio. Ho imparato ad apprezzare la sua musica anche se è meno interessante per i miei gusti. Riguardo ai balletti (come repertorio del balletto classico) mi esprimo naturalmente da musicista. Assolutamente e definitivamente adoro il genio di Tchaikovsky senza il quale il balletto non sarebbe stato lo stesso. I suoi tre balletti sono un riferimento assoluto di ascolto e di analisi approfondita di linguaggio e stile musicale. Senza parlare delle tante sue composizioni che sono diventate in vario modo, famosissimi balletti. Apprezzo in particolare la musica di Delibes e Glazunov ma devo essere sincero su molti compositori che sono di riferimento per il mondo della danza classica come Minkus, Pugni e Drigo, Adam ed altri. Nonostante comprendo il grande lavoro che hanno fatto e il loro enorme contributo alla storia del balletto, per me essi sono dei bravi e competenti artigiani ma non hanno lo spessore artistico ed il genio di Tchaikovsky. Quindi direi che, da musicista, i miei balletti preferiti sono i tre di Tchaikovsky, “Sylvia”, nonché “La Sylphide” con la musica di Lovenskiold. Naturalmente ho il più grande rispetto per tutti gli altri balletti fondamentali nel repertorio della danza classica, ma la musica lì mi appassiona meno, tranne alcune ottime eccezioni. Se dovessi allontanarmi dal repertorio del balletto classico dovrei riempire molte pagine. Preferisco allora giusto citare il genio assoluto della musica di Prokofiev nonché quella di Stravinsky... e chiedere scusa per non nominare tantissimi altri che adoro e tanti altri che ho letteralmente scoperto nel mio lavoro. Rischio di dilungarmi eccessivamente.

E i libri, ai quali non rinuncerebbe mai?
Tanti, di tanti generi diversi... Riguardo la mia professione artistica il libro che è sempre con me è “Conversazioni con Arrau” di J. Horowitz (tanto per cambiare): e poi il meraviglioso “L’arte del Pianoforte” di Heinrich Neuhaus. Fuori dalla mia professione non rinuncerei a “Siddharta” ed “Il lupo della steppa” di Hermann Hesse, “Il Delfino” di Sergio Bambaren, “L’Alchimista” di Paolo Coelho. Ci sono poi libri che mi hanno ispirato musica come “Guerra e Pace” di Tolstoj e “La Lettera Scarlatta” di Hawthorne o “Il Pianista e la Farfalla” dell’italiano Carmine Sorrentino. Adoro poi i libri di archeologia e di storia antica. E per cambiare nettamente genere adoro tutti i libri di Stephen Cowey. Leggo anche quando posso testi di filosofia e storia dell’arte e del teatro. Adoro inoltre i thriller ed i gialli classici soprattutto di Agatha Christie. In ogni caso sono un “lettore seriale”. Da quando poi ho scoperto gli audio-libri ogni istante di pausa che ho sono in ascolto... cerco continuamente ispirazione nelle parole degli scrittori, che siano lette o recitate, per creare nuova musica. Quello che cerco di impormi è di leggere almeno un libro inerente la mia professione, ed uno di altro genere ogni mese, sforzandomi non senza fatica di rispettare tale ritmo.

Tra le tante collaborazioni in ambiti nazionali ed internazionali quali ricorda con maggiore soddisfazione?
Ho suonato con artisti molto diversi tra loro e con alcuni è stata un’esperienza esaltante ed altamente artistica. Devo intanto precisare una cosa: io non ho mai “suonato per qualcuno” e non ho mai “accompagnato” nessuno. Per me la collaborazione tra pianista e maestro di danza è talmente densa e ricca da ricordarmi più la musica da camera. È un lavoro svolto insieme, una sinergia che si attua per fornire al danzatore tutte le possibilità artistiche per esprimersi al più alto livello possibile. I ricordi più intensi sono con Egon Madsen, Tom Van Cauwembergh, Nanette Glushak, Roberto Fascilla, Marc Ribaud, Mihn Phan, Jean-Paul Comelin, Xiomara Reyes, Garry Trinder, Gilbert Mayer, nonché Luca Masala e tutti i Maestri della “Princesse Grace” con i quali condivido da dieci anni completamente la mia filosofia artistica. Questo team di artisti mi ha dato la possibilità di comporre tantissimo per la danza.

