mercoledì, 16 ottobre, 2019
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INTERVISTA a LUDOVIC PARTY - di Michele Olivieri

Ludovic Party. Foto Reuben Halevi Ludovic Party. Foto Reuben Halevi

Dopo essere stato Maître de Ballet e Répétiteur presso la "Göteborgs Operans Dans Kompani", allo "Stuttgarter Ballett", alla "Fondazione Arena di Verona", alla "Fondazione Teatro dell'Opera di Roma" e al "Balletto di Roma" diretto da Roberto Casarotto, Ludovic Party è attualmente Maître e Répétiteur presso l'Opera di Stato di Stara Zagora in Bulgaria dal novembre 2018 per la stagione in corso. La formazione di Ludovic Party prende avvio in Martinica per poi proseguire nel 1983-1984 presso l'Académie Internationale de la Danse a Parigi (danza classica, moderna, jazz), continua nel 1984-1986 all'Institut Pédagogique d'Art Chorégraphique di Parigi (danza classica, moderna, jazz, flamenco, tip-tap). Si diploma per l'insegnamento della danza con riconoscimento della "Federation Française de Danse". Nel 1986-1988 studia al "Mudra International" diretto da Maurice Béjart a Bruxelles (danza classica, pas de deux, danza moderna, teatro, ritmo). Tra le maggiori esperienze lavorative, "L'Ensemble di Micha van Hoecke", la "Compagnia Mario Piazza". Ludovic Party è stato inoltre danzatore ospite al Teatro Massimo di Palermo. In qualità di assistente alla coreografia ha lavorato nel 1994 al Théatre Jean Vilar (Belgio) ne "Il Malato Immaginario" di Molière su coreografie di Micha van Hoecke. Nel 1996 al Maggio-Danza Teatro Comunale di Firenze ne "Les Surprises de Mnémosyne", coreografie di José Montalvo e "Acrobats of God" su coreografie di Richard Move. Nel 2002 al "Sofia National Opera" (Bulgaria) in "Ghetto", coreografie di Mario Piazza. Nel 2002 al Teatro dell'Opera di Roma in "Lady in the Dark" di Kurt Weill, coreografie di Mario Piazza. Nel 2003 al Teatro dell'Opera di Roma in "Dio Salvi la Regina", coreografie di Mario Piazza. In qualità di insegnante è stato Maestro ospite per il "Corpo di Ballo del Teatro Massimo di Palermo", per la "Northern School of Contemporary Dance" (Leeds), e per la "Première Division" (New York).

Gentile Ludovic, com'è nata la passione della danza, qual è stato il momento determinante e decisivo nella scelta?
Da piccolo seguivo mia madre che prendeva parte a stage di danza moderna con Yuriko, storica danzatrice della "Martha Graham Dance Company" e in occasione di uno di questi eventi, chiesi se potevo prendere una lezione. Da quel momento è nata la mia passione per la danza.

Recentemente hai assunto la carica di Maître e Répétiteur all'Opera di Stato di Stara Zagora in Bulgaria. Quali sono state le tue prime impressioni?
Mi ha colpito il modo tutto diverso di lavorare, differente dall'Europa occidentale. Lavoriamo nove ore al giorno, con piccole pause, e si succedono le varie prove all'ordine del giorno. Mi sembra che esista ancora il rispetto delle figure professionali.

La compagnia è composta da 52 danzatori ed è diretta da Sylvia Tomova. Su cosa stai lavorando e quali sono le tue priorità?
Stiamo lavorando al "Don Chisciotte" su coreografie di Arshak Ghalumyan, danzatore dello Staatsballett Berlin e su "Il Lago dei Cigni" coreografato dalla stessa Tomova. Le mie priorità sono la qualità degli spettacoli, e mantenere alto il livello tecnico/artistico della troupe.

Di quale repertorio gode la compagnia?
La compagnia ha in repertorio "Il Lago" e "Don Chisciotte" citati qui sopra poi "La Boutique Fantasque", "Nestinarka", "La Giarra". Stiamo per acquisire un nuovo "Schiaccianoci" che debutterà a metà aprile. Nel corso della stagione apriremo anche alla danza contemporanea, ma non posso dire niente di più.

