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VIRGILIO BRUCIA - regia Simone Derai

"Virgilio brucia", regia Simone Derai "Virgilio brucia", regia Simone Derai

regia: Simone Derai
con Marco Menegoni, Gayanée Movsisyan, Massimiliano Briarava, Moreno Callegari, Marta Kolega, Gloria Lindeman, Aglaia Zannetti, Monica Tonietto, Artemio Tosello, Emanuela Guizzon e con la partecipazione straordinaria di Marco Cavalcoli
drammaturgia: Simone Derai, Patrizia Vercesi
costumi: Serena Bussolaro, Simone Derai
scene: Simone Derai, Luisa Fabris
musiche: Mauro Martinuz
video: Simone Derai, Giulio Favotto
testi ispirati dalle opere di: Publio Virgilio Marone, Hermann Broch, Emmanuel Carrère, Simone Derai, Giulio Favotto, Danilo Kiš, Alessandro Barchiesi, Alessandro Fo, Joyce Carol Oates
traduzione e consulenza linguistica: Patrizia Vercesi
produzione: Anagoor 2014 in coproduzione con Festival delle Colline Torinesi, Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto, University of Zagreb-Student Centre in Zagreb-Culture of Change
Milano, Piccolo Teatro Studio Melato dal 26 al 31 gennaio 2016

www.Sipario.it, 30 gennaio 2016

Titolo intrigante riferito a Publio Virgilio Marone (Andes, nei pressi di Mantova, 70 a.C. – Brindisi 19 a.C.), grande poeta latino che vive il terribile periodo delle guerre civili toccato in prima persona dagli espropri e dal clima di tensione. Dopo avere studiato a Cremona, Napoli e Roma, Virgilio si trasferisce con la famiglia nella città partenopea e di carattere chiuso e poco portato a parlare in pubblico acquisisce fama come letterato per avere scritto le Bucoliche (componimenti o egloghe pastorali) ed entra nel circolo di Mecenate il cui compito anche con finalità politica e di propaganda è di incoraggiare la vita artistica.

Si può ipotizzare che, dopo avere scritto le Georgiche (dedicate all'agricoltura) su spinta di Mecenate, l'idea di comporre l'Eneide sia stata stimolata da questi o da Augusto in persona: a tale impresa Virgilio si dedica dal 29 a.C.
Nel 22, spinto da Augusto, legge davanti alla famiglia imperiale in tre diverse serate il II libro con la commovente e vibrante descrizione del rogo di Ilio, il IV con la dolente vicenda di Didone e il VI con la discesa agli Inferi attraverso un racconto tanto toccante da provocare un malore in qualcuno degli astanti. Continua a lavorarvi fino alla sua scomparsa avvenuta in occasione di un viaggio verso la Troade rimasto incompiuto perché, viste le condizioni precarie di salute, incontrato Augusto ad Atene, torna in Italia con lui e spira a Brindisi senza avere portato a termine il poema i cui rotoli chiede di bruciare a Lucio Vario Rufo e Plozio Tucca, amici ed esecutori delle sue volontà testamentarie.

A Roma, culla del diritto, all'epoca si deroga meno di oggi alla legge e l'unico che può farlo senza conseguenze è l'imperatore che invece ordina di pubblicare l'Eneide traendone benefici per la sua fama e decretandone un successo che a livello di letteratura e scolastico dura fino ai nostri giorni essendo Virgilio considerato una sorta di ponte tra l'età antica e una nuova era e ripreso più volte per il suo innegabile fascino e per i suoi rapporti con il potere in un momento storico in cui tutto è deciso dall'alto.

A essere attratto dal carisma di un tale personaggio è Anagoor, Compagnia (il cui nome deriva da Le mura della città di Anagoor, titolo di un racconto di Buzzati) nata nel 2000 a Castelfranco Veneto, che sta raccogliendo successi, premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.
Anagoor approda per la prima volta al Piccolo con Virgilio brucia, pièce affascinante, fiera di sé e dall'architettura complessa, divisa in sette quadri frammentati molto pregni e impegnativi che si concludono con il magnifico a solo di Marco Menegoni, un Virgilio-Enea di grande spessore e notevole efficacia: un'epifania del dolore e della violenza che ieri come oggi paiono l'unico fil rouge del dipanarsi di spunti tratti da vari autori e di video conturbanti come quello in cui la nascita degli animali oggi ingabbiati in allevamenti-prigione è dolore: come non ricordare Leopardi per il quale lo stesso fatto naturale del nascere è trauma e sofferenza?

Decisamente encomiabile e degno di plauso il fare risorgere non solo Virgilio, ma anche il latino erroneamente considerato una lingua morta visto che è la lingua ufficiale del Vaticano e come tale soggetta ad aggiornamenti attraverso neologismi che gli permettono di stare al passo con i tempi.
Premettendo che tale lingua ha subito vari mutamenti attraverso i secoli (considerando quelli ufficiali della vita di Roma dal 753 a.C. al 476 d.C.) e che nel passaggio dal latino all'italiano si è gradualmente passati dalla lettura quantitativa a quella accentuativa (nella maggior parte delle scuole italiane s'impara il latino attraverso una pronuncia scolastica per cui per esempio Caesar lo si legge 'Cesar' mentre secondo un'altra lettura lo si pronuncia 'Kaesar'), resta il problema di quale pronuncia utilizzare soprattutto in un lavoro teatrale in cui una quarantina di minuti sono recitati in latino mentre nei quadri precedenti si parla armeno, serbo...

Anche se sul megaschermo compare la traduzione da tutte le lingue e la recitazione in latino di Menegoni è estremamente coinvolgente, ricca di pathos e affascinante, quasi contraltare dell'asettica immobilità della corte imperiale, perché non usare la pronuncia scolastica dando la possibilità a coloro che hanno sepolto con qualche strato di polvere i ricordi scolastici e ai giovani alunni (non più abituati a sopportare in educato silenzio qualcosa di sgradito o non ben comprensibile) di cogliere qualche frammento ponendosi in gara con se stessi?

Uno spettacolo ritmato da musiche che affondano nell'antica tradizione slava che pur essendo posteriore al periodo classico latino dà il senso della trasmissione mnemonica dei miti delle varie civiltà del passato.

Un regista colto che può estrinsecare anche in modo più completo la propria intelligenza pensando al pubblico cui è bello lasciare segni incancellabili della propria passione e serietà.

Wanda Castelnuovo

Ultima modifica il Martedì, 02 Febbraio 2016 10:11

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