Quando è nata la passione per l’insegnamento, e a suo avviso come si riconosce un buon docente?
Mi sono avvicinato piuttosto tardi all’insegnamento, perché in passato ho preferito dedicarmi di più a fare concerti e comporre. Poi sono nate numerose occasioni per cominciare ad insegnare sia a docenti e allievi di danza, che a pianisti che vogliono avvicinarsi alla mia professione. Devo dire che mi sono appassionato. Insegnare mi permette di essere sempre aggiornato ed informato e mi consente di pensare a come passare nel modo migliore le informazioni. E non solo... insegnare significa per me anche indicare la strada per credere nella propria formazione al massimo. Inoltre insegnando ho imparato moltissimo dai miei allievi e adesso non ne potrei fare a meno. Trovare le parole giuste, la maniera giusta, avere cura della formazione dei propri allievi mi interessa tantissimo attualmente. Il buon docente è quello che è sempre disposto ad imparare insegnando ...la generosità è una dote fondamentale per i miei gusti. Personalmente cerco sempre di dare tutto quello che posso con totale altruismo ...spero di riuscirci!

Chi sono stati i suoi Maestri non solo materiali ma anche ideali?
Sono parecchi. Intanto parlando dei Maestri “materiali”, la mia formazione artistica si è compiuta inizialmente presso il Conservatorio di Bari, dove mi sono diplomato. Ho studiato con Hector Pell, un pianista argentino e poi ho proseguito il mio perfezionamento presso l’Accademia Chigiana di Siena con Michele Campanella ed Alexis Weissenberg. Sicuramente un’altra parte importante della mia formazione è legata ai consigli di Franco Medori e lo studio con Maria Golia dopo il diploma. Poi ci sono stati gli studi di armonia e composizione che hanno contribuito moltissimo alla mia crescita artistica. Dopo devo citare altri nomi “ideali” che appartengono alla mia formazione culturale (soprattutto legata alle mie letture) e che mi hanno accompagnato nella crescita personale ed artistica. Oltre a x di cui ho già detto, vorrei qui citare il pianista cileno Claudio Arrau riferimento pianistico ed artistico assoluto durante tutta la mia vita, e poi di sicuro il direttore d’orchestra Leonard Bernstein, Hermann Hesse, Sergio Bambaren, Stephen Covey poi Leonardo da Vinci e Raffaello. Sono personalità che io ho preso e continuo a prendere come esempi artistici. Loro per me sono stati “insegnanti”.

Come si pone in qualità di didatta con i danzatori del domani?
L’obiettivo che perseguo nel mio insegnamento con i giovani danzatori è rivolto a far comprendere loro la grande potenzialità che hanno nel poter diventare Artisti con la A maiuscola e non “solo” danzatori. Cerco di insegnare la capacità di ascoltare la musica in maniera attiva e concentrata, ricordando loro che sviluppare la capacità di ascoltare sarà benefico anche per il loro sviluppo personale. Ogni parola che dico da musicista cerco sempre di farla coincidere con il loro lavoro quotidiano, andando ad analizzare ogni aspetto della loro tecnica e cercando attraverso l’utilizzo corretto della musica di trovare soluzioni alle loro difficoltà. Molte volte parto dai problemi pratici che arrivano durante la lezione. Ogni esercizio, dalla sbarra fino alla sezione delle punte, viene sviscerato per fornire anche una comprensione musicale. Con la musica hanno convissuto, convivono e conviveranno tutta la vita, ed è per questo che devono imparare ad ascoltarla per capirne il messaggio e trasferirlo nei movimenti del loro corpo.

Quale connessione esiste tra la musica non creata per essere danzata e la coreografia?
Per me non esiste musica che non possa essere coreografata. Qualunque musica dotata di ritmo e suoni interessanti può attrarre il coreografo, secondo le proprie conoscenze ed il proprio gusto. A volte certe coreografie create su musiche non destinate alla danza sono splendide. Ma sarebbe molto importante per me che nasca anche una più forte collaborazione tra coreografi e musicisti che possano proporre varie musiche ascoltando il coreografo.