Di Sylvia Tomova, già Prima Ballerina dell'Opera di Sofia, cosa apprezzi particolarmente alla direzione?
Sylvia è una donna di polso che sa quello che vuole. Apprezzo in particolare la sua chiarezza e la sua passione per la danza e il teatro.

Come hai trovato il grado di preparazione della Compagnia di Ballo?
La compagnia ha un buon livello tecnico, ma dobbiamo migliorare sempre.

Che tipo di lavoro hai improntato con i ragazzi della Compagnia?
Il training quotidiano della Compagnia consiste in una lezione di danza classica durante la quale insisto sulla qualità, dando loro esercizi brevi permettendo così di concentrarsi sulla loro esecuzione. La difficoltà sta nel trovare una armonia tra i componenti della troupe perché vengono da tutto il mondo e da scuole diverse.

A luglio presenterai anche una tua nuova coreografia con i danzatori di Stara Zagora, giusto?
Presenterò un lavoro sul mito di Antigone, ispirandomi al testo di Jean Anouilh scritto e rappresentato a Parigi durante l'occupazione nazista.

Cosa rappresenta per te oggi la danza, dopo tanti anni al servizio della nobile arte?
Per me la danza è comunicazione e libertà, ma soprattutto un atto politico.

Un tuo prossimo impegno artistico ti vedrà coreografo in residenza all'Accademia Nazionale di Danza di Roma nell'ambito di "Resid'AND", in cosa consiste il progetto?
Il progetto Resid'AND è nato con l'intento di invitare all'Accademia Nazionale di Danza dei coreografi affermati o esordienti, per creare un lavoro in forma didattica, con gli allievi dei Trienni contemporanei della stessa Accademia. Il progetto è elaborato dalla Scuola di Danza Contemporanea dell'AND.

Nei giorni 8 e 9 marzo prossimi presenterai al Teatro Ruskaja dell'Accademia Nazionale di Danza un tuo lavoro dal titolo "Corps Perdu". Mi racconti questa creazione?
Sto lavorando su un progetto che tratta il tema dell'identità partendo dai lavori di Félix Guattari e Gilles Deleuze, quest'ultimo amico fraterno del filosofo e poeta della Martinica Edouard Glissant dal quale mi ispiro per la parte poetica del progetto.

Hai scelto per questa creazione il tema dell'identità, un soggetto attuale e centrale nelle società occidentali?
Il tema dell'identità è indubbiamente un tema caro alle società occidentali che si sentono minacciate a mio avviso da altre culture, ma quello che mi ha mosso è il conflitto vissuto dai miei conterranei, i Martinicani per i quali la ricerca della propria identità è ancora attuale.

Cosa hai imparato dai testi del grande saggista francese Edouard Glissant, a cui il tuo pensiero si ispira?
Mi ha colpito di Glissant l'apertura e il suo concetto di "Tout-Monde" che potremmo riassumere così: "Per la prima volta le culture umane, nella loro semi totalità sono interamente e simultaneamente messe a contatto le une con le altre".

Hai iniziato la tua carriera di esecutore presso la "Rambert Dance Company" diretta da Richard Alston, quali sono i ricordi più belli e i maggiori insegnamenti ricevuti?
Da giovane danzatore tutto sembra meraviglioso e l'avverarsi di un sogno tanto agognato non sembra vero. Quello che mi più mi è piaciuto è il passare dalla tecnica classica alla tecnica moderna quotidianamente. Questo fluire incessante mi ha permesso di comprendere meglio il mio danzare, e conoscere a fondo il mio corpo.

In seguito hai danzato al "Ballet de l'Opéra de Lyon", qual è stato il ruolo o la serata che ti è rimasta nel cuore?
Mi ha segnato moltissimo l'incontro con Bill T. Jones.

