domenica, 05 febbraio, 2023
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La realtà mediata: l'influenza dei mass-media tra persuasione e costruzione sociale
redatto da Virginia Gennuso
Classe III AS, Liceo di Scienze Umane "G.B. Vico" di Ragusa
Docente referente: Elena Statello

Le nuove tecnologie della comunicazione e l'informatica stanno rapidamente modificando il nostro modo di vivere.

Nel corso degli ultimi anni il principio di omologazione e di persuasione televisiva tramite la pubblicità ha raggiunto altissimi livelli portando la popolazione a subire un forte cambiamento delle loro abitudini e tradizioni.
In televisione si vede molta pubblicità in quanto molti programmi sia delle reti private che delle reti pubbliche, sono pagati dagli sponsor per ottenere un maggiore successo economico. La pubblicità ha raggiunto livelli di professionalità estremamente elevati in quanto ad essa si dedicano non solo validi artisti, ma anche psicologi ed esperti in comunicazione di massa. Gli studi di materie quali sociologia o psicologia portano le grandi aziende ad interessarsi di questo rango di studi per riuscire ad ottenere maggior influenza sulla mente delle persone.
Spesso prima di effettuare i processi di grafica o strutturazione delle immagini pubblicitarie vengono consultati professionisti in materie psicologiche che costruiscono delle sintesi che includono i criteri di persuasione.
La propaganda commerciale ha una duplice funzione:
- promuovere il consumismo come alternativa all'insoddisfazione
- trasformare in merce l'alienazione stessa.
Per quanto riguarda il primo punto, uno studioso di marketing, Paul Nystrom, ha osservato come si sia diffusa una "filosofia della futilità", una "insoddisfazione per le realizzazioni" che trova sbocco nella sostituzione continua delle cose più frivole, seguendo i dettami della moda.
L'altra funzione della pubblicità è quella di proporre il consumismo come rimedio a forme di infelicità che essa stessa induce. In modo più semplice, creando una sorta di disprezzo riguardo le mode attuali il marketing riesce a far sorgere nello spettatore il desiderio di cambiamento, che viene appunto rispecchiato nel prodotto promosso.
Uno dei primi e più complicati rapporti sugli effetti di una eccessiva e acritica esposizione al teleschermo fu quello prodotto dall' Istituto della comunicazione Annemberg di Filadelfia. Questo studio segnalava il fenomeno del mainstreaming, ossia di una sorta di semplificazione sistematica delle notizie e dei messaggi che provengono dal teleschermo per rendere più facile e senza sforzo la loro assimilazione da parte degli spettatori. A forza di semplificare, però, si finisce per influenzare, non informare.
Siamo quindi realmente liberi o facciamo solo finta di esserlo?
Subito dopo la diffusione dei mass-media e dei processi pubblicitari il fenomeno dell'omologazione ha avuto il sopravvento sulle nostre vite, creando una sorta di necessità di aderenza alla moda. La popolazione a causa di questi fattori si ostina nel cercare la perfezione introdotta dalla televisione, perdendo così la propria originalità che spesso caratterizza la vera bellezza dell'essere.
Numerose critiche attaccano la trasmissione di programmi considerati demenziali, che si pensa possano portare ad una emulazione da parte del pubblico.
Qualche decennio fa però la televisione pubblica trasmetteva quotidianamente trasmissioni culturali, riduzioni televisive di grandi testi della letteratura e incontri con filosofi.
Successivamente è stato decretato che queste trasmissioni finissero in un canale satellitare interessantissimo ma poco seguito. Questa è stata la conseguenza delle nostre scelte effettuate tramite un semplice telecomando. Forse abbiamo davvero perso la capacità di ragionare in silenzio, di formarci un'opinione nella quiete di un'attenta meditazione.
La televisione, che inizialmente fu considerata "una finestra sul mondo", finisce per essere sempre più spesso "un mondo a sé" con le sue regole, i suoi personaggi e i suoi punti di riferimento.

Ultima modifica il Mercoledì, 03 Febbraio 2016 23:33
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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