Con il tramite della danza e della musica si può raccontare al meglio la propria vita?
Per la mia esperienza personale sì. Ogni pezzo che ho composto, sia per la danza che per la musica pura rappresenta un momento preciso della mia vita. Come ho detto prima, cerco di prendere ispirazione da qualunque cosa e situazione mi capiti e mi coinvolga. Anche le persone che mi stanno attorno mi hanno ispirato... le persone della mia famiglia che adoro sono fonte continua di ispirazione. Persino alcuni giovani allievi in Accademia mi hanno permesso di trovare una melodia nuova...


Il Maestro pianista collaboratore, così mi aveva chiarito Luca Tieppo che lei conosce bene, al posto di Maestro pianista accompagnatore. Mi fornisce una sua spiegazione tecnica di questo nobile ruolo?
In effetti “maestro accompagnatore” è una terminologia riduttiva del ruolo importantissimo del pianista nel mondo della danza classica e contemporanea, per non parlare della lezione di danza classica. Come ho avuto modo di affermare in altre occasioni è una professione particolarissima, che ha bisogno da parte del musicista, di una enorme cultura musicale e profonda conoscenza della tecnica della danza classica. Il lavoro viene svolto come se si facesse musica da camera, il pianista realizza musicalmente la coreografia dell’esercizio che crea il docente, scegliendo il tocco pianistico giusto, lo stile e l’atmosfera musicale, nonché la melodia ed il ritmo. Il risultato migliore si ottiene secondo me anche grazie alla capacità di improvvisare al pianoforte, che rimane una peculiarità importante, anche se non fondamentale. La volontà di creare una forma ed una melodia che rispecchino quella del movimento, spinge a fare una vasta ricerca di repertorio della musica classica e non solo, direi tutti i generi, sviluppando una conoscenza musicale fuori dal comune. Attualmente la mia idea di Maestro al pianoforte per la danza è quella di un musicista capace di “leggere la partitura fatta dai ballerini con i loro movimenti” e di riportarla perfettamente sul pianoforte impiegando tutte le possibilità tecniche pianistiche. Nel mio modo di suonare per la danza utilizzo tutto quello che ho imparato eseguendo Liszt, Chopin, Brahms, Rachmaninov, Scriabin ed altri. Non tolgo assolutamente niente, semmai aggiungo.

Al Festival di Spoleto è diventato pianista referente per la “Hubbard Street Dance Company”, che esperienza è stata?
L’esperienza al Festival di Spoleto è stata breve ma intensa. La compagnia, molto bella devo dire, cercava un pianista per la serie di spettacoli che avrebbe presentato al Festival e mi proposero di suonare. Alla fine della prima classe il balletmaster si avvicinò al piano e mi disse “questa non è una lezione qualunque, è stata come ascoltare un concerto: Complimenti. Lei è il pianista giusto per noi quando torneremo in Italia”. È stata una bellissima ed indimenticabile emozione.

Qualche nome di danza e per ognuno un ricordo personale o un aggettivo, Vittoria Ottolenghi?
Un esempio di immensa cultura per me. Una profonda conoscitrice del mondo della danza, con la capacità di raccontarla in maniera eccezionale. Fu la mattatrice di un vero “spettacolo culturale” che lasciò rapiti i giovani danzatori e tutto lo staff del Corso a Reggio Emilia. Il suo apporto alla divulgazione della danza è stato immenso. Abbiamo bisogno di figure culturali come lei nel mondo della danza.


Vladimir Vasiliev?
Una persona che con me si è dimostrata estremamente alla mano, sia in studio che fuori. Io in verità mi aspettavo un atteggiamento più rigido, invece mi ha piacevolmente sorpreso. Mi ha fatto totalmente gestire la musica della sua classe senza influenzarmi con i suoi gusti personali, neanche per un momento.

Elisabetta Terabust?
Una grandissima personalità artistica. Sebbene avessimo dei “gusti musicali un po’ diversi” riguardo all’accompagnamento della classe, mi ha esposto chiaramente i suoi scopi e la sua impostazione. Trovare la giusta gestione della musica a quel punto si è rivelato semplice e chiaro per me. Il suo modo di insegnare poi ha lasciato un’impronta in me molto forte. Ho imparato tantissimo dalle sue parole anche per vedere l’apporto della musica da un’angolatura diversa.

