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TURANDOT - regia Eugenio Monti Colla

"Turandot", regia Eugenio Monti Colla. Foto Susanna Pozoli "Turandot", regia Eugenio Monti Colla. Foto Susanna Pozoli

adattamento per marionette (in 2 tempi e 5 quadri) di Eugenio Monti Colla
libretto Giuseppe Adami e Renato Simoni
dall'omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi
duetto e scena finale completati da Franco Alfano
musica Giacomo Puccini
consulenza musicale Danilo Lorenzini
costumi Eugenio Monti Colla e Cecilia Di Marco
ispirati ai figurini originali di Umberto Brunelleschi
realizzati dalla sartoria dell'Associazione Grupponiani
sculture di Franco Citterio e Paolo Sette
maschere di Debora Coviello, Fabrizio Palla e Giovanni Schiavolin
ispirati ai figurini originali di Umberto Brunelleschi
scene e luci di Franco Citterio
direzione tecnica Tiziano Marcolegio
regia Eugenio Monti Colla
marionettisti Eugenio Monti Colla, Franco Citterio, Maria Grazia Citterio, Piero Corbella, Camillo Cosulich, Debora Coviello, Cecilia Di Marco, Tiziano Marcolegio, Sheila Perego, Giovanni Schiavolin, Paolo Sette
produzione ASSOCIAZIONE GRUPPORIANI – Comune di Milano - Cultura - Teatro Convenzionato
Milano, Piccolo Teatro Grassi dal 26 giugno al 19 luglio 2015 (venerdì, sabato e domenica)

www.Sipario.it, 8 luglio 2015

Un piccolo grande capolavoro la messa in scena - da parte della gloriosa Compagnia di marionette diretta da Eugenio Monti Colla - di Turandot, l'ultimo lavoro di Giacomo Puccini (Lucca 1858 – Bruxelles 1924): incompiuta a causa della sua scomparsa, l'opera è stata corredata a posteriori di due finali diversi ricostruiti sugli appunti lasciati dal Maestro ed è stata scelta dal Teatro alla Scala per inaugurare nello scorso mese di maggio la stagione dedicata a Expo 2015.
Riprendendo l'antica tradizione del Teatro Girolamo di Milano con le sue marionette il quale nell'Ottocento riproponeva a distanza di pochi giorni i successi scaligeri, la Compagnia Carlo Colla & Figli presenta al Piccolo Teatro Turandot però con il finale di Franco Alfano.

Lo stimolo ad affrontare tale ardua prova - che, pur riportando al fascino di un certo teatro del passato, corre il rischio di proporre un lavoro cui il grande pubblico non è più abituato anche perché oggi nell'immaginario collettivo le marionette sono considerate un genere per bambini - è stata la scoperta presso Casa Ricordi dei figurini originali disegnati da Umberto Brunelleschi per la prima rappresentazione di Turandot (1926 con la direzione di Arturo Toscanini) e non realizzati per la loro complessità e costo.

La Compagnia ha pensato che si potesse tentare tale impegnativa impresa per le marionette - la sola Turandot ha ben quattro costumi - e ha vinto con la collaborazione delle allieve del corso di Design per il Teatro del Politecnico: queste hanno realizzato dieci costumi (dal taglio, al cucito fino al ricamo) sui circa cento creati ciascuno insieme a una nuova marionetta scolpita. Un lavoro da certosini durato quasi un anno con un risultato trionfale che rende la loro Turandot uno spettacolo 'prelibato' per quelli che ne riescono a 'gustare' le numerose raffinatezze tra cui le voci di Maria Callas, Eugenio Fernardi ed Elisabeth Schwarzkopf con la direzione di Tullio Serafin della storica edizione del 1958.

La presenza dei sovra titoli inglesi e del testo italiano rende molto fruibile la vicenda, accompagnata da una musica profondamente passionale e misteriosa, in cui centrale è la terribile e fanatica crudeltà dell'affascinante ed enigmatica principessa Turandot, terrorizzata dall'amore e dalla figura dell'uomo (il contrario della misoginia maschile, ma con risvolti truci) tanto da eliminare i temerari pretendenti che osano sottoporsi al tentativo sempre vano di risolvere i tre enigmi: un caso di psicopatologia o un complesso esaltato dall'altissima posizione sociale?

L'opera, tratta da una fiaba teatrale di Carlo Gozzi (rappresentata per la prima volta nel 1762), esalta tale crudeltà non nuova nel mondo delle favole soprattutto di radice orientale ed è difficilmente comprensibile nella società attuale per cui risulta più impegnativo decodificarla soprattutto ai giovanissimi, ma è certo che la visione di un mondo così fastoso e lontano con un senso della regalità coincidente con la divinità non può che stimolare la fantasia di tutte le età.

Né d'altra parte Calaf, il Principe innamorato, risulta una figura così ideale visto che vittima di un ego molto forte non esita a lasciare che la dolce e innamorata Liù, appartenente alla classe degli schiavi, si offra in sacrificio alla follia di Turandot che comunque ha toccato le corde di Puccini la cui spiccata sensibilità nei confronti dell'universo femminile è nota.

Un'opera capace di trascinare permettendo di compiere un salto in ambienti e situazioni che vanno dal reale al fantastico.

Wanda Castelnuovo

Ultima modifica il Venerdì, 10 Luglio 2015 09:26

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