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THE TRAIN - scritto e diretto da Andrew Quick e Pete Brooks

"The train", scritto e diretto da Andrew Quick e Pete Brooks "The train", scritto e diretto da Andrew Quick e Pete Brooks

scritto e diretto da Andrew Quick e Pete Brooks
Con Laura Graziosi, Dario Iubatti e Natascia Zanni

proiezioni e video design di Simon Wainwright,
scenografia e  costumi di Laura Hopkins,
disegno luci di Andrew Crofts
sound design di Rory Howson.
Una produzione di Imitating the dog, MARCHE TEATRO, Lancaster Arts at Lancaster University, The Castle-Wellingborough, The Old Market-Brighton e Arts Council England
Esclusiva nazionale Ancona, Salone delle Feste del Teatro delle Muse, dal 30 settembre al 25 ottobre 2015

www.Sipario.it, 27 ottobre 2015

Di fantasmi, nella suggestiva e al tempo stesso perturbante pièce The Train, degli inglesi Imitating the dog, ce ne sono a stufo. Il treno, che dà il titolo al lavoro, è il primo a venirci incontro: la platea è un vagone per dodici persone alla volta, su cui si sale per rimanere disorientati nel buio, con le sole cuffie in testa e il rumore della macchina che batte sulle rotaie. L'effetto sullo spettatore è dirompente: si perde, si annulla, lascia fuori tutto se stesso, diventa tutt'uno con il treno. Poi la storia: quasi un set cinematografico, ogni scena è un'inquadratura ben precisa su un dettaglio della vita dell'attrice protagonista, Laura Graziosi. Sono sequenze, ma si muovono su un filo tutt'altro che logico e seguono piuttosto la logica di quello che, rimosso, torna nei nostri sogni. Ci sono chiavi e porte da aprire ma, allora, cos'è il treno? Più volte ci viene detto che è la vita, solo che noi siamo con la protagonista e la percorriamo in senso contrario. Lo spettacolo propone un'esperienza sensoriale: un viaggio di quaranta minuti in cui sembra davvero di trovarsi su un treno a spiare le angosce, le paure, i rimorsi e le psicosi della protagonista, che sono poi le nostre. The Train è l'incubo della donna e dell'uomo moderno e di quello che non hanno detto, di quello che non hanno fatto. Ma soprattutto è la solitudine che ci rende pazzi: finisce il viaggio ed è bellissimo svegliarsi, anche senza avere il coraggio di guardare gli altri in faccia. Non più soli ma nudi e senza parole.

Silvia Barocci

Ultima modifica il Domenica, 01 Novembre 2015 09:34

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