lunedì, 16 settembre, 2019
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TEATRO COMICO (IL) - regia Marco Bernardi

Il teatro comico Il teatro comico Regia Marco Bernardi

di Carlo Goldoni
regia: Marco Bernardi
scene: Gisbert Jaekel
costumi: Roberto Banci
luci: Lorenzo Carlucci
con Patrizia Milani, Carlo Simoni, Alvise Battain, Roberto Tesconi, Libero Sansavini, Alessandra Arlotti, Gianna Coletti, Alberto Fasoli, Luigi Ottoni, Maurizio Ranieri, Giovanna Rossi, Riccardo Zini
Bolzano, Teatro Comunale, novembre 2007
Roma, Teatro Ghione, dal 10 al 22 marzo 2009

Il Messaggero, 21 marzo 2009
Corriere della Sera, 30 dicembre 2007

Goldoni, il "Teatro comico" e Bernardi

Allestito per il tricentenario goldoniano alla Biennale di Venezia 2007, Il teatro comico diretto da Marco Bernardi (fino a domenica al Ghione) è un delizioso allestimento della "commedia nella commedia" di Carlo Goldoni. Ne fanno parte Carlo Simoni, nel ruolo del capocomico Orazio, e Patrizia Milani, sia primadonna "invaghita del nuovo stile" che Rosaura, e con loro un solido e divertente cast completato da Giovanna Rossi, Ricardo Zini, Roberto Tesconi, Gianna Coletti, Alessandra Arlotti, Alvise Battain, Libero Sansavini, Antonio Caldonazzi, Luigi Ottoni e Maurizio Ranieri. Ognuno interpreta se stesso e il suo personaggio nella commedia da farsi, che utilizza le maschere tradizionali, sì, ma è l'esplicito manifesto della riforma teatrale goldoniana, così esplicito che sembra scritto da un teorico per parlare della suddetta riforma. Bernardi e i suoi sfruttano al meglio tutti gli agganci - sia quelli comici, sia quelli per così dire sociali - che il testo mette a disposizione, senza sconfinare né nella macchietta né nella pedanteria. E mettono Arlecchino e Colombina su un piano ideale in cui farli incontrare con una sedicente virtuosa della musica e un poeta fallito. Sembra il migliore dei teatri possibili: quello che contamina tradizione e novità prestando orecchio, come Goldoni fa, al "nuovo buon gusto".

Paola Polidoro

Goldoni e la sua rivoluzione

La compagnia di Girolamo Medebach, per la quale Goldoni lavorava, era in un momento difficile: nessuna, o poche, novità; una delle sue colonne, «l' ottimo Pantalone D' Arbes», era partito per la Polonia. È lo stesso Goldoni a rievocare l' episodio nei Mémoires. Benché non si fosse proposto che d' abolire gli eccessi, sia linguistici sia drammaturgici, Goldoni (così dice) sapeva bene che per di nuovo catturare l' attenzione del pubblico era necessario «maravigliarlo». Ecco, allora, la sua famosa scommessa. Ecco che invece di produrre per l' anno a venire otto commedie, ne avrebbe offerte il doppio: sedici! La prima di questo manipolo dell' ardore, e ardimento, era Il teatro comico, scritta nel carnevale del 1750 e andata in scena d' estate a Milano. Non la si rappresentò quasi mai, dopo la prima apparizione, e anche nel secondo Novecento, nonostante la struttura modernista (metateatrale), non conta che poche edizioni. Le ultime due sono del ' 93, una di Scaparro e l' altra di Garella. La riproposta che ne fa Marco Bernardi per lo stabile di Bolzano è uno dei suoi spettacoli migliori: costruito sul difficile equilibrio tra fedeltà filologica e desiderio d' essere «attuale»: veloce, piacevole, altamente comunicativo. Ne Il teatro comico ci sono un mucchio di cose istruttive e divertenti. La prima è il presupposto. Goldoni vinse la sua scommessa produttiva così come i grandi navigatori italiani avevano esplorato il mondo o, prima, lo avevano reso fruttuoso i grandi banchieri. Smise di fare l' avvocato e visse di niente altro che del proprio lavoro di scrittore. Fu il primo. E fu il primo a praticare e a realizzare ciò che chiamava la naturalezza. Non più le maschere, né i caratteri. Gli italiani, dice nella stessa commedia, adorano i caratteri, li adora anche «il popolo basso». Addio, dunque, a Pantalone; addio a Brighella, a Colombina o Arlecchino. Ora, in scena, ci sono le persone vere, cioè verosimili, quegli attori lì, che dovevano (e ancora dovrebbero!) interpretare le maschere. Per voi, dice ai suoi attori il capocomico Orazio, sarà più difficile, ma ve ne verrà maggior «reputazione». Non basta. Che assurda pretesa, quella del poeta Lelio, d' essere niente altro che un astratto poeta. Così com' è, nudo e crudo, non vale niente. Per valere, dovrà calcare il palcoscenico, farsi comico egli stesso. In più, dovrà studiare. I comici, per creare, cioè per discernere, d' ora in poi dovranno studiare. Il teatro comico descrive il passaggio da un vecchio a un nuovo mondo; è, insomma, la commedia di una rivoluzione. Come in tanto teatro novecentesco, esso rappresenta gli uomini veri, di oggi, che mettono in scena i propri personaggi, gli uomini di ieri, con tutti i turbamenti, gli sconforti e le euforie che ciò comporta. Così, Goldoni tocca il tasto della paura e quello della spavalderia, ma nello spiegare come le commedie si scrivano per illuminare su i vizi umani, e come, per ciò fare, occorre che il vizio sia visto non già di prospetto, ma «di fianco», e che sia normale e giammai «scandaloso», dal capitolo sulla memoria passa a quello sull' interpretazione. Forse, come tutto il metateatro, Il teatro comico è una scatola vuota. Ma è anche un capolavoro di leggerezza ed eleganza, al quale danno vita pungente, lucente, mai stucchevole, in specie Carlo Simoni, che è Orazio, e la intimamente goldoniana (tenera, maliziosa, una delle nostre più intelligente attrici) Patrizia Milani. Il teatro comico di Carlo Goldoni/Marco Bernardi Dal 10 gennaio a Novara

Franco Cordelli

Ultima modifica il Domenica, 22 Settembre 2013 07:18

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