Com'era vissuta ai tuoi tempi ma anche oggi la danza in Martinica? Quale connotazione gode l'arte tersicorea nel tuo Paese?
Ai miei esordi in Martinica, la danza era cosa da femminucce e i maschi non danzavano in calzamaglia, ma la danza aveva un grande seguito e ho potuto assistere agli spettacoli di grandi compagnie quali le "Ballet de l'Opéra de Paris", la "Alvin Ailey American Dance Theater" o i "Ballets Jazz de Montréal". Attualmente la danza in Martinica cerca una propria identità attraverso le creazioni dei suoi coreografi, ma manca di un vero insegnamento ad alto livello.

Un momento indimenticabile al "Göteborgs Operans Dans Kompani"?
La ripresa di "32 rue Vandenbranden" dei "Peeping Tom" mi ha emozionato. Inoltre sono stato particolarmente catturato dalla bravura degli interpreti.

Allo "Stuttgarter Ballett" che aria si respirava?
Ho respirato un'aria di autentico lavoro professionale e grande rispetto per l'arte della danza.

La "Fondazione Arena di Verona" che valore aggiunto ha dato alla tua carriera professionale?
Ho iniziato la mia attività di Maître proprio a Verona, dieci anni fa, benché lavoravo già come assistente alle coreografie da diversi anni, e ha segnato l'inizio di un percorso che mi auguro proficuo e il più a lungo possibile.

Poi sono arrivate la "Fondazione Teatro dell'Opera di Roma", il "Balletto di Roma", il Teatro Massimo di Palermo. Cosa ti ha portato dalla Francia all'Italia artisticamente?
Sono arrivato in Italia per caso, dopo un incontro con Micha van Hoecke a Bruxelles.

Da giovanissimo hai studiato presso il celebre "Mudra" di Maurice Bejart, un tuo personale ricordo legato a quel periodo e al grande ed insostituibile Maestro?
Maurice non ci seguiva nei nostri studi ma lo vedevamo ogni giorno in sala prove o nei corridoi, e il suo carisma e magnetismo mi hanno sempre colpito. Quanto a "Mudra" ricordo il duro lavoro e il bisogno di esprimersi, e questo avveniva più facilmente mediante lezioni di teatro o di ritmo. Ho dei ricordi indelebili di quegli anni di formazione e di scoperta.

Parlami dell'incontro con Micha van Hoecke e con Mario Piazza, due grandi artisti e coreografi. Cosa ti piace in particolare del loro lavoro e come ti sei trovato a collaborare insieme?
Sono venuto in Italia per lavorare con Micha perché lui aveva la sua compagnia in Toscana, dopo pochi anni mi sono trasferito a Roma dove ho fondato con Mario Piazza l'omonima compagnia. Il lavoro con Micha era totalizzante e mi ha insegnato ad essere un interprete. Con Mario ho sviluppato le mie conoscenze nella danza contemporanea, e ho scoperto la sua grande creatività e il suo contagioso entusiasmo. Mi ha fatto sentire un danzatore maggiormente libero. Entrambi sono accomunati dall'amore totale per la danza e il teatro.

Da danzatore a Maestro, qual è l'aspetto che ti gratifica maggiormente nell'insegnamento e come si può riconoscere un buon docente?
Credo che il vedere progredire un allievo sia una delle gioie più grandi perché vuol dire che quell'allievo ha capito ed elaborato i concetti e le nozioni che gli sono state inculcate. Per me un buon docente è colui che sa mettersi da parte ed essere un tramite tra l'arte che insegna e i suoi allievi.

Mentre l'interesse per la coreografia quando è nata?
Ho esordito nel 2003 con due piccoli pezzi per la compagnia di Carla Fracci.

Coltivi altre passioni oltre alla danza?
Mi appassiona l'arte pasticcera. Mi diletto a confezionare torte e dolciumi vari per amici e parenti.

Per concludere un tuo pensiero per definire al meglio l'arte coreutica?
L'arte coreutica è un talento che merita grande rispetto.

Michele Olivieri

Ultima modifica il Giovedì, 17 Gennaio 2019 08:22

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