Alessandro Molin?
Un’altra bella personalità artistica ed una altrettanto bella esperienza anche con lui, sia al lavoro che fuori. Molto interessante per l’utilizzo nella sua tecnica di tanti principi musicali di Stanley Williams, che io adoro, sebbene abbia una idea diversa dell’utilizzo della musica a lezione. Ciononostante ho imparato tanto da questi concetti tecnico/musicali.

Luca Masala?
Abbiamo un rapporto straordinario. Sin da subito ha creduto nelle mie idee appoggiando i miei progetti e collaborando in prima persona alla attuazione anche di esperimenti musicali arditi con gli allievi. Abbiamo sviluppato insieme una impostazione di lavoro in Accademia fortemente improntata alla musicalità del movimento ed alla famosa interpretazione come risultato finale. L’obiettivo come dicevo è quello di formare una nuova generazione di ballerini con una vasta cultura che abbiano ben chiaro cosa significhi essere degli Artisti.

Jean-Christophe Maillot?
Con Maillot ho un rapporto di grande cordialità e stima. Trovo che sia un artista molto colto musicalmente. Le sue scelte musicali sono sempre importanti e particolari, mai banali. Vederlo insegnare le sue coreografie parlando delle idee che si trovano dietro l’esecuzione dei movimenti, nonché della estrema cura riguardo al messaggio musicale, lo trovo davvero stimolante, soprattutto per i giovani danzatori dell’Accademia che imparano le sue creazioni.

Quando ha capito che l’attività musicale sarebbe stata parte integrante della sua vita?
Molto presto, perché ho avuto alcune facilità musicali innate che mi hanno convinto prestissimo che la musica fosse la cosa che dovevo fare. Non nascondo di avere avuto anche io le mie crisi e i miei ripensamenti, ma sono state meno forti della mia passione e della mia voglia infinita di musica come compagna di vita. Come dice Andras Shiff “devi amare la musica più della vita e più della morte”.


Chi sono i pianisti a cui oggi riconosce l’eccellenza? Mentre del passato?
Dei più giovani direi tra tutti Beatrice Rana (tra l’altro pugliese come me e allieva di un pianista che ho conosciuto molto bene nei miei anni di Conservatorio). Vorrei anche citare Denis Matsuev e Daniil Trifonov per alcune cose. Dei viventi più anziani ne potrei citare molti, ma su tutti Andras Shiff e Maria Joao Pires. Non posso non citare anche la Argerich, Baremboim e Ashkenazy, che hanno soprattutto accompagnato gli anni dei miei studi ed ancora spesso mi fanno compagnia negli ascolti. Un pensiero a parte per Alexis Weissemberg e Michele Campanella, pianisti indelebili nella mia memoria per l’onore che ho avuto di studiare con loro all’Accademia Chigiana. Poi del passato, in assoluto al primo posto nella mia vita il citato Claudio Arrau e poi Arturo Benedetti Michelangeli ed Emil Gilels.

Tra i compositori odierni qualcuno la appassiona?
Mi piacciono gli italiani Lorenzo Ferrero, Marco Tutino, Luca Lombardi. Per motivi di lavoro ho un rapporto tutto particolare con la musica di Steve Reich. Poi vorrei citare anche John Adams. Se andiamo un po’ più indietro sono vari e diversi tra loro. Direi assolutamente Ligeti, Messiaen, Boulez, Bernstein, Menotti, Vaughan Williams. Se scendiamo ancora Stravinsky e Prokofiev di cui ho fatto veramente una piacevolissima indigestione musicale. Qui la lista si farebbe lunghissima... mi fermo!

Ora gentile Massimiliano parliamo del progetto “Music Management for Dance”?
“Music Management for Dance” nasce dall’incontro tempo fa di alcuni pianisti in occasione dell’evento romano “Il corpo nel suono” all’Accademia Nazionale di Danza. Il confronto in quei giorni, il parlarsi, il riflettere sulla nostra professione tra quello che è attualmente e quello che potrebbe essere nel futuro, ci ha portato a far nascere questo progetto. Come si può leggere nel nostro Manifesto, MMD crede fortemente in una nuova sinergia tra gli artisti di oggi nel mondo della danza (insegnanti, coreografi, balletmasters, coreografi, direttori) e del mondo della musica (pianisti, percussionisti, direttori d’orchestra, compositori) per favorire la formazione di nuove generazioni di giovani artisti, più preparati più colti e più consapevoli. Ci auguriamo che questo messaggio possa essere recepito da più persone possibili per cominciare una nuova era nella formazione artistica.

