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VISIONI DI SOLARIS - regia Antonio Syxty

Visioni di Solaris Visioni di Solaris regia Antonio Syxty

ideato da Antonio Syxty
scritto da Paolo Schierani
Visual e ambienti: Andrea Taddei e Andrea Serafino.
con Stefano Annoni, Sara Bellodi, Gaetano Callegaro, Paolo Cosenza, Alessia Giangiuliani, Shi Yang, Isabella Macchi, Stefania Umana, Bruno Viola
Milano, Teatro Litta, dal 5 giugno al 2 luglio 2007

Corriere della Sera, 17 giugno 2007
«Visioni di Solaris», non-storie di violenza per otto attori

Il sogno interrotto di Syxty

Frammenti di storie si susseguono in scene che hanno sempre il sapore della violenza. Una famiglia, una madre, un padre, un figlio malato, uno zio, una ragazza incatenata, forse la figlia, poco importa, vivono l' enigma doloroso della loro esistenza in bilico tra verità e finzione, tra sogno e realtà. E l' enigma diventa l' oscuro rompicapo dello spettatore che assiste, itinerando per i meandri del teatro dalla sala prove alla soffitta, a un comporsi di fatti interpretati da personaggi che sembrano essere fantasmi di sensazioni e di sentimenti. In Visioni di Solaris ideato da Antonio Syxty e scritto da Paolo Schierani, le scene che si susseguono hanno elementi in comune, una vaga storia interpretata da nove bravi attori, tra i quali Sara Bellodi, Alessia Giangiuliani, Gaetano Callegaro, Paolo Cosenza e Stefano Annoni, lungo tre percorsi articolati in sei «visioni» che si concludono nella platea vuota del teatro nell' intento di intrecciare i fili di una impossibile trama. Pur dichiarando che tutto è realtà e tutto è finzione e quindi nulla è certo, la scena finale è la parte più debole perché risulta essere un tentativo di razionalizzare l' inconscio. Interessanti e a tratti suggestive le immagini dai tocchi surreali create nei vari micro-atti che compongono la non-storia che lo spettatore può assemblare nel proprio immaginario. Dalla prima scena in cui una madre uccide il marito che sta per assassinare il figlio paralizzato - che riuscirà a suicidarsi urlando il suo no alla vita - si passa a un' evocazione sadomaso, per poi scoprire in un successivo «atto» una ragazza , guardata a vista da un carceriere in pantaloni mimetici che si trasformerà in un maggiordomo con la testa d' asino. La giovane legata a un ceppo rimpiange l' assenza del padre e asseconda la madre in un gioco infantile. La non-storia continua con altre tessere del mosaico di rapporti intricati e malati tra padri, madri e figli. Nello spettacolo prevale la suggestione dell' immagine, del dubbio, dell' incompleto, dell' arcano di una storia tenace come un incubo, ma tutto si sgretola nel finale per il tentativo di dare un possibile quanto improbabile senso a una vicenda che ha proprio nel non averne il suo valore. Bisognava avere il coraggio di lasciare tutto in sospeso come un sogno interrotto.

Magda Poli

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 15:15

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