mercoledì, 22 novembre, 2017
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BE LEGEND! - concept e regia Teatro Sotterraneo

Be legend! Be legend! Concept e regia Teatro Sotterraneo

Hamlet | Jeanne d'Arc | Adolf Hitler |
Daimon Project 2013/14
concept e regia Teatro Sotterraneo
in scena Sara Bonaventura, Claudio Cirri e i piccoli Michele Altoviti, Irene Carra e Luca Tagliaferri nei panni di Amleto, Giovanna d'Arco e Adolf Hitler da bambini
scrittura Daniele Villa
luci Marco Santambrogio, consulenza costumi Laura Dondoli, Sofia Vannini, assistenza tecnica Eva Sgrò, grafica Massimiliano Mati
produzione Teatro Sotterraneo
coproduzione Associazione Teatrale Pistoiese, Centrale Fies
col sostegno di BE Festival, OperaEstate Festival, Regione Toscana
residenze artistiche Centrale Fies, Associazione Teatrale Pistoiese, Armunia, Warwick Arts Centre
Teatro Sotterraneo fa parte del progetto Fies Factory
Parma, Teatro delle Briciole – 7 febbraio 2014
Genova, Teatro della Tosse 11-12 aprile 2015

www.Sipario.it, 12 aprile 2015
www.Sipario.it, 12 febbraio 2014

Teatro Sotterraneo torna al Cantiere Campana con Be legend!, una nuova produzione che, con l'aiuto di tre bambini di circa dieci anni, si interroga sull'infanzia di tre grandi personaggi entrati a far parte dell'immaginario collettivo: Amleto, Giovanna d'Arco e Adolph Hitler.

Un breve video realizzato da Daimon Project introduce ciascun personaggio: i bambini entrano in scena e, con il coordinamento di Sara Bonaventura e Claudio Cirri, ci raccontano un po' di loro, ci mostrano le loro paure e le loro ossessioni: Amleto pugnala a morte un enorme orso di peluche e si cimenta nella sua prima lettera d'amore ad Ofelia; Giovanna tenta di sollevare una spada più alta di lei in preda alle sue visioni; Adolph si rifiuta di giocare con un bambino ebreo e si rifugia davanti ai cartoni animati di Walt Disney. I sogni dei tre bambini su cosa fare da grandi si infrangono nelle parole di Sara e Claudio che profetizzano il loro futuro di violenza e di morte.

Il concept di questo spettacolo può vantare una certa dose di originalità nella sua volontà di scoprire e di entrare in empatia con il lato più genuino e innocente di personaggi la cui aurea di leggenda li ha santificati o demonizzati, rendendoceli alieni. Tuttavia, la messinscena è debole: la scelta (forse forzata) di lavorare con bambini diversi, presi in prestito in ogni città che ospita lo spettacolo, e lavorare con loro una sola giornata prima di andare in scena, comporta inevitabilmente dei rischi e un costante senso di provvisorietà. La ricerca resta in superficie, condita con scelte drammaturgiche e musicali scontate e retoriche. Il progetto continuerà affrontando l'infanzia di altri personaggi storici o usciti fuori dalla penna di grandi scrittori. Forse sarà occasione per andare più a fondo.