Mentre #FridayFeeling, rubrica da Lei ideata?
È una rubrica che nasce sfruttando le conoscenze che ho acquisito e gli ascolti che ho fatto per motivi di lavoro. Mediante questo progetto si vuole far conoscere le tante musiche per il mondo della danza scritte dai compositori (grandi e piccoli) che sono per varie ragioni poco conosciute o proprio sconosciute. Questo con il proposito di rivalutare tale repertorio e magari stimolare il mondo della danza a pensare nuove coreografie.

L’interazione tra danza e tecnologie innovative come viene recepita attualmente?
Da parte dei vari operatori del mondo della danza soprattutto, con curiosità, ma sicuramente non riescono ancora ad intravedere chiaramente le grandi possibilità che la rete può dare. Casualmente questa epidemia ha fatto conoscere ed utilizzare forzatamente varie piattaforme che però vanno perfezionate e coordinate con progetti di ampio respiro. Certo è quasi impossibile sostituire con il virtuale il rapporto di contatto che c’è tra il docente e l’allievo nel mondo della danza. Ma chissà... un giorno il Maestro potrà essere “presente” in sala con un suo ologramma... MMD è molto sensibile a questa nuova situazione (soprattutto riguardo all’applicazione del 5 G nel mondo coreutico), e sta cercando di trovare la nuova strada per unire tradizione e tecnologia in un unico e rivoluzionario futuro.

Mediante il suo lavoro e la sua produzione ha prodotto una nuova letteratura nel panorama musicale: la musica scritta per le lezioni di danza classica. Come si è arricchita nel tempo questa collana di CD?
Ebbene sì! Credo sia arrivato il momento di conoscere meglio, coordinare e catalogare questa nuova letteratura musicale. Quando ho cominciato a registrare il primo disco nel 2000, ho cercato di trasferire la mia formazione concertistica e tutto il mio bagaglio tecnico nei pezzi. Da allora ho cercato di perfezionare sempre di più la forma e la metrica di questo tipo di musica, nonché la qualità della musica. Sebbene la costruzione delle frasi musicali per gli esercizi (odio questo termine, che mi piacerebbe sostituire per lo meno con “coreografie didattiche”) risponda a precise frasi dei movimenti, rischiando di essere a volte un po’ ripetitiva a livello musicale, la creatività di moltissimi pianisti supera nettamente il problema creando un’atmosfera compositiva particolarmente interessante. Insomma esiste ottima musica composta per le lezioni di danza, così come, devo ammettere che esistono anche musiche di scarso valore.

Qual è stato l’aspetto speciale nell’esperienza a Tokyo per il corso di perfezionamento per Maestri al pianoforte?
Sono rimasto particolarmente colpito dall’accoglienza che ho avuto a Tokyo. I miei dischi circolano in Giappone da molti anni, avendo un distributore in esclusiva, e a quanto pare il mio modo di suonare è stato apprezzato dai miei colleghi giapponesi, perché mi dicevano, si differenziava dallo stile in voga in Giappone. Ormai sono alcuni anni che sono ospite del centro Architanz. Sono stato letteralmente accolto in maniera eccezionale. Una emozione fortissima per me. I pianisti giapponesi sono di ottimo livello e credono fortemente nel loro lavoro dedicandosi alla loro preparazione con una devozione ed una continuità che a volte non vedo in Europa. Hanno un grande entusiasmo e dedizione, hanno voglia di imparare e prendono moltissimi appunti su ogni frase e consiglio. Il corso che ho tenuto il primo anno era stracolmo di pianisti, ero senza parole. Alcuni facevano molte ore di treno avanti e dietro da altre città per essere presenti ed alcuni hanno preso l’aereo apposta. Tutto quello che ho consigliato loro è stato assimilato e provato insieme a me con grande entusiasmo. L’organizzazione della masterclass è ineccepibile ogni anno, con una staff di maestri e segretarie sempre pronti e veloci per qualunque necessità organizzativa ed artistica. Devo dire che i risultati del mio lavoro in Giappone si sono fatti vedere. Una pianista che si è perfezionata con me a Tokyo adesso fa parte dello staff pianisti della “Princesse Grace”. Un’altra che ha studiato molto con me venendo anche a Montecarlo adesso è a Stoccarda. Ed ancora continuo ad insegnare on line. Ed alcuni colleghi giapponesi mi inviano i loro cd per chiedermi un parere. Insomma un rapporto che non si è mai fermato.

