giovedì, 20 settembre, 2018
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INTERVISTA a JULIEN FAVREAU - di Michele Olivieri

Julien Favreau. Foto Jennifer Santschy Julien Favreau. Foto Jennifer Santschy

Julien Favreau ha studiato danza classica e contemporanea presso la "National Dance School" di La Rochelle sotto la direzione di Colette Milner. Nel 1994, è entrato a far parte dell'Ecole-Atelier Rudra Béjart Lausanne, poi è entrato a far parte della compagnia "Béjart Ballet Lausanne" nel 1995. Maurice Béjart ha creato ruoli importanti per lui, in particolare in "Zarathoustra, le chant de la danse", "L'Amour-la Danse", "Elton Berg ou La Route de la Soie". Gli affida diversi ruoli principali, tra gli altri in "Le Sacre du Printemps", "Serait-ce la Mort?" e "La Flûte enchantée". Sotto la direzione artistica di Gil Roman, assume ruoli importanti in "Boléro", "Light", "Le Concours", "Suite Barocco" e "Le Marteau sans maître". Partecipa anche alle sue creazioni: "Le Casino des Esprits", "Anima Blues", "Aria", "Tombées de la dernière pluie" e "t 'M et variations...". Nel 2006 ha ricevuto il "Prix des Etoiles de Ballet 2000" a Cannes e, nel 2012, il "Premio Positano Leonide Massine per la danza".

Gentile Julien, come hai scoperto la passione per la danza e quali sono i primi ricordi legati a questa magica arte?
Alcuni scelgono di dipingere, cantare o scrivere per esprimersi. Per quanto mi riguarda, è stato il ballo. Perché? Era in me... così a sette anni ho chiesto ai miei genitori di iscrivermi a un corso di danza. Ma è sicuramente la scena che mi ha fatto innamorare per quest'arte con la musica classica o moderna come supporto e libertà di movimento ed espressione artistica. Ricordo di aver detto a mia madre, alla fine del primo spettacolo di fine anno, che il palcoscenico sarebbe stato il luogo in cui mi sarebbe piaciuto trovarmi ogni giorno.

La "National Dance School" ha giocato un ruolo fondamenale. Cosa conservi di quegli anni?
Era una grande scuola di provincia, un conservatorio come si suol dire. C'erano quasi mille studenti con lezioni riservate ai ragazzi. All'inizio ero molto emozionato poi ho superato tutte le classi ad un ritmo avanzato, facendo parte della sezione "dance-études" che mi ha permesso di ballare quotidianamente e al contempo anche di imparare musica, solfeggio, improvvisazione. Sono stato fortunato ad avere diversi maestri i quali mi hanno fatto apprendere tante nozioni differenti. Di quegli anni conservo la disciplina e la ricchezza degli insegnamenti.

Un tuo pensiero per la Signora Colette Milner?
Colette è una donna appassionata e quindi esigente che, oltre ad insegnare danza classica, trasmette il suo amore per la danza e ti fa venire voglia di ballare sempre più. Ha formato diversi ballerini che hanno fatto carriera in compagnie prestigiose, come i Balletti di Monte Carlo, Culberg Ballet, Ballet du Rhin, ecc. Michel Gascard, suo figlio è stato étoile dei Ballets du Xxeme siècle a Bruxelles e ora dirige l'Atelier Rudra Béjart a Losanna. Lei mi ha spronato a partire da La Rochelle per fare carriera. Le devo molta gratitudine!

Dopo La Rochelle ti sei trasferito all'Ecole-Atelier Rudra Béjart Lausanne. Come si svolgevano le giornate, chi erano i maestri e cosa rende speciale questa istituzione nel mondo?
Al Rudra, mi sono trovato con giovani ballerini provenienti da tutto il mondo, di origini e culture diverse ma con l'unico scopo di stare insieme per ballare. È stata un'esperienza molto ricca! Dalle 9.00 alle 19.00, sei giorni su sette, ballavamo ma non solo. Lezione di danza classica, lezione di danza contemporanea, canto, teatro, danza indiana, improvvisazione, arte marziale (kendo), apprendimento del repertorio di Béjart, pas de deux. Il tutto con grandi maestri come Azari Plissetki, Gilbert Meyer, David Allen, Harris Mandafounis.... e Maurice Béjart a cui abbiamo presentato il lavoro acquisito in ogni disciplina alla fine dei trimestri. Avevo sedici anni e anche se ho fatto solo un anno, ho imparato moltissimo. Rudra, la scuola della vita!