Marianna Norese

L'infanzia rivela nelle varie manifestazioni della volontà del bambino (il gioco, le aspirazioni più e meno mancate, le azioni quotidiane) in nuce il suo destino di adulto e inchioda per sempre l'individuo a ciò che sarà. Da questo assunto parte il lavoro del Teatro Sotterraneo, che, nella tappa parmigiana alle Briciole, ricerca in tre bambini di nove anni, con i quali ha preparato lo spettacolo in una decina di giorni di prove, le tracce dell'avvenire dei personaggi che interpreteranno: Amleto principe di Danimarca, Giovanna d'Arco e Adolf Hitler. Così, in tre distinti quadri, vengono analizzate, con piglio frizzante, surreale e molto divertente, inclinazioni e idiosincrasie dei piccoli personaggi, letteralmente cuciti addosso ai giovani interpreti, che prestano loro non solo le spoglie infanti ma anche le abitudini, i gesti, i desideri. Di volta in volta Sara Bonaventura e Claudio Cirri ricoprono i ruoli di precettori-presentatori-narratori, in un ruolo a metà tra il Grillo Parlante e Cassandra, introducendo al pubblico i piccoli futuri personaggi, coinvolgendoli in schermaglie e in confronti anche drammatici, chiamando in causa, dalla platea, le loro vere mamme che, prestate alla finzione, forniscono ulteriori dettagli sulla vita dei figli-personaggi, quasi come in un salotto di reality show. L'assunto fondamentale è comunque sempre lo stesso: con un tocco di fatalismo, si costruisce a ritroso la vicenda esistenziale di personaggi divenuti leggenda, immortalati icasticamente in gesti decisivi dell'infanzia che ne determineranno il futuro. Amleto già alle elementari si interroga se sia meglio essere o no, scrive letterine romantiche a Ofelia e vorrebbe diventare un giocatore di basket: ma non gli sarà possibile, il destino (letterario) prevede per lui morte per trafittura in duello e così sarà, sulla scena. La pulzella d'Orleans, a nove anni prega il Signore, inventa visioni di angeli e vorrebbe sgominare gli invasori inglesi, sognando di fare da grande l'attrice o la cantante. Il futuro le riserverà la pira e una canzone della Piaf (Rien de rien) in sottofondo. Il piccolo Adolf è un bambino un poco psicopatico ma tutto sommato tenero e vorrebbe diventare bancario. Quando le due voci narranti adulte gli comunicano che diventerà il simbolo del male assoluto provocando morte e distruzione, il bambino si dispera e vorrebbe cambiare il corso delle cose, ma tutto è già scritto. Gli episodi di Amleto e Giovanna d'Arco si concatenano con leggerezza e pregnanza, sostanziandosi nei finali drammatici ed icastici, con immagini di grande potenza in cui balena davvero il senso di un destino tragico e grandioso (la morte in duello ed il rogo, in cui i due piccoli interpreti davvero colgono la giusta misura di disperazione e bellezza delle sorti dei loro personaggi). La docufiction, come viene definita dai suoi ideatori nel programma di sala, si incaglia però, compromettendo in parte la riuscita dello spettacolo, sull'ultimo quadro: l'infanzia del Führer, di durata eccessiva e strutturata senza alcuna simmetria rispetto ai quadri precedenti. L'elemento grottesco e da commedia nera della crudeltà del bambino – seppur spassoso – non è controbilanciato da una vuota retorica in salsa punk, con un inutile excursus stroboscopico da discoteca tedesca anni '90 (con tanto di Eins, Zwie, Drei Polizei in sottofondo e svastiche in ogni dove, che richiama in causa anche i bambini dei precedenti episodi, non più come personaggi, ma come loro stessi, spezzando l'equilibrio drammatico creato dai finali sopra ricordati, rompendo la finzione e la fascinazione di quei momenti. Nazisti si diventa fin da piccoli, inquadrati nelle file di una società fondata sui falsi miti della propaganda, anche televisiva (il piccolo, dopo le danze, guarda un cartone di Topolino inframezzato da fotogrammi di barbarie naziste)? I bambini di oggi sono a rischio tanto quanto quelli di settant'anni fa? Il male assoluto è odioso anche da piccolo? Forse. Gli input messi sul tavolo da questo episodio sono troppi e confusi per giungere a una conclusione univoca. Ed è un po' semplicista e sbrigativo il finale interattivo in cui il piccolo Hitler si rivolge al pubblico dicendo che chi dirà "beng" per primo provocherà la sua morte e la Storia che conosciamo non esisterà mai: niente Olocausto, niente Guerra Mondiale, niente nazismo. Fioccano i "beng" e finisce lo spettacolo. La sperimentazione su più codici del Teatro Sotterraneo, che si avvale, oltre che della scena, di proiezioni su schermo e dello scambio col pubblico, è simpatica, ma tende ad essere davvero troppo televisiva e troppo poco teatrale. Felice intuizione è l'unico elemento scenico, una casetta, in cui i piccoli custodiscono i loro segreti: l'angolo più celato e prezioso dell'anima, il luogo in cui realmente il destino nasce e si compie. La Bonaventura è capace e regge bene la scena e i bambini – veramente bravissimi -, Cirri meno. Nel complesso lo spettacolo appare sbilanciato: sostenere la tesi vagamente freudiana del destino iscritto nell'infanzia non è facile e non sorprende che riesca meglio laddove i personaggi siano letterari o santi martiri (e quindi debitamente trasfigurati dall'agiografia). Quando i nodi della Storia vengono al pettine, troppi elementi che in parte esulano dalle finalità dello spettacolo vengono messi in gioco e centrifugati in una generalizzazione che non rende giustizia allo spettacolo stesso.

Giulia Morelli

Ultima modifica il Domenica, 12 Aprile 2015 21:39

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