Maestro può spiegare per i nostri lettori quali sono le linee guida per la “Teoria e Forme Musicali applicate alla danza”?
Grazie per la domanda. Ho sviluppato la mia idea di lavoro dopo molti anni di osservazione, insegnamento e sperimentazione. Ne accenno qui velocemente premettendo che dovrei fare numerosissime precisazioni ed approfondimenti che non posso tenere in questa sede. Le linee guida sono: Comprensione della velocità della musica e controllo della velocità del movimento. Comprensione della funzione del suono e della melodia e quindi della interpretazione. Ascolto programmato e costante di repertorio della musica classica. Ascolto attivo e analisi della musica come se si dovesse creare una coreografia. Sviluppo del senso della interpretazione della musica. Sviluppo del concetto di “Artista” attraverso l’analisi di grandi danzatori e grandi musicisti, e possibilmente di altri tipi di artisti come grandi pittori, scultori poeti scrittori. Ciò detto cerco di far comprendere agli allevi di danza in che modo imparare ad ascoltare la musica. Spesso capita che l’ascolto avvenga in maniera passiva e il messaggio musicale passi in maniera un po’ superficiale nonostante i danzatori in costante contatto con la musica. Insegno prima di tutto a connettere i loro movimenti con la velocità della musica. Ciò è fondamentale per lo sviluppo completo della loro tecnica. Un movimento non è “tecnicamente” completo e corretto se non avviene perfettamente alla stessa velocità della musica. Non amo molto il modo di dire: “segui la musica”, è psicologicamente errato secondo me. Non si segue la musica, ci si muove alla stessa velocità. In seguito li faccio concentrare sulla comprensione della melodia. Nella maggior parte dei casi gli studenti fanno il contrario, si lasciano prendere dal suono e dalla melodia e a volte invece di contare correttamente si ingarbugliano cercando di contare allo stesso modo di come è scritta la melodia, cosa che è fuorviante. La comprensione della velocità musicale è il fondamento dell’ascolto. L’approccio con la melodia avviene un passo dopo. Il suono e la melodia apportano energia e ispirazione al movimento che però è sotto controllo grazie al fatto di poter procedere con i movimenti esattamente alla velocità richiesta dal Maestro di danza. Se no non si capisce perché il Maestro a volte corregga i pianisti se vanno troppo lenti o troppo veloci. Se il pianista deve rispettare totalmente la velocità pensata dal Maestro i danzatori devono assolutamente fare lo stesso, non dovrebbero essere ammesse deroghe. Per questo motivo in Accademia facciamo studiare molti passi di tecnica col metronomo in varie maniere, in modo che il suono non intervenga troppo presto a “distrarre” dalla gestione della velocità. Questo sistema non è per nulla arido ma anzi crea le condizioni affinché i danzatori siano liberi di poter anche lavorare sulla dinamica del movimento e possano finalmente trovare l’ispirazione e l’interpretazione.

Alla Scuola di Ballo del San Carlo di Napoli che tipo di collaborazione ha intrapreso?
Ho avuto il primo contatto con l’ambiente della danza al Teatro San Carlo all’epoca in cui il direttore della compagnia era Luciano Cannito. Poi dopo un po’ di tempo sono arrivato alla Scuola di ballo davvero in extremis. La carissima signora Anna Razzi mi ha calorosamente invitato ad iscrivermi all’audizione per Maestro Collaboratore per la Danza del Teatro. Ho fatto l’iscrizione per l’audizione l’ultimo giorno prima della scadenza del bando. Grazie a Dio mi sono classificato al primo posto ed ho cominciato l’esperienza alla Scuola. Un’esperienza bellissima ed indimenticabile in un teatro meraviglioso. Lo staff artistico e tecnico della Scuola mi ha messo a mio agio, e la signora Razzi mi ha supportato molto permettendomi anche di fare una lezione tipo masterclass di teoria musicale applicata alla danza per tutti gli allievi della scuola.

