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HOMO RIDENS - creazione collettiva Teatro Sotterraneo

Homo ridens Homo ridens Creazione collettiva Teatro Sotterraneo

creazione collettiva Teatro Sotterraneo
in scena Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri
scrittura Daniele Villa; consulenza costumi Laura Dondoli, Sofia Tannini, locandina Rojna Bagheri; grafica Marco Smacchia
produzione Teatro Sotterraneo; coproduzione Armunia, Centrale Fies col sostegno di Comune di Firenze - Assessorato alla Cultura e alla Contemporaneità, Le Murate, Suc (Spazi Urbani Contemporanei) in collaborazione con Santarcangelo 41, Teatro Sotterraneo fa parte del progetto Fies Factory
Il Grande fiume, Isola Giarola – Villanova d'Arda (Pc), 15 luglio 2012

www.Sipario.it, 25 agosto 2012

Si può ridere davanti ad una foto di corpi ammassati in una fossa comune, di fronte ad un bambino africano pelle e ossa con a fianco un avvoltoio che lo guarda in attesa di papparselo? Si può ridere di un malato terminale? Si può ridere degli infiniti tentativi di suicidio? Queste alcune delle pro-vocazioni lanciate in Homo ridens dall'irridente compagnia Teatro Sotterraneo, gruppo composto da Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri e Daniele Villa. I ragazzi di Sotterraneo si interrogano e ci interrogano sull'immoralità del riso, su un ridere umano, troppo umano, fino al punto da essere dis-umano nei suoi meccanismi istintivi, belluino e diabolico nel deformare il volto di chi ride. E forse non è un caso che Gesù non rida mai e la Chiesa abbia condannato il riso e la comicità. E allora uno dei ragazzi con la maglietta I'm Jesus afferma candido: «Io sono Gesù» e parte il test per vedere se è più uomo o più Dio, se ride o meno, complice una bombola di gas esilarante. Ed è proprio ipotizzando di testare la predisposizione del pubblico alla risata che lo spettacolo dei Sotterraneo procede con giocose sferzate ai luoghi comuni e con coraggiose cavalcate sugli stereotipi di una comicità crudele, non urtante, ma costruita a tavolino con fredda determinazione e frequentazione dei meccanismi del comico. Ma quale è la determinazione di Teatro Sotterraneo in Homo Ridens, come in Dies Irae (altro spettacolo del gruppo)? La determinazione di questi trentenni è scardinare, è mostrare con divertita oggettività e irriverenza come il confine fra i generi, le opinioni, le certezze siano liquide, come forse ci sia poco da ridere, o semplicemente come il riso sospendendo il respiro abbia una lontana parentela con la morte. Homo ridens è il tassello di un percorso e di un'estetica teatrale che al teatro di affida come luogo del contatto diretto, della pro-vocazione e della vocazione a trasformare le parole in azioni, a fare in modo che parole e gesti, parole e azioni entrino in cortocircuito. E' infatti solo provocando questi cortocircuiti di senso, questi giochi dell'assurdo che si può alzare il velo su ciò che crediamo di essere, su quell'abisso che ci dice molto di noi e che non abbiamo in coraggio di interrogare. E allora il riso è difesa e offesa, l'Homo ridens è consolazione e disperazione al tempo stesso, è gioco, un gioco terribilmente serio che diverte e mette alla prova e che ci fa dire: una risata ci seppellirà.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 07:19

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