Com'è nata la scelta di andare a studiare a Losanna?
Su consiglio di Colette Milner, ho preso parte a molti stage durante le vacanze scolastiche e a sedici anni ho anche sentito il bisogno di unirmi a una scuola più prestigiosa. Dopo la competizione, potevo scegliere tra Roland Petit a Marsiglia e Maurice Béjart a Losanna. Con i miei genitori, abbiamo deciso che sarebbe stata la Svizzera la scelta finale per ragioni logistiche. Non rimpiango niente! Mi piace solo immaginare, a volte, come sarebbe stata la mia carriera se fossi andato a Marsiglia.

Dal 1995 fai parte della Compagnia di Béjart, come reputi sia a livello formativo, artistico e accrescitivo la tua permanenza in una delle più storiche e acclamate compagnie internazionali?
Alla fine, sono stato molto fortunato. Nel posto giusto, al momento giusto! Un ballerino ferito in compagnia e Maurice guarda nella sua scuola per scegliere uno studente. Ho diciassette anni, sono innamorato del BBL e con il senno di poi mi rendo conto che non sarei sbocciato nello stesso modo altrove. Lo stile Béjart mi ha corrisposto e tuttora corrisponde ancora in me. Grazie Maurice!

Che aria si respira nella Compagnia di Losanna?
Ho avuto la possibilità di conoscere la compagnia con Béjart. Adesso è sempre la sua compagnia ma senza di lui. Era molto esigente, sia nella tecnica che nell'interpretazione, chiedeva costantemente un lavoro affilato, con forti riferimenti letterari o musicali. I miei primi anni al BBL non sono stati facili perché ero molto giovane e mi ci è voluto parecchio tempo per sentirmi a mio agio nel bel mezzo di tanta conoscenza, cultura e talento. La compagnia di oggi è giovane, con solo due sopravvissuti dell'era di Béjart: Elisabet Ros ed io. Ma come voleva Maurice, la compagnia avanza, con il ricco patrimonio e le nuove creazioni di Gil Roman e dei coreografi invitati, che motiva e stimola i ballerini.

Come è la tua giornata tipo quando non siete impegnati nelle tournée? Quante ore provi?
Faccio un po' di Pilates o Yoga al mattino a casa e poi lezione alle 11.00 in studio, seguito dalle prove dei prossimi spettacoli o creazioni. So a che ora inizia, ma non so mai a che ora finisce... Non ci sono orari fissi al BBL. È sempre stato così!

Maurice Béjart ha creato ruoli importanti per te, a quale sei più legato e perché?
Sono stato fortunato ad avere ruoli diversi. Ovviamente ricordo il primo, in un passo a tre "Altenberg Lieder". Ero appena arrivato al BBL e fu inaspettato da parte di Maurice lo scegliere un piccolo nuovo ballerino per la sua inedita creazione. Sicuramente ricordo anche Louis XIV in "L'Enfant Roi", lo sceicco in "La Route de la Soie, Zarathoustra"...

Con il grande Maestro Béjart hai condiviso splendide sue creazione, cosa ti colpiva in lui in sala prove?
Era il momento preferito di Maurice. Lo studio, i suoi ballerini, la creazione. Lui, esigeva, domandava e chiedeve sempre più. Era uno scambio, una conversazione tra corpo e mente. Era un uomo di grande cultura che spesso mi guidava a leggere un libro, ad ascoltare una musica, a vedere una mostra per tornare indietro in sala prove arricchito e quindi in grado di alimentare il linguaggio coreografico e la conversazione corporea.

Recentemente hai danzato il "Boléro" di Béjart al Teatro alla Scala di Milano ricevendo splendide critiche e tanti applausi e segni di approvazione. Che emozione è stata quella di ballare su uno dei palcoscenici più famosi al mondo?
E' stato un onore per me! Avevo già ballato alla Scala con Béjart per un Gala Tributo a Gianni Versace ma ritornare a Milano come ballerino ospite e condividere il palcoscenico con la compagnia della Scala è stato un grande ed enorme privilegio. Il teatro è magnifico, il pubblico caloroso... sicuramente un'esperienza grandiosa!

