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UOMINI AL BUIO - regia Claudio Collovà

Uomini al buio Uomini al buio Regia Claudio Collovà

dall'Ulysses di James Joyce
Regia, scene e costumi di Claudio Collovà
Con Alessandra Luberti, Filippo Luna, Davide De Lillis
Produzione: Officine Ouragan e Compagnia Esse p.a.
Spettacolo ospitato in prima assoluta al RossoFestival di Caltanissetta diretto da Emma Dante 2009

www.Sipario.it, 12 marzo 2009

Claudio Collovà s'addentra nei labirinti dell'Ulisse di Joyce iniziando a mettere in scena il sesto episodio: quello che vede Mr Bloom scendere nell'Ade e aggirarsi in un cimitero per il funerale dell'alcolizzato Patrick Dignam morto, pare, per un colpo apoplettico, senza rendersene conto: una bella dipartita, non c'è che dire, indolore, come quella di morire nel sonno. L'episodio corrisponde all'XI Canto del poema omerico, quello incentrato su Odisseo che scendendo negli Inferi, non lontano dall'isola di Circe, interroga l'indovino Tiresia su quali saranno ancora gli ostacoli che dovrà superare per far ritorno nella sua Itaca. Un tuffo nei meandri neuronali, dipinto qui da Collovà, nello spazio del Teatro Regina Margherita di Caltanissetta, da quinte e fondali neri con al centro due tombe: una frontale, carenata tipo culla, chiaramente d'un bambino per via di due piccole ali in altorilievo, l'altra rettangolare in terra, illuminate ai lati da un nugolo di candele che ardono e fumano poste su due esili piedistalli metallici dalle fogge baroccheggianti. Due personaggi caricaturali, Filippo Luna e Davide De Lillis, in nero frac con rispettive tube in testa oltremodo oblunghe, quasi due becchini d'avanspettacolo o due eleganti spazzacamini, si muovono a passi cadenzati tutt'intorno ai simulacri funerei mentre echeggiano musiche rock dei Pink Floyd, ma anche delle sonate di Bach. Sono appiccicati l'uno all'altro, francobollati, tenendo quello dietro le ginocchia di quello davanti. Somigliano quasi a quei due personaggi del film El topo di Jodorowsky: il nano senza gambe sulle spalle dell'uomo che non ha braccia. Saltellano, si toccano, s'abbracciano, a volte emulano la marionetta di Totò, altre quella dei pupi siciliani, altre volte ancora imitano il volo di uccello. Sembrano padre e figlio, Leopold Bloom e Stephen Dedalus, il primo alla ricerca inconscia di un figlio che prenda il posto di Rudy, il suo bambino morto appena nato, il secondo bisognoso d'un padre che sia per lui il punto di riferimento delle sue inquietudini intellettuali. L'ostico romanzo di Joyce, più citato che letto, è tutto qua: un inseguimento continuo di una padre che cerca il figlio, d'un figlio che cerca il padre. Per tutto lo spettacolo ( per il quale in questa fase non è presente la figura dell'Angelo che sarà interpretato da Alessandra Luberti ) Mr Bloom, vestito da un eccellente Filippo Luna, stranito ed estraniato quanto basta, come del resto è lo stesso De Lillis,  porta agli occhi una benda nera che non gli permette di vedere nulla: agisce come un cieco, un doppio quasi di quello sconosciuto personaggio in impermeabile, individuato al cimitero dal giornalista Joe Hynes che gli ha affibbiato il nome di Mc Intosh ( che vuol dire pure impermeabile) tredicisemo in fila al funerale, un fantasma sbucato fuori dal nulla che ha il numero della Morte: un uomo, anche lui cieco, che Mr Bloom li mette in evidenza chiamandoli Uomini al buio, permettendo a Collovà di titolare così il suo primo spettacolo sull'opera di Joyce. I due uomini in frac si danno del lei ma anche del tu: ironizzano  sulla morte e su termini come decomporsi e marcire: sembrano degli Amleti che scherzano senza avere in mano il teschio di Yorick e argomentano che sarebbe meglio che le bare avessero dei buchi, delle prese d'aria per fare uscire i gas malsani, ripetendo più volte dov'è finito il funerale di quel bambino, andando infine a distendersi sulla tomba dell'amico morto fra i fumi dell'alcool.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 10:00

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