sabato, 16 dicembre, 2017
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NEBBIOSA (LA) - regia Paolo Trotti

"La nebbiosa", regia Paolo Trotti "La nebbiosa", regia Paolo Trotti

Da una sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini
Adattamento teatrale a cura di Paolo Trotti e Stefano Annoni
Regia di Paolo Trotti
Interpreti: Stefano Annoni, Diego Paul Galtieri
Scene e costumi/ aiuto regia Giada Gentile
Produzione Simona Migliori per teatro linguaggi creativi.
Teatro Franco Parenti, sala 3 dall'8 al 19 febbraio 2017
Special guest prevista ogni sera

www.Sipario.it, 19 febbraio 2017

Dal cinema al teatro

Dal trattamento cinematografico nato tra mille travagli e dissensi ha avuto origine la "nebbiosa" lettura in chiave nordica della generazione proletaria e ribelle e già immortalata in; ragazzi di vita, accattone e mamma Roma.
Cambiano le parole, il clima ma non le intenzioni. Allo scirocco romano si sostituisce la nebbia che imprigiona, in una spessa coltre gelata, atti e pensieri impotenti e disperati.
"E' l'ultima notte dell'anno! Sangue stasera!"
Nel corso della notte più assurda e surreale ha inizio la rivolta dei Teddy boys aperta e dichiarata contro l'ordine sociale, le false relazioni e la borghesia. La banda del Rospo, formata dal Gimkana, Teppa, Tony, Contessa, Toni e Mosè è in fermento, caricata e disposta a tutto, nota tragicomica di questo diario di rivolta, è la presenza del Cino, il fratello minore di dieci anni, pronto a imbucarsi nel gruppo. Le luci della città, impastata di zucchero e cemento, scorrono dalla periferia sfiorando i trani, i parchetti notturni invasi dalla scighera, sino ai grattacieli lucenti e irraggiungibili dei quartieri bene... Angoli e scorci di una metropoli mai identica a se stessa, oggetto di odio e amore.

La nebbiosa in chiave teatrale

Resoconto teso e palpitante di vita e vera violenza. La brutalità verbale anticipa quella fisica pronta a emergere in ogni respiro e parola del Cino, testimone dei fatti avvenuti in quella fatidica notte. In un lento scorrere esasperante di lancette emerge sempre più forte il supplizio di una notte eterna e maledetta da rivivere in continuazione.

Per il povero ex bambino, cresciuto troppo in fretta, inizia a scorrere con la chiarezza di un incubo il nastro dei ricordi, il film è sempre lo stesso: la notte brava del Rospo e la rivoluzione lampo del 31 dicembre.

Una rivolta raccontata, urlata, nell'esiguo di un piccolo circolo "fra amici" ma anche generoso e pronto, a riempirsi di risate, confessioni, urli e canzoni rock gelide come dichiarazioni di guerra. La regia di Paolo Trotto ha definito il ritmo perfetto, dettato e accompagnato anche dalla batteria/performance del Teddy Diego Paul Galtieri.

Nei repentini cambi di ruolo di Stefano Annoni emergono i personaggi e le situazioni che hanno portato alla rivoluzione privata del Rospo e della sua banda di Teddy boys. L'ineluttabilità di un destino segnato da una rabbia inestinguibile e pronta a scoppiare come una bomba a orologeria.

Nella scena del night club il volto della borghesia giovane, già marcia, è cristallizzato in una immagine di decadenza: il ballo osceno del Teppa con uno scheletro ornato di parrucca e imprigionato in abiti femminili.

In questa lettura dello script pasoliniano, non ci sono mezze misure né messaggi consolatori.La scelta delle scene, per la sinossi teatrale, segue un criterio di: realismo,cambiamento e armonia strutturale. Come in un fumetto in stile cronaca nera ciò che resta è l'essenziale esposizione dei fatti con un po' di fantasia per renderla ancora più realistica.

La scena emerge dal nulla

Se la vita ti dà limoni, fai una limonata ... così recita un noto detto; ed è quanto è stato realizzato con creatività e intuito da Giada Gentile, sul palco del teatro Parenti. L'esiguità della sala ha il valore di accentuare il carattere intimo dell'incipit in stile teatrino osé. Lo spazio ridotto, tra palco e platea, accresce il grado di intimità creato fra pubblico attori: accentua il pathos del racconto scandito dai battiti della batteria e dalle parole di uno Stefano Annoni irresistibile e camaleontico.Lo schermo e gli oggetti compaiono e spariscono in un simbolismo di matrice elisabettiana. Incessantemente, senza freni, scene e personaggi si vestono e svestono sino al parossismo finale.
Attenzione e partecipazione del pubblico presente, applausi scroscianti, numerose le uscite in scena.

Francesca Bastoni

Ultima modifica il Mercoledì, 01 Marzo 2017 21:57

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