Dell'esperienza al Teatro alla Scala cosa ricorderai per sempre?
Dopo "Petite Mort" di Kylian, hanno sistemato il tavolo per il Boléro, sono salito sopra, ho guardato i ragazzi intorno a me che non conoscevo, il direttore di scena mi ha domandato se ero pronto, il sipario si è aperto e ho pensato: "approfittane"!

Come hai trovato il Corpo di Ballo della Scala?
Sono stato molto ben accolto. Tutti erano estremamente gentili con me e ho visto una bellissima compagnia, in un programma eccezionale, con ballerini autorevoli e di talento.

Mentre del direttore Frédéric Olivieri cosa hai apprezzato maggiormente?
Frédéric è venuto per incoraggiarmi nei camerini prima di salire in palcoscenico, mi ha emozionato enormemente. Lo ringrazio calorosamente per avermi permesso di vivere questa esperienza indimenticabile.

Cosa ha significato per te poter danzare la creazione più famosa di Béjart alla Scala?
Allo stesso tempo, un'opportunità eccezionale e un risultato personale.

Quante volte lo avevi già danzato il Boléro? O hai perso il conto?
Non le conto più... Ricordo il mio primo "Bolero" ad Aosta nel 2011, ma anche quello al Cremlino, al Marinsky, a Tokyo, a Parigi...

Ancora oggi Béjart è considerato un icona irraggiungibile, sempre moderno, attuale con una punta di glamour che lo ha reso "unico". Cosa significa per te danzare le sue coreografie?
Essendo uno degli ultimi ballerini ad aver lavorato direttamente con lui, ho la diretta esperienza nel far scoprire la sua opera alla nuova generazione. Le sue creazioni devono essere viste ma interpretate anche dai ballerini di oggi.

Tra i coreografi della scena internazionale con chi ti piacerebbe collaborare?
Senza esitazione, Mats Ek. E nella generazione più giovane, Alexander Ekmann.

Cosa consigli ai giovani che vogliano seguire l'arte della danza?
La danza si è evoluta, consiglio ai giovani di provare, assaporare, testare, conoscere diversi stili e generi, per trovare finalmente la loro strada, il loro cammino, la loro espressione e soprattutto il lavoro!

Un tuo ricordo personale per Maurice Béjart. La prima volta che l'hai incontrato?
Ricordo i suoi occhi blu acciaio, che ti trapassavano come coltelli ma anche il suo lato umano, come un padre che alla fine di una giornata lavorativa si prende cura di te, ti sostiene, ti prende la mano, ti consiglia e ti educa.

Quali sono i segreti per danzare al meglio il "Boléro", per potersi immergere nella "Melodia" trasmettendo energia ed emozione al pubblico?
Non esiste nessun segreto, semplicemente fallo e niente più! Potrebbe volerci del tempo, l'importante è rispettare il lavoro scritto da Maurice, questo è già sufficiente perché sia un capolavoro!

Ti piacerebbe accostarti alla coreografia?
Al momento non mi sento ancora pronto ad essere coreografo. Interpretare ruoli, felici o tristi, violenti o leggeri, da solo o in duetto, è ciò che mi emoziona maggiormente e mi motiva quotidianamente.

Ultimamente la danza si è evoluta e i danzatori appaiono più atletici... come vedi questo cambiamento?
Mi sembra normale, perché oggi chiediamo ai ballerini di ballare classico ma anche moderno, di lavorare con diversi coreografi e ripetitori, sostenere numerosi spettacoli passando da uno stile all'altro... per essere multifunzionali! La danza è fisica e il corpo è il nostro strumento di lavoro, ci prepariamo, formiamo, modelliamo e questo tramite deve essere forte e flessibile allo stesso tempo, per evitare anche eventuali infortuni.

Per concludere, gentile Julien, secondo la tua sensibilità personale ed artistica, la danza cosa rappresenta a livello culturale e sociale e cosa ti ha regalato di più bello nella tua vita?
Non riesco ad immaginare la mia esistenza senza la danza. Grazie a lei, rido, piango, cado, ricomincio, condivido, amo, vivo! La danza richiede una verità che permette allo spettatore di percepire, come una terapia, emozioni e dunque di sentirsi pienamente vivo!

Michele Olivieri

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Aprile 2018 07:41

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