martedì, 19 giugno, 2018
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VICTORE HUGO E ADELE - GEORGES SIMENON e MARIE JO UNA PROMESSA D’AMORE - regia Lorenzo Loris

Monica Bonomi e Silvia Valsesia in "Victor Hugo e Adele - Georges Simenon e Marie Jo una promessa d'amore", regia Lorenzo Loris. Foto Dorkin Monica Bonomi e Silvia Valsesia in "Victor Hugo e Adele - Georges Simenon e Marie Jo una promessa d'amore", regia Lorenzo Loris. Foto Dorkin

di Lucrezia Ferro
regia Lorenzo Loris
con Monica Bonomi (Adèle), Silvia Valsesia (Marie Jo)
dipinti per proiezioni di scena di Giovanni Franzi
scena Daniela Gardinazzi
costumi Nicoletta Ceccolini
luci Alessandro Tinelli
collaborazione ai movimenti Barbara Geiger
foto di scena Agneza Dorkin
Teatro Out Off, Milano, dal 14 novembre al 3 dicembre 2017

www.Sipario.it, 23 novembre 2017

Quando "certi" padri pesano troppo sui figli

Adèle e Marie Jo erano rispettivamente le figlie di Victor Hugo e Georges Simenon, i due grandi scrittori. La prima segnata da un amore fallimentare fu chiusa in un ricovero dove morì a 85 anni. La seconda si suicidò, giovanissima, all'età di 25 anni. Due vite contraddistinte da una fragilità psicologica fatale alle quali la penna di Lucrezia Lerro si è ispirata per scrivere un testo teatrale nel tentativo di dare una risposta non definitiva, ma solo ipotetica, sull'influenza negativa che i padri hanno avuto sull'esito esistenziale delle figlie. Il risultato scenico delle parole della Lerro lo vediamo in questo spettacolo diretto da Lorenzo Loris. Ai lati del palcoscenico due poltrone. Al centro, una sorta di grande separè che funge da quinte teatrali: boe di salvezza per Adèle e Marie Jo (interpretate da Monica Bonomi e Sivia Valsesia) rincorse, senza tregua, dai fantasmi paterni. Le vediamo correre, rincorrersi, senza mai darsi pace, nel tentativo, inutile, di fuggire dal confronto con quello che i padri furono. Le vediamo cadere in una deriva psichica in cui le fobie e le nevrosi si sommano, nascondendo, in profondità, la ricerca dell'Amore, quello mai raggiunto con i padri. Perché Adèle e Marie Jo non sono solo due "pazze". Sono soprattutto l'una il riflesso dell'altra. Ognuna è per l'altra lo specchio in cui vedere la propria malattia mentale ma, anche, la possibilità di un sentimento riappacificatore. È in questa doppia valenza simbolica che nasce un gioco sadomasochistico in cui il ruolo di persecutore e vittima è ricoperto alternativamente dai due personaggi. Sono i padri i veri protagonisti di questa messinscena. Sono loro che muovono le menti delle figlie. La follia è soltanto la manifestazione "concreta" di questa regia. Sì, perché, alla fine, quello che vediamo è una rappresentazione della follia, a volte troppo didascalica e quasi grottesca. Adèle e Marie Jo, nella buona interpretazione di Monica Bonomi e Silvia Valsesia, ci stupiscono, all'inizio, suscitandoci un sentimento di compassione. Ma poi, la loro follia rischia di cadere in un "già visto" che riporta nella normalità anche i tratti più tragici della storia a cui assistiamo.

Andrea Pietrantoni

Ultima modifica il Domenica, 26 Novembre 2017 21:38

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