Mentre per la Scuola del Royal Ballet?
L’esperienza con i maestri della Scuola del Royal Ballet è nata in occasione del programma “Outreach” che organizzano in giro per il mondo. Poi ho ritrovato il direttore della scuola ed altri maestri in America. Abbiamo lavorato insieme molto bene creando un rapporto positivo e di reciproca stima. Ma non ho mai avuto con loro una collaborazione continuativa.

Il corso di perfezionamento per “Maestro Collaboratore per la Danza” a Bolzano si tiene ancora? Ho trovato l’iniziativa particolarmente interessante, tanto più finanziata dalla Comunità Europea?
In effetti è stata un’idea ottima. Sfortunatamente non ho più avuto notizie riguardo al corso di Bolzano. È pur vero che poi mi sono trasferito all’estero e molti aggiornamenti sugli eventi in Italia mi sono sfuggiti. Comunque quel corso ha avuto un epilogo particolarmente positivo. Uno degli allievi dell’epoca è poi venuto a studiare con me a Montecarlo e adesso lavoriamo insieme in Accademia. Mi auguro che ci siano ancora iniziative di questo genere e livello in Italia.


In qualità di Assistente Musicale al “Ballet du Capitole” a Tolosa che ricordi conserva professionalmente?
È stata una delle esperienze più belle della mia vita. Una compagnia ottima. Ho lavorato sia come pianista che come assistente musicale e in regia del suono per gli spettacoli. All’epoca la direttrice era Nanette Glushack coadiuvata dal marito, Michel Rahn, grandissimo didatta che poi è venuto a lavorare alla “Princesse Grace”. Si è subito creato un clima amichevole e nello stesso tempo di grande stima professionale. Ho trovato un ambiente molto cordiale e professionale con danzatori di grande livello artistico come ad esempio l’italiana Paola Pagano, all’epoca Principal Dancer della compagnia, e tanti altri davvero formidabili. Ho curato la musica per coreografie meravigliose! Ricordo il primo spettacolo su cui ho lavorato e la fatica che ho fatto insieme alla carissima Roslyn Anderson, per seguire le prove di “Falling Angels” di Kylián. All’inizio mi sembrava un vero labirinto la composizione “Drumming” di Steve Reich, ma pian piano tutto si chiariva ed il lavoro coreografico musicale è stato veramente entusiasmante. È lì che ho incontrato Luca Masala che mi ha poi portato a Montecarlo.

Ultimamente a cosa sta lavorando in campo compositivo?
Mi sto dedicando alla composizione di musica pura. Ho ultimato recentemente tre nuovi album, di cui uno, “Love Stories”, dedicato a tutti i pezzi per coreografie di passo a due che ho scritto negli ultimi anni e recentemente, durante il lockdown. In particolare sono molto legato ad una composizione: “La seconda vita”, da cui è nato uno splendido passo a due: “Augenblick”, con la coreografia di Roland Vogel (uno dei magnifici maestri dell’Accademia e tra l’altro fratello di Friedemann...) che ha debuttato in Cina alcuni anni fa e dopo a Montecarlo grazie al supporto di Luca Masala e dell’Accademia. Inoltre ho cominciato un nuovo ciclo di cd per lezioni di danza classica con musica scritta e suonata da me, di cui il primo album uscirà nei prossimi mesi. In collegamento a questo vorrei portare avanti un progetto che ho chiamato “Concert Ballet Class”. L’idea è quella di poter fare un concerto pianistico in maniera tradizionale dove il programma è composto di varie musiche che appartengono ai miei cd per la danza. In questo modo unisco i due mondi in maniera diversa dal solito, presentando la musica che dovrebbe essere eseguita nello studio di danza in una versione concertistica. È un esperimento che ho fatto già a Tokyo ed ho avuto dei bellissimi riscontri. Spero presto di poterlo portare avanti, dopo che questa brutta situazione della pandemia sarà finita.

Michele Olivieri

Ultima modifica il Lunedì, 07 Dicembre 2020 09:39

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