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MADEMOISELLE JULIE - regia Walter Le Moli

"Mademoiselle Julie", regia Walter Lo Moli "Mademoiselle Julie", regia Walter Lo Moli

di August Strindberg
regia di Walter Le Moli
con Sara Putignano, Raffaele Esposito, Ilaria Falini
costumi di Gianluca Falaschi; spazio scenico di Alberto Favretto, luci di Claudio Coloretti
variazioni composte ed eseguite dal vivo da Chiara Girlando su tema popolare trascritto da August Strindberg
assistente alla regia Giacomo Giuntini; assistente ai costumi Elisabetta Zinelli
produzione Fondazione Teatro Due
visto al Teatro Due di Parma, 10 gennaio 2016

www.Sipario.it, 14 gennaio 2016

Nella notte di San Giovanni è possibile che il mondo si capovolga: che un servo sogni la scalata sociale e che la contessina Giulia seduca Jean in cerca di una libertà non solo dei sensi, ma anche delle costrizioni sociali. Mademoiselle Julie di August Strindberg è una discesa all'inferno, è il confronto/scontro fra cultura e natura, istinti e convenzioni sociali. Tutto ha luogo nel tempo sospeso della festa, la cui eco arriva da lontano. L'azione si svolge nei locali della servitù che nell'invenzione scenica di Alberto Favretto sono un glaciale spazio lungo e stretto con un arlecchino che taglia a metà il boccascena. Ci si trova in un luogo infero, in cui le passioni regnano sovrane e il rimosso emerge. In questo spazio e in questo tempo Jean è irretito e provocato dalla padroncina di cui finirà per confessare una passione nutrita fin dall'infanzia. A nulla servono i richiami di Kristin, la domestica promessa sposa di Jean, a nulla servono i richiami alla realtà in quella notte di ubriacature reali e pulsionali. Nella notte di mezza estate è possibile per Jean sognare una fuga dalla sua condizione di servo, sognare di non tremare più al suono del campanello del conte, sognare di portarsi via Giulia e farne la signora della sua nuova vita. Allo stesso tempo è possibile per Giulia sognare la libertà, liberarsi dal fantasma della madre, liberarsi del suo passato. Ma è col sopraggiungere del giorno e con l'arrivo del conte che tutto si rompe, il sogno si fa pian piano incubo, la morte incombe. L'estremo sacrificio di Giulia è imposto dal ritorno all'ordine sociale, alla norma, mentre Jean torna a lucidare gli stivali del conte. Tutto questo in Mademoiselle Julie di Walter Le Moli viene raccontato, troppo raccontato. Le evidenze della vicenda sono nella scala, nella mannaia in primo piano, nell'assenza di ambiguità, di mezzi toni. Tutto ciò rende troppo netta la bipartizione della vicenda. E' come se in questa Mademoiselle Julie mancassero le sfumature, tutto assumesse lo stesso colore scialbo e grigiastro della scena che appare 'rubata' a certe soluzioni ronconiane; la memoria corre al Professor Bernhardi di Schnitzler. In queste condizioni tutto diviene monolitico, soprattutto la richiesta agli attori Sara Putignano, Raffaele Esposito, Ilaria Falini di essere tutti d'un pezzo. Non ci sono variazioni di registro, non c'è evoluzione in questa Mademoiselle Julie, si ha la sensazione che fin dall'inizio sia tutto compiuto, manca l'ambiguità che dovrebbe coniugare pulsioni sessuali e riscatto sociale, che dovrebbe porre in essere l'ipotesi che l'uno sia strumento dell'altra per tentare una libertà del desiderio impossibile e che si chiude con il sacrificio e il ritorno all'ordine.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Giovedì, 14 Gennaio 